Policlinico Federico II, l’ambulatorio di Diabetologia è un forno: “Qui non si respira”

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Nell’ambulatorio di Diabetologia del Policlinico Federico II un paziente di 42 anni ha chiesto di essere portato via. La denuncia della madre.

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Una stanza piccola, l'aria che manca, decine di persone fragili ad aspettare il proprio turno sotto il caldo di agosto. È lo scenario descritto da una madre napoletana in una lettera a Fanpage, che qualche mattina fa ha accompagnato il figlio, S. L., 42 anni, all'ambulatorio di Diabetologia del Policlinico Federico II di Napoli. Un appuntamento atteso che si è trasformato in un momento di disagio profondo.

L'ultraquarantenne ha importanti problemi fisici e aveva finalmente ottenuto la visita che aspettava. Ma la sala d'attesa, secondo il racconto della madre, non offriva né aria condizionata né una ventilazione sufficiente per pazienti che si trovano lì proprio perché malati e bisognosi di assistenza. A un certo punto, il figlio le ha detto: «Portatemi via, non mi sento respirare».

Parole che, scrive la donna in un lungo sfogo condiviso pubblicamente, «una madre non dovrebbe mai essere costretta ad ascoltare in un luogo dove il proprio figlio è andato per essere curato». La donna, «una mamma ultra settantenne» con problemi di salute a sua volta, racconta di aver pianto in silenzio davanti a quella scena: «Com'è possibile che in una struttura sanitaria, dove arrivano persone fragili e malate, non siano garantite condizioni ambientali adeguate e dignitose?».

Nel suo racconto non c'è una richiesta di trattamenti privilegiati, ma una domanda diretta rivolta a chi gestisce la struttura: «Non sto chiedendo privilegi. Non sto chiedendo trattamenti speciali. Sto chiedendo rispetto». Rispetto, scrive, «per i pazienti», «per le persone fragili», «per gli anziani», «per chi li accompagna» e «anche per gli operatori sanitari che lavorano in condizioni che non dovrebbero essere accettabili».

La vicenda arriva in un'estate in cui il tema del caldo negli ambienti sanitari e assistenziali torna periodicamente alla ribalta, tra liste d'attesa lunghe e carenze strutturali segnalate da pazienti e operatori in diverse strutture della regione. Per la madre di S. L., però, il punto non riguarda le difficoltà organizzative in astratto: «I tagli alla sanità, le attese interminabili e le difficoltà organizzative non possono diventare una giustificazione per dimenticare una cosa fondamentale: chi entra in un ospedale è prima di tutto una persona». E aggiunge: «Una persona malata ha diritto a essere curata in condizioni sicure, dignitose e rispettose». La donna chiude il suo appello chiedendo che «chi ha la responsabilità di questa situazione intervenga», non solo per il figlio ma «per tutti quei pazienti che ogni giorno, in silenzio, affrontano difficoltà che non dovrebbero essere costretti a sopportare».

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