Parla dal letto d'ospedale Ciro Migliore, compagno di Maria Paola Gaglione, morta a Caivano al Parco Verde dopo essere stata speronata dal fratello Antonio Michele Gaglione – che non accettava la relazione tra la sorella e un uomo trans. La situazione è tesa: per tutto il giorno la clinica Villa dei Fiori di Acerra è stata assediata dai giornalisti e prima di parlare Ciro ha atteso a lungo per riflettere su cosa e come dirlo. Si è presentato ai cronisti in pantaloncino, su una sedia a rotelle, con il braccio fasciato, stanco, provato emotivamente e fisicamente ma al tempo stesso con la voglia di ristabilire i fatti.

Proprio poco prima Michele, il fratello di Paola,  difeso dall'avvocato Domenico Paolella, è stato interrogato per due ore. È indagato per  omicidio preterintenzionale con l'aggravante dei futili e abbietti motivi. È stato disposto l'esame autoptico sul corpo della vittima. Il gip nel pomeriggio ha deciso per Michele di confermare la custodia cautelare in carcere ipotizzando la sussistenza del pericolo di fuga e di reiterazione del reato.

Ciro parla e racconta la sua versione. Dice due cose importanti. La prima è l'atto d'accusa nei confronti di Michele Gaglione: «Voleva uccidermi, mi ha minacciato e non era la prima volta». Poi conferma il carattere dell'aggressione: la famiglia Gaglione era contraria alla relazione tra Maria Paola e Ciro, ragazzo trans che ha davanti a sé un percorso per affermare la sua identità, che nel suo animo è già chiara. Una condizione che secondo Ciro Migliore era inaccettabile per la famiglia di Maria Paola:

"Michele quella sera lo abbiamo incontrato per caso, me lo sono trovato dietro con lo scooter. Tra di noi c'erano state discussioni precedenti. Si è presentato sotto casa mia mi voleva ‘togliere la testa' c'era mia madre e può confermare. Ha detto che mi ammazzava, che non dovevo stare con sua sorella. Preferiva che la sorella morisse pur di farla stare con me. Anche la mamma (di Paola ndr.) diceva così. Perché eravamo due femmine, diceva lei. Sul motorino diceva t'aggia taglia' ‘a capa, ti devo tagliare la testa. La prma minaccia era il 13 luglio, io e Paola dovevamo scappare insieme dovevamo venire a vivere ad Acerra. Loro lo hanno saputo vedendo sul suo telefono, l'hanno picchiata e sono venuti anche sotto casa mia, il fratello e il padre, quella sera  del 13 luglio, io no sono uscito da casa". Non è vero che diceva di voler parlare, lui pensava solo a me, pensava di volermi uccidere. Non è stato un incidente. Lui mi ha spinto più di una volta, sono sbandato con, lo scooter e sono caduto. Quella scena  è un incubo.

Ciro risponde anche alla domanda dei cronisti sulla sua condizione di transizione e su come si sente ora che ha perso la compagna con la quale progettava di iniziare una nuova vita nel vicino comune di Acerra, con l'appoggio della sua famiglia e di alcuni amici:

Voglio che mi chiamino Ciro, io sono Ciro. E io sono sempre il fidanzato di Paola anche se non c'è più.
Il 13 settembre 2017 noi ci siamo messi insieme. Noi eravamo amici poi abbiamo capito che era un amore non più una amicizia. Noi ci guardavamo e lei mi ha detto che mi amava. Per cambiare la mentalità di certa gente io non so cosa si può fare, non so come spiegare. La mia famiglia mi vuole bene per quello che sono, non ce la faccio più.

Doveva succedere a tutte e due. Io la voglio vedere per l'ultima volta a Maria Paola.

Le condizioni di salute di Ciro Migliore

Michele oltre all'omicidio preterintenzionale della sorella, aggravato dai futili motivi, è accusato di lesioni nei confronti di Ciro,poiché ha confermato di essersi scagliato contro Ciro dopo la tragica caduta dallo scooter e di averlo colpito.  Ciro resta ricoverato nella clinica Villa dei Fiori di Acerra, con una frattura dell'avambraccio e lesioni sul corpo; le sue condizioni sono in miglioramento e potrebbe essere dimesso nei prossimi giorni.

(testo raccolto con la collaborazione di Peppe Pace)