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Opinioni
4 Agosto 2021
14:58

La Reggia di Caserta chiusa e il prof bocconiano che si lamenta. Una storia di luoghi comuni contro il Sud

Immaginatela come un film: il professore della Bocconi va alla Reggia di Caserta, la trova chiusa e inizia su Twitter una polemica infinita contro i meridionali che non vogliono lavorare. Qualsiasi produttore di buon senso l’avrebbe rispedita al mittente e invece la realtà spesso si manifesta a noi come un film dei fratelli Vanzina.
A cura di Maria Cafagna
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Foto @reggiadicaserta / Instagram
Foto @reggiadicaserta / Instagram

Un visitatore arriva alla Reggia di Caserta e la trova chiusa, fine. Ecco, questa storia avrebbe potuto non essere una storia, o meglio sarebbe potuta essere una storia di sbadataggine come tante. E invece no, perché il visitatore in questione è adirato e ha un account Twitter con quasi ventimila follower, per cui scrive indignato taggando l’account ufficiale della Reggia: «E niente. Il Martedì la Reggia è chiusa. In agosto #ITA ».

Allo sventurato risponde prontamente il social media manager che gestisce l’account della Reggia di Caserta specificando che, come molti grandi luoghi di cultura, la struttura è chiusa un giorno della settimana per consentire lavori di restauro e conservazione che, va da sé, sono necessari per preservare un monumento storico. Inoltre l’account della Reggia suggerisce all’incauto visitatore alcuni luoghi nelle vicinanze magari meno noti, ma altrettanto belli in modo che, se fosse venuto a Caserta apposta, avrebbe potuto impiegare il tempo così, e magari tornare il giorno dopo.

La storia, ancora una volta, sarebbe potuta finire qui. Sarà capitato anche a voi di presentarvi a un museo, ma anche a un ristorante e accorgervi troppo tardi che quello era il giorno di riposo. Succede, suvvia, non bisogna vergognarsi. Certo, magari può partire qualche maledizione verso se stessi o verso il posto che volevamo visitare o quello dovevo volevamo pranzare e tutto finisce lì. Qualcuno particolarmente zelante può inveire sui social e, accortosi dell’errore, se ne torna a casa con le pive nel sacco. Del resto basterebbe usare una delle tantissime possibilità che il web ci offre per accertarsi se il posto dove vogliamo andare è aperto o chiuso, se presenta ingressi contingentati, se bisogna prenotare con largo anticipo, cose così.

Ma, dicevamo, non è questo il caso.

Tommaso Monacelli, questo il nome del visitatore sbadato, ha un curriculum di tutto rispetto: ha conseguito un Phd all’Università di New York, ha lavorato molti anni negli Stati Uniti e oggi è professore ordinario di Economia presso l’Università Bocconi di Milano, la stessa dove ha conseguito la laurea. Ha anche un discreto seguito su Twitter con più di 18mila account che lo seguono e che hanno assistito negli scorsi giorni a questo botta e risposta tra lui, l’account della Reggia di Caserta e decine di persone che sono intervenute nella discussione che è proseguita per più di 24 ore.

Il professore, infatti, ha tenuto il punto: in un paese come l’Italia, specie dopo l’emergenza Covid, è impensabile tenere chiusi monumenti e musei, soprattutto nel mese di agosto. A poco sono valse le tante segnalazioni fatte a Monacelli di musei, gallerie, pinacoteche e siti archeologici che osservano un giorno di riposo, uno fra tutti il Louvre che, come la Reggia di Caserta, chiude proprio il martedì.

Molte persone, tra il serio e il faceto, hanno fatto notare al docente bocconiano quanto i suoi commenti fossero fuori luogo, specie perché infarciti di luoghi comuni verso il sud e le persone meridionali. Uno dei retweet di Monacelli infatti dice: «a me basta pensare che quasi tutti paragonano la reggia ai musei (e non ad altri palazzi). Peraltro a Versailles il lunedì chiude solo il palazzo: i giardini mai. ma lì sono a Caserta e la sanno più lunga.  il meridione non ha speranza». Non è l’unico commento di questo tenore condiviso da Monacelli, che ha continuato per buona parte della giornata a ribattere con argomenti abbastanza pretestuosi a persone che avanzavano osservazioni più che ragionevoli.

L’account ufficiale della Reggia di Caserta ha poi mostrato le immagini di alcuni dei lavori di restauro e manutenzione che vengono effettuati nei giorni di chiusura che, com’è del tutto evidente, privano forse qualche guida e qualche turista del piacere della visita ma danno lavoro a restauratrici, restauratori e a tutto il personale che in quei giorni è impiegato in altre mansioni.

Molte persone potrebbero liquidare questa storia come una sciocca polemica nata e morta su Twitter, ma spesso queste discussioni catalizzano sentimenti e malumori.

I luoghi comuni verso i meridionali sono duri a morire, come dimostrano i tantissimi articoli sugli imprenditori che non trovano personale a causa del Reddito di Cittadinanza. Articoli che non mancano di sottolineare che la maggior parte degli aventi diritto si trovano al Sud. Chi pensa che da Roma in giù, capitale compresa, ci sia una manica di lazzaroni che ama stare sul divano a vedere la televisione anziché lavorare, si appiglia a qualsiasi cosa pur di vedere confermato questo suo preconcetto. Anche negare l’evidenza.

Accantonati gli anni della Lega di Bossi, sembra che questi stereotipi siano spariti, ma in realtà si trovano sotto il tappeto, pronti a venir fuori quando meno te l’aspetti in tutta la sua inverosimile spietatezza. Rileggendo il botta e risposta che ha visto protagonista Monacelli, sembrava di essere in un film di Checco Zalone o nella saga di ‘Benvenuti al Sud'.

Immaginate un film che racconta un professore della Bocconi che va alla Reggia di Caserta, la trova chiusa e inizia una polemica infinita contro i meridionali che non vogliono lavorare. Qualsiasi produttore di buon senso l’avrebbe rispedita al mittente e invece la realtà spesso si manifesta a noi come un film dei fratelli Vanzina.

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Maria Cafagna è nata in Argentina ed è cresciuta in Puglia. È stata analista di TvTalk e oggi lavora come consulte politica e per la televisione. Vive e lavora a Roma.
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