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Provole affumicate bruciando rifiuti, nei guai caseificio in Penisola Sorrentina

I carabinieri hanno sequestrato i latticini e le attrezzature. Le provole venivano affumicate col fumo proveniente da rifiuti combusti e scarti di produzione.
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A cura di Pierluigi Frattasi
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Affumicava le provole bruciando rifiuti e scarti di produzione. Nei guai il titolare di un caseificio di Vico Equense, in Penisola Sorrentina. L'imprenditore, un 40enne del posto, è finito nel mirino dei carabinieri che hanno anche sequestrato i prodotti alimentari e le attrezzature utilizzate per la loro lavorazione. L'operazione è stata condotta dai militari dell'Arma, appartenenti al Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale di Napoli.

Le provole affumicate col fumo proveniente da rifiuti combusti e scarti di produzione

Gli investigatori hanno scoperto che i prelibati latticini venivano affumicati mediante la combustione dei rifiuti. L'azienda, in pratica, secondo le prime ricostruzioni, affumicava i prodotti caseari mediante l'utilizzo di fumo proveniente da rifiuti combusti e scarti di produzione. Si tratta di una pratica illegale che comporta gravi rischi per la salute dei consumatori. Senza contare l'impatto sull'immagine di tutta la filiera della produzione casearia che in Campania ha fatto un lavoro enorme per vedere certificati e tutelati i prodotti di alta qualità, come provole, mozzarelle e altri formaggi, dal Provolone del Monaco, alla treccia e al fior di latte sorrentini e dei Monti Lattari.

I controlli dei carabinieri sui prodotti alimentari

I carabinieri sono impegnati costantemente nei controlli sui prodotti alimentari, compresi i marchi Dop. Nel caso specifico di Vico Equense, il titolare dell'azienda, un 40 enne del posto, è stato denunciato e i carabinieri hanno posto sotto sequestro i prodotti alimentari e le relative attrezzature. Solo ieri, invece, a Gragnano e Castellammare di Stabia, sempre nella zona della Penisola Sorrentina, i carabinieri e l'ispettorato del lavoro hanno scoperto in due caseifici lavoratori in nero, mozzarelle e scamorze prodotte in un laboratorio simile a un tugurio, litri olio, chili di pane e di insaccati sequestrati. Il tutto era partito da un controllo su eventuali scarichi illeciti nel fiume Sarno.

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