Il murales come un altare, lo sguardo di Diego che continuerà a "vegliare" su Napoli. In via Taverna del Ferro, nel pieno del "Bronx" di San Giovanni a Teduccio, va in scena l'ultimo saluto a Maradona, quello scugnizzo di Lanus che ha reinventato il calcio e ha regalato ai napoletani il sogno di una rivincita, che ha fatto battere allo stesso ritmo i cuori di tutti i figli delle periferie. La notizia ha cominciato a circolare alle 17.15,  dai media argentini: il Pibe de Oro è morto. Un quarto d'ora la conferma ufficiale è arrivata anche in Italia: arresto cardiocircolatorio mentre era a casa sua, era in convalescenza dopo un intervento chirurgico al cervello.

Un lutto per il mondo del calcio, ma per i napoletani è stato come perdere un parente stretto. Perché Diego, per chi negli anni ottanta lo aveva visto sul campo, per chi era cresciuto ascoltando l'epopea delle sue prodezze col pallone tra i piedi (e spesso portando anche il suo nome, Diego Armando, come tanti dei bimbi napoletani di quel periodo), era uno di famiglia prima che un mito. Era il ragazzino arrivato dalla periferia di una città argentina per riscattare la periferia del calcio italiano, per riportare in vetta quel Napoli che con lui ha vinto due scudetti e una Coppa Uefa e (forse ancora più importante) ha dato lezioni alla Juventus, da sempre considerata la nemesi dei "residenti" dello stadio San Paolo.

Lasciare andare Diego senza un ultimo saluto sarebbe stato impensabile, un affronto e soprattutto un segno di ingratitudine imperdonabile. A costo di sfidare i divieti della zona rossa, di beccarsi una multa salata. Così, mentre a Fuorigrotta arrivavano i primi tifosi in pellegrinaggio allo stadio San Paolo e ai Quartieri Spagnoli la gente cominciava a scendere in strada, a San Giovanni a Teduccio stavano già organizzando la coreografia. Un tributo davanti al murales di Jorit, che dal 2017 campeggia su una delle due facciate di via Taverna del Ferro, con fuochi d'artificio, applausi e fumogeni da stadio, come se, per l'ultima volta, fosse tornato anche a calcare i campi del San Paolo.