Non diamo la colpa al degrado, per favore. Non stavolta. Ciro Migliore e Paola Gaglione, coinvolti nel sinistro stradale nel quale ha perso la vita Paola e provocato da Michele Gaglione, suo fratello, sono stati vittima di un’aggressione che è l’esito estremo di una persecuzione legata alla loro relazione sentimentale.

Sono stati inseguiti e mandati fuori strada con lo scooter nell’ulteriore, estremo tentativo d'indurre, per sfinimento, violenza e minaccia, la fine di una storia che durava ormai da tre anni. Perché Ciro Migliore, nato Cira e cresciuto al Parco Verde di Caivano, comune dell’hinterland tristemente noto alle cronache gli omicidi del rione Parco Verde, è un ragazzo trans e per questo motivo, come ammesso dallo stesso Gaglione agli inquirenti, non era adatto a sua sorella. Come scrive il GIP, Michele “desiderava un rapporto ‘normale’ per la sorella”.  Il punto è proprio questo.

Non puntiamo il dito contro la criminalità, l’abbandono, l’abusivismo, il traffico di droga, la dispersione scolastica e tutto il carosello di atavici problemi di quel deserto di provincia. Non rivanghiamo fatti di cronaca – come la morte di Fortuna Loffredo e Antonio Giglio – che nulla hanno a che vedere con quello che è successo giovedì scorso ad Acerra. Servirebbe solo a deviare l’attenzione ancora una volta dal cuore della questione. La morte di Paola Gaglione, per la quale è imputato con il reato di omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi, che la legge lo riconosca o no, è un crimine d’odio legato alla ‘relazione affettiva’ (così viene definita dallo stesso magistrato che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare) tra Paola e Ciro.

Non è una peculiarità di Caivano e sicuramente non del Parco del Verde, dove, se proprio dobbiamo dirla tutta, non vale alcun codice che non sia quello della sopravvivenza. Questo crimine, che forse omicidio non doveva essere, ma che è stato comunque il risultato di un comportamento violento e pericoloso del Gaglione (che avrebbe potuto nuocere ad altre persone), non è un crimine territoriale. Dobbiamo ricordarcelo. dobbiamo ripetercelo come un mantra, perché fin quando contestualizzeremo questi fatti in ‘territori degradati’ troveremo una giustificazione (fasulla, peraltro) per queste derive.

Tutta la famiglia (e non anche una fetta della cosiddetta comunità) erano contro Paola e Ciro. Tanto che quest'ultimo ha raccontato di essere stato già minacciato prima di quella sera da Michele Gaglione che gli aveva promesso: "se non lasci stare mia sorella ti taglio la testa e ti ammazzo". Minacce ripetute la sera della morte della ragazza, quando nel corso di quello scellerato inseguimento gli ha urlato "fermati ti devo uccidere!". Cosa avrebbe fatto se nell’incidente non fosse morta Paola? Si sarebbe ‘limitato’ a pestare Ciro, come stava facendo prima di notare il corpo esanime di sua sorella? Lo avrebbe lasciato andare dopo quella ‘lezione’? Avrebbe convinto la sorella, maggiorenne e libera, a tornare a casa con lui? Come sarebbe andata a finire?

Non sarei qui a scriverne se i fatti non si fossero conclusi in con un delitto, ma siamo certi che l’ostilità sarebbe finita? Che non Paola e Ciro non sarebbero state vittime di altre aggressioni, minacce, agguati? E come li avremmo chiamati? Come avremmo chiamato quest'ostilità per una relazione vissuta come ‘anormale'? Non contestualizziamo, non facciamolo. Perderemmo il focus di una questione molto più dolorosa e profonda che riguarda il rispetto per le scelte individuali, la libertà personale, la violenza di genere. È vero, è successo in una provincia scollegata dal mondo dove occupazione, futuro, legalità, sono parole poco praticate. Ma non derubricatelo a episodio di degrado. Fatelo per Paola e Ciro, ora che gli è stato tolto l'amore, gli resta solo la verità.