Napoli, 80enne rischia la vita per grave malattia all’aorta: salvato con nuova tecnica cardiaca
All'Ospedale Monaldi di Napoli le patologie complesse dell'aorta ora si possono curare con una nuova tecnica di perfusione sistemica attraverso la macchina cuore-polmoni, che non richiede l'ibernazione. Negli scorsi giorni è stato eseguito per la prima volta nella Cardiochirurgia del Monaldi il primo intervento di questo tipo su un paziente di 80 anni, che si era rivolto inizialmente al pronto soccorso del Presidio Ospedaliero CTO per un malore. Le sue condizioni sono apparse subito gravi. Dopo i primi accertamenti e data l'età dell'ammalato, si è deciso di intervenire con questa nuova tecnica, e si è riusciti a salvare la vita dell'80enne. Anna Iervolino, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, ha commentato: "Al Monaldi offerta terapeutica avanzata e tecniche cardiochirurgiche all’avanguardia".
Il paziente 80enne aveva una grave patologia
Il paziente, si è poi scoperto, era affetto da una grave malattia dell’arco aortico. Ai primi accertamenti sono emersi, oltre ad un voluminoso aneurisma dell’aorta addominale sovrarenale, una trombosi parziale dell’aorta addominale e una trombosi totale del tripode celiaco e della mesenterica inferiore (due vasi che nascono dall’aorta e che forniscono sangue a gran parte degli organi addominali).
L'uomo, quindi, dal CTO è stato subito trasferito presso l’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Vascolare del Monaldi, specializzata nel trattare proprio casi del genere. All’angiotac total body, successivamente eseguita, è emerso, inoltre, che il paziente presentava un voluminoso pseudoaneurisma dell’arco aortico. Una patologia che consegue ad una rottura della parete aortica e che evolve verso la definitiva rapida rottura e, quindi, verso un esito infausto per il paziente.
L'operazione d'urgenza al Monaldi
Di qui la scelta di operare in urgenza. L'80enne, però, era un paziente ad altissimo rischio. La tecnica tradizionale per questa tipologia di intervento prevede che il paziente venga posto in circolazione extracorporea, arrestando il cuore, e il corpo venga portato a una temperatura di 26 gradi centigradi, di fatto fermando completamente la circolazione sanguigna e affidando alla cosiddetta “ibernazione” la protezione degli organi, incluso il cervello.
L'intervento è stato eseguito dalla professoressa Marisa De Feo, direttore della UOC di Cardiochirurgia generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli e Professore ordinario di Chirurgia cardiaca dell’Università degli studi della Campania “L. Vanvitelli”, con il supporto operativo del dottor Ciro Bancone. Regolare e senza complicanze il decorso post operatorio.
Per la professoressa Marisa De Feo,
"Vista l’età e le sue gravi comorbidità, per rendere accettabile il rischio chirurgico è stato eseguito un trattamento dell’arco aortico con una tecnica innovativa di perfusione sistemica attraverso la macchina cuore-polmoni. Una tecnica che ci ha permesso di trattare con una protesi ibrida prefabbricata tutta l’aorta senza ricorrere all’ibernazione e all’arresto cardiocircolatorio che, di fatto, avrebbe messo a serio repentaglio la vita del paziente. Ad oggi, questa tecnica rappresenta il primo intervento di trattamento di patologia dell’arco aortico trattato con protesi ibrida prefabbricata eseguito in perfusione sistemica continua senza arresto di circolo e senza necessità di raffreddare eccessivamente il paziente".
Mentre Anna Iervolino, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, commenta:
"Queste procedure fanno parte di un’offerta terapeutica avanzata che prevede l’utilizzo delle tecniche cardiochirurgiche più innovative, endovascolari o ibride, impiegando, dove possibile, approcci mininvasivi (ministernotomia, minitoracotomia), per il trattamento di tutte le patologie cardiovascolari".