I dati sui ritardi della Circumvesuviana secondo l’Antitrust sono più ottimistici della realtà
Le cinque paginette con la firma di Saverio Valentino, il nuovo presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato e che demoliscono l'Eav, l'azienda regionale dei trasporti che gestisce la Circumvesuviana, sono anche un conto alla rovescia: entro trenta giorni l'Authority si attende risposte dalla Regione Campania. «A settembre l'Antitrust le avrà», spiegano dall'assessorato ai Trasporti guidato da Mario Casillo. Si tratterà di spiegare all'Ente garante del libero mercato quali sono le iniziative che ha intrapreso il nuovo manager dell'Ente Autonomo Volturno, Pietro Diamantini, arrivato in estate, dopo undici anni di gestione di Umberto de Gregorio, per molti anni peraltro nel doppio ruolo di presidente e direttore generale.
L'Antitrust scrive di Eav e pone l'accento su fatti noti: insoddisfazione degli utenti, aumento del costo del biglietto, calo del numero di utenti. In una parola: inefficienza. Leggendo nelle pieghe del documento, emergono anche aspetti molto interessanti: nella relazione l'Autorità smonta l'apparente «normalità» dei dati sui ritardi dei treni, diffusi da Eav.
La questione degli orari di Eav nel dossier Antitrust
Il punto di partenza sono i numeri ufficiali: nel 2025 la Circumvesuviana ha registrato un ritardo medio di oltre 5 minuti, calcolato come rapporto tra il totale dei minuti di ritardo alle stazioni di destino e il totale dei treni effettuati. Il 44,3% dei treni ha accumulato più di 5 minuti di ritardo, il 6,3% oltre 15 minuti. Sulle linee suburbane va anche peggio: ritardo medio oltre 6,5 minuti, con il 57,8% dei treni oltre i 5 minuti e un impressionante 99,9% oltre i 15 minuti.
L'Antitrust, però, avverte che questi dati potrebbero addirittura sottostimare il disagio reale degli utenti, per due ragioni che vale la pena spiegare. La prima riguarda la fascia oraria. I dati aggregano tutti i treni della giornata senza distinguere tra corse in «ora di punta» e corse in «ora di morbida». Ma è del tutto plausibile, spiega l'Antitrust, che i ritardi si concentrino proprio nelle ore di maggiore affluenza: più persone da far salire e scendere significa tempi di sosta più lunghi in stazione, e l'effetto si amplifica a catena, un «effetto domino» lungo la linea.
A complicare ulteriormente le cose c'è l'effetto «collo di bottiglia» nei tratti a binario unico, molto diffusi sulla rete della Circumvesuviana, dove un ritardo accumulato da un convoglio si ripercuote facilmente su quelli in senso opposto. Risultato? Chi viaggia negli orari di punta, parliamo della maggioranza dei pendolari, gente che usa la Circum per andare al lavoro o a scuola, probabilmente sperimenta ritardi peggiori della media riportata.
La seconda questione riguarda il punto di misurazione. Già, perché le statistiche Eav calcolano il ritardo soltanto all'arrivo nella stazione di destinazione finale della corsa. Non misurano invece cosa succede nelle stazioni intermedie, che sono spesso le più frequentate: nodi di interscambio, o i punti della rete dove il binario unico costringe i treni ad attendere l'incrocio. È lì, nota implicitamente l'Antitrust, che si concentrano probabilmente i disagi più acuti per chi sale e scende lungo il percorso, ma quei numeri restano fuori dalla contabilità ufficiale. Concludendo: i dati, già negativi, diffusi da Eav per il 2025 potrebbero rappresentare, secondo l'Autorità, una fotografia persino ottimistica della realtà di un servizio ormai da quattro anni definito nel rapporto "Pendolaria" di Legambiente «la peggior ferrovia d'Italia».
È il sindacato Usb, per bocca di Marco Sansone dell'esecutivo confederale campano, a intervenire: «Per anni noi di Usb siamo stati etichettati come pazzi con cui non si voleva dialogare, oggi pure l'Antitrust boccia la gestione degli ultimi undici anni della partecipata della Regione Campania – dice -. Il giudizio negativo da parte degli organi di controllo, evidenzia come una posizione più accorta, meno disponibile ad accettare tutto e più conflittuale come quella della Usb, non solo ha motivazioni oggettive, ma si rende anche necessaria in un contesto sempre più orientato alla privatizzazione dei servizi, anche di quelli minimi essenziali, ed allo spreco di denaro pubblico».