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21 Giugno 2021
17:01

Pistola contro l’ambulanza a Napoli, parla l’autista: “Nemmeno in guerra si spara sulla Croce Rossa”

Raffaele Tenizio è l’autista dell’ambulanza della Croce Rossa che, il 19 giugno, è stata assaltata da un gruppo di giovani armati di pistola. Raggiunto da Fanpage.it, l’operatore sanitario racconta i momenti terribili di quella notte e lancia l’allarme: per bloccare episodi del genere è necessario che venga riconosciuto lo status di pubblico ufficiale.
A cura di Nico Falco
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Immagine di repertorio
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"Mi sento arrabbiato, amareggiato. Nemmeno in guerra si spara sulla Croce Rossa. A Napoli abbiamo oltrepassato anche questo. Usciamo per salvare vite e ci ritroviamo a rischiare la nostra". Raggiunto da Fanpage.it, si sfoga così Raffaele Tenizio, l'autista del 118 protagonista suo malgrado di uno degli episodi più gravi avvenuti a Napoli ai danni dei sanitari: davanti alla caserma dei carabinieri, nella notte del 19 giugno, un'ambulanza è stata assaltata da alcuni giovani armati di pistola che volevano raggiungere due ragazzi che erano all'interno. La situazione non è precipitata solo grazie alla prontezza di riflessi di Raffaele, che nel vedere l'arma ha subito accelerato ed è riuscito a seminare gli scooter che lo inseguivano, per rifugiarsi all'interno del Cardarelli.

Signor Tenizio, cosa è successo quella notte?

Era l'una e un quarto, la Centrale Operativa ci ha segnalato una persona a terra, insanguinata, dopo una rissa in strada in piazza Quattro Giornate, al Vomero. Siamo partiti e ci siamo diretti verso il punto indicato e, davanti alla caserma dei carabinieri, ci sono venuti incontro due ragazzi, feriti. Li ho fatti salire nel mezzo di soccorso e sono andato personalmente dai carabinieri, a cui i ragazzi stavano chiedendo aiuto; il piantone mi ha risposto che di lì a poco sarebbe arrivata una pattuglia. Sono quindi tornato in ambulanza e ho bloccato le sicure, trattandosi di vittime di aggressione.

Poi, però, sono arrivati degli altri giovani.

Si sono avvicinati due ragazzi, che hanno detto di essere amici dei feriti. Io non li ho fatti salire ma uno dei ragazzi nel mezzo li ha riconosciuti e ha sbloccato il portellone dall'interno. L'assalto è avvenuto proprio in quel momento: altri giovani sono spuntati dal nulla e hanno cominciato a colpire l'ambulanza con le mazze. Ho messo in moto e ho visto, dallo specchietto laterale, uno di loro che si è avvicinato al portellone e ha infilato nel finestrino un braccio armato di pistola. In quel momento ho fatto l'unica cosa che potevo: ho ingranato la marcia e mi sono allontanato.

Ci sono stati dei colpi di pistola?

Non hanno sparato, ma il rischio era altissimo: nel mezzo di soccorso abbiamo l'ossigeno, una pallottola avrebbe potuto provocare una esplosione. Alcuni ragazzi ci hanno inseguito in scooter ma sono riuscito a distanziarli e a entrare nel Cardarelli, dove abbiamo aspettato la Polizia, a cui abbiamo raccontato tutto.

È la prima volta che subisce un'aggressione armata?

Non è il primo caso, ma è la prima volta che vedo addirittura una pistola. Nemmeno in guerra si spara sulla Croce Rossa, a Napoli abbiamo oltrepassato anche questo. Assaltare un mezzo di soccorso, danneggiarlo, significa bloccare una postazione, tenere ferma l'ambulanza per le riparazioni e anche l'equipaggio che poi deve rilasciare le dichiarazioni. Io non capisco come si possa fare una cosa del genere quando è evidente che quell'ambulanza può servire ad altre persone che ne hanno bisogno.

Secondo lei cosa si potrebbe fare per prevenire questi episodi?

Dobbiamo essere messi in condizione di operare in sicurezza. Per gli interventi a rischio dovrebbero arrivare prima le forze dell'ordine e successivamente noi, non il contrario, anche se ormai certi non si fermano davanti a nulla, tanto che questa aggressione è avvenuta proprio davanti a una caserma dei carabinieri.

Ed è necessario che ci riconoscano lo status di pubblico ufficiale, che servirebbe da deterrente per le aggressioni. Purtroppo oggi tante aggressioni non vengono nemmeno denunciate perché significherebbe esporsi in prima persona e farsi carico di tutte le spese, a partire da quelle per l'avvocato. Questo fa sì che molti colleghi omettano di presentare denuncia e così si lascia campo libero a certa gente.

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