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10 Dicembre 2020
15:32

Mamma di due figlie uccisa a calci, a processo per omicidio l’ex di Lucia Caiazza

È morta per una grave emorragia scatenata dalle percosse subite. Oggi, a sette mesi dai fatti, Vincenzo Garzia, l’ex compagno di Lucia Caiazza è statao rinviato a giudizio per omicidio preterintenzionale. Il processo comincerà il prossimo 27 gennaio. Garzia, 47anni, di Arzano, ha sempre negato di aver picchiato la 52enne. I fatti risalgono al periodo del lockdown che Lucia decise di trascorrere nella casa del Garzia.
A cura di Angela Marino
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"Sento la pancia che mi scoppia, come se fosse esplosa una bomba". Lucia Caiazza aveva riportato un gravissimo danno alla milza, dopo un pestaggio subito dall'allora compagno Vincenzo Garzia. Per questo dopo sette mesi dai fatti il 47enne di Arzano è stato rinviato a giudizio dal gip di Napoli Nord Vincenzo Saladino. L'accusa è quella di con l'accusa di omicidio preterintenzionale e lesioni aggravate. La prima udienza del processo si celebrerà il via 27 gennaio, a Napoli.

Presa selvaggiamente a calci

I fatti risalgono allo scorso maggio, quando è stata ricoverata in condizioni ormai disperate nell'ospedale di Frattamaggiore (Napoli), con la milza lacerata. Nonostante un tentativo estremo di salvare la vita compiuto dai medici con un intervento chirurgico, Lucia, madre di due figlie, è deceduta per le conseguenze del gravissimo danno riportato. Danno conseguente a un violento e furioso pestaggio da parte del compagno,Vincenzo Garzia, arrestato lo scorso 5 ottobre dopo che le indagini avevano concluso che la morte di Lucia non era stata accidentale. Le indagini hanno permesso di risalire alla data dell'aggressione subita da Lucia, 52 anni, picchiata in casa tra il 4 e il 10 maggio, quando il lockdown si stava avviando a conclusione.

In lockdown col violento

Nonostante il parere contrario delle figlie, la donna aveva insistito per trascorrere il periodo d'isolamento domiciliare imposto dall'emergenza coronavirus, a casa del compagno. Dopo l'aggressione subita, verosimilmente, agli inizi di maggio, la donna aveva cominciato a lamentare forti dolori addominali. Era stata dal medico di famiglia che, non conoscendo i fatti, aveva ipotizzato una colica e l'aveva invitata ad approfondire sottoponendosi a un'ecografia. Nel timore che potessero emergere le violenze subite o, probabilmente temendo la reazione del compagno, Lucia aveva rinunciato a farsi controllare, finendo per peggiorare ora dopo ora, fino al decesso avvenuto in ospedale.

L'autopsia chiarisce i dubbi

La sua morte non aveva convinto i medici né i familiari, tuttavia, come Lucia stessa aveva ipotizzato, si era pensato alle conseguenze di un incidente stradale avvenuto l'11 aprile, mentre era in auto con la sorella. Tuttavia, dopo la morte, l'episodio era stato ridimensionato anche grazie al racconto dei testimoni, che lo avevano descritto come un banalissimo tamponamento, senza alcuna conseguenza, tanto che le donne non avevano voluto essere soccorse. L'esame autoptico disposto dalla Procura di Napoli Nord, ed eseguito lo scorso 13 luglio, dopo che il caso era stato scandagliato sugli schermi televisivi da Chi l'ha visto, ha, infine, stabilito che a provocare la morte di Lucia Caiazza era stata la "rottura, lacerazione traumatica, della milza" con un conseguente "shock emorragico irreversibile", dovuta a un pestaggio e non riconducibile, secondo i consulenti degli inquirenti, anche per la tempistica, a quell'incidente stradale.

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