"E parlerà, racconterà tutte le cose che ci siamo giurati da bambini nella società". Comincia così la nuova canzone del neomelodico Daniele De Martino, 26enne siciliano molto noto a Napoli e di recente anche ospite nel programma "Felicissima sera" condotto dai comici Pio e Amedeo sulle reti Mediaset. Il brano è stato pubblicato su Youtube il 13 maggio e ha già superato le 45mila visualizzazioni. E non lascia adito a equivoci: è palesemente un inno contro i collaboratori di giustizia e dalla parte di chi, al contrario, sconta il carcere "con dignità".

Storia vecchia, quella delle canzoni che inneggiano alla malavita organizzata, con applausi per gli "uomini d'onore" e sdegno per gli "infami", o anche solo per mitizzare la figura del boss, come moderni menestrelli; quest'ultimo è il caso della canzone "‘O capoclan", che due anni fa ha portato alla condanna per l'ex neomelodico Nello Liberti, accusato di istigazione a delinquere, o per la famosissima "Nu latitante", in cui Gianni Celeste canta la sofferenza di un boss costretto alla latitanza che non può restare con la famiglia.

"Si nu pentito", la canzone contro i collaboratori di giustizia

Camorra, mafie, agguati e vendette facevano già parte degli argomenti del repertorio di De Martino, che già nel 2019 era finito nel polverone quando era stato invitato a cantare ad una sagra ad Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari: era il 2019 e il sindaco Davide Carlucci aveva sospeso il patrocinio morale alla manifestazione e chiesto di eliminare dei brani troppo espliciti dalla scaletta.

Daniele De Martino con Francesco D’Aleo nella trasmissione Felicissima Sera
in foto: Daniele De Martino con Francesco D’Aleo nella trasmissione Felicissima Sera

Il riferimento nella nuova canzone di De Martino è chiaro già dalle prime parole: "società" è infatti il termine che spesso viene utilizzato, al pari di "sistema", che gli affiliati usano per definire il clan o la ‘ndrina della ‘ndrangheta. A sgomberare ogni dubbio, il resto del testo. "Un vecchio amico te lo dice col cuore – prosegue la canzone, in dialetto – che sei infame e non vali più niente. Sei un pentito, ci hai tradito, non vali niente, sei lo scuorno (la vergogna, ndr) della gente. Sei un pentito, uomo fallito, hai dimenticato gli amici, sei fuoco di montagna". L'ultima espressione si riferisce alla lava vulcanica e quindi intende proprio la pericolosità di chi, prima sodale e complice, poi si è rivelato un nemico.

"Quando eri libero ti atteggiavi, poi quando ti hanno rinchiuso ti è mancata l'aria, hai avuto paura delle squadre avversarie e così ti è venuta questa bella idea di fare il pentito. Ci hai tradito, ora sei stipendiato senza commettere reati". E, ancora, "quanti nomi che stanno scrivendo, i mandati di cattura già stanno partendo", fino alla minaccia: "non ti scordare, che pure tra 100 anni ti posso trovare". In conclusione, quello che appare come un plauso per chi, invece, sceglie di non collaborare con la giustizia: "Con onore e dignità voi restate là, perché ‘o carcere v'o sapite fa‘".

Borrelli: "Presto legge contro apologia della camorra"

"La canzone segna l'ennesima pagina vergognosa realizzata da alcuni artisti che inneggiano alla mentalità camorrista del clan esaltandone i codici criminali – commenta il consigliere regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli – più che espliciti i messaggi, che indicano come infame chi collabora con le forze dell'ordine e minacciano anche ritorsioni nei confronti di chi ha fatto i nomi dei complici. Proseguiremo nel portare avanti la proposta di legge di iniziativa regionale per introdurre il reato di apologia della mafia e della camorra".