Una folle corsa da Caivano ad Acerra, coi due scooter che procedevano affiancati tanto da sembrare, nelle telecamere, un unico mezzo. Sul primo, un Sh 300, c'erano Ciro Migliore e la fidanzata, Maria Paola Gaglione, sull'altro, una moto Honda Adv, c'era il fratello di lei, Michele Antonio Gaglione, tutti residenti nel Parco Verde di Caivano. Un inseguimento in cui il ragazzo ha tentato più volte di fermare lo scooter, fino alla curva di via degli Etruschi, dove l'Sh è rovinato al lato della strada. Maria Paola è morta sul colpo, Ciro si è spaccato un braccio. Per i giudici non importa se lo scooter sia caduto per l'ultimo calcio o nel tentativo di fuggire, a causare quell'incidente è stato l'inseguimento e i tentativi continui del ragazzo di fermare, con la violenza, i due fidanzati in fuga. È la ricostruzione contenuta nell'ordinanza di convalida dell'arresto per Michele Gaglione, attualmente detenuto con l'accusa di omicidio preterintenzionale.

L'incidente in cui è morta Maria Paola Gaglione

La tragedia è avvenuta nella notte dell'11 settembre scorso, in via degli Etruschi, la cosiddetta Palmentella, ad Acerra, in provincia di Napoli. All'arrivo dei carabinieri di Acerra, all'altezza del civico 151 c'erano due scooter. Uno, l'Honda Adv, era fermo sul cavalletto sul lato destro. Sul lato sinistro, fra le erbacce di un campo, l'Sh. E, a pochi metri, il corpo senza vita di Maria Paola Gaglione: cadendo aveva sbattuto contro un tubo di irrigazione, l'impatto le è stato fatale.

A raccontare quello che era successo è stato lo stesso Michele Gaglione, come si ricostruisce nell'ordinanza. Ha riferito ai carabinieri che la ragazza morta era sua sorella, che era in scooter con un'altra ragazza e che lui le aveva inseguite per dimostrare la contrarietà alla loro relazione; durante la corsa, aveva aggiunto, la giovane alla guida aveva perso il controllo ed era finita nel campo. "L'altra ragazza" era Ciro Migliore. Transessuale, in transizione da donna a uomo (per questo nell'ordinanza viene indicato ancora il nome al femminile, ovvero quello anagrafico). Ed è proprio questo il motivo per cui il ragazzo era contrario a quella relazione, che andava avanti da quasi tre anni.

La richiesta di aiuto a una casa vicina

Mentre i carabinieri ascoltavano Michele Gaglione, Ciro Migliore era andato a chiedere aiuto. Lo racconta un uomo, che quella notte si trovava in casa di amici ad Acerra. Intorno all'1:30, spiega, un ragazzo ha suonato con insistenza al citofono, dicendo di essere rimasto coinvolto in un incidente stradale e di essersi fatto male al braccio. L'uomo ha visto in lontananza i lampeggianti delle ambulanze e delle forze dell'ordine, è sceso, ha cercato di soccorrere "questo tizio" facendolo stendere a terra e ha chiamato il 112.

Ciro ha raccontato anche a lui di essere scappato in scooter da Caivano e di essere stato più volte speronato dal fratello della fidanzata, che li aveva inseguiti e aveva cercato di farli fermare prendendo a calci l'Sh e tagliando la strada, fino alla curva dove, dopo l'ennesimo calcio, c'è stato l'incidente. Ha raccontato anche quello che è successo subito dopo: mentre Maria Paola era a terra immobile, Michele gli si è avventato contro e lo ha picchiato. Solo dopo, accorgendosi che la sorella non dava segni di vita, ha chiamato i genitori e il 112.

Le minacce per interrompere la relazione

Ciro ha successivamente confermato le dichiarazioni ai carabinieri. Ascoltato nella clinica Villa dei Fiori, dove è stato ricoverato per la ferita al braccio, ha raccontato di quella relazione che andava avanti da ormai quasi tre anni, fortemente osteggiata dalla famiglia di Maria Paola, con cui la ragazza non aveva più contatti da un mese, e che a luglio scorso c'erano state anche delle minacce. Il 13 luglio, ha riferito, Michele Gaglione era andato a casa sua e gli aveva detto: "Se non lasci stare mia sorella, io ti taglio la testa e ti ammazzo".

Sulle minacce ci sono in corso ulteriori accertamenti: risulta infatti che alcuni parenti della ragazza fossero vicini ad ambienti di criminalità organizzata e ora gli inquirenti vogliono capire se a Ciro in questi mesi fossero arrivati altri "avvertimenti".

La notte dell'incidente, ha proseguito Ciro, probabilmente Michele li ha aspettati in via Fratelli Rosselli, a Caivano, la strada che sapeva che avrebbero percorso per andare ad Acerra, dove la coppia era ospite da una parente del ragazzo. Per tutta la durata dell'inseguimento Maria Paola aveva cercato di calmare il fratello, dicendogli di smettere di inseguirli e di prendere a calci l'Sh perché così facendo stava mettendo in pericolo entrambe.

"Ricordo di avere ricevuto un ultimo violento calcio sul lato sinistro del motorino – ha detto Ciro – e purtroppo tale azione coincideva con la percorrenza di una curva a destra nella quale in ragione del colpo subito ho perso il controllo del motociclo finendo al margine sinistro alla strada e rovinando al suolo assieme a Maria Paola. Io sono riuscito a rialzarmi ma sono stato raggiunto da Michele che mi sferrava due pugni al volo e un calcio e poi andava verso la sorella che era riversa nell'erba. Temendo per la mia incolumità ho iniziato a correre e ho bussato alla prima abitazione che ho trovato".

Il fratello di Maria Paola accusato di omicidio preterintenzionale

Gli investigatori hanno rilevato sulla scocca dell'Sh di Ciro Gaglione dei segni compatibili con calci e con le scarpe indossate da Michele Gaglione, confermando questa parte del racconto. Resta, invece, non chiaro se a causare l'incidente sia stato proprio uno di questi colpi. Secondo Ciro, decisamente si: ha detto di aver perso il controllo in seguito all'ennesimo calcio. Al contrario Michele Gaglione, pur ammettendo di aver colpito più volte lo scooter, ha riferito di non aver causato l'incidente in quanto, quando lo scooter è caduto, lui si trovava più indietro.

Una differenza che il gip di Nola, nell'ordinanza di convalida, ha ritenuto ininfluente: "poco conta che il Gaglione abbia o meno sferrato il colpo "fatale" con il piede sullo scooter – si legge nell'ordinanza – perché è indubbio, come peraltro ammesso dall'indagato, che lo stesso teneva una condotta di guida pericolosa, inseguendole con una moto più potente, riuscendo più volte ad affiancarle per tagliargli la strada e colpendo lo scooter". Quindi, "è indubbio che una tale condotta si rivelava pericolosa ed idonea alla perdita di controllo dello scooter da parte della Migliore, specialmente in virtù del fatto che si ripeteva diverse volte durante la corsa".

Oltre all'omicidio preterintenzionale con l'aggravante dei futili motivi, il giudice Fortuna Basile ha confermato per Michele Antonio Gaglione anche l'accusa di lesioni nei confronti di Ciro, in quanto, come raccontato dal ragazzo e come confermato dall'imputato, subito dopo l'incidente lo ha colpito con pugni e calci. Per Michele Gaglione è stata decisa la custodia in carcere. Gli avvocati Domenico Paolella e Giovanni Cantelli, suoi legali, hanno annunciato che faranno ricorso al Tribunale del Riesame.