Le intercettazioni della paranza di Montesanto: “Se te lo vuoi fare vai là, tutto nero, e spari”

Se stai cercando un chiarimento, vai da quello con cui ritieni di avere il "problema" e ci parli; se però ti presenti scortato e armato, non vuoi discutere, vuoi litigare. E a questo punto tanto vale ucciderlo direttamente, senza creare caos che inevitabilmente finisce con gli arresti. Un discorso di logica criminale, quello che emerge dalle intercettazioni agli atti nell'ordinanza del Tribunale dei Minori che, ieri, 7 maggio, ha portato in carcere 3 giovani, tra cui Francesco Pio Bianco, figlio della tiktoker Rita de Crescenzo; complessivamente i ragazzi coinvolti sono sette (per gli altri ha proceduto la Procura ordinaria). Le accuse, a vario titolo, sono gravi: ci sono il tentato omicidio e detenzione e porto di armi, con l'aggravante mafiosa.
Le ordinanze eseguite ieri riguardano Francesco Pio Bianco, 19 anni, Ignazio Casolla (già detenuto in IPM per altri motivi), M. C., di 17 anni, anche lui già in IPM, Francesco Rizzo, 20 anni, Simone Rizzo, 27 anni, Sonny Giuliano, 22 anni, e Mario Forte (quest'ultimo accusato di detenzione e porto di arma).
Tutto nasce, ancora una volta, da uno sguardo di troppo. Protagonisti di questa vicenda, due gruppi di giovanissimi, uno della zona del Pallonetto di Santa Lucia e l'altro di Montesanto e dei Quartieri Spagnoli. Uno dei componenti del primo gruppo, Simone Rizzo, 27 anni, detto "Bomber", è convinto che un coetaneo dell'altro gli abbia lanciato uno "sguardo di sfida". Da qui, la "spedizione", datata 26 giugno 2025. Che dovrebbe essere un tentativo di chiarimento ma sembra tutt'altro: il ragazzo si presenta a Montesanto sulla sua automobile, una potente Audi RsQ8, scortato da tre scooter su cui ci sono i "compagni" con le pistole in vista.
Quando arriva, la situazione trascende: discute con Mario Forte, 25 anni, che non si lascia intimidire, chiede ad un amico di passargli una pistola, e poi, quando il gruppetto si allontana, lo insegue in scooter. Ed è in quel momento che avviene la sparatoria. Sonny Giuliano, su uno degli scooter in fuga, urla: "Pio, Pio, tengo il motorino dietro, spara! Spara!". E Francesco Pio Bianco lo fa: quattro colpi, da una distanza di circa 80 metri secondo le perizie, contro Forte che d'istinto si ripara dietro un muro. I rancori tra Bianco e Forte non si sarebbero sopiti nemmeno in seguito: nell'ordinanza viene richiamata una annotazione della Squadra Mobile secondo cui ad accoltellare il figlio della tiktoker ad una gamba il 19 febbraio 2026 sarebbe stato proprio il 25enne.
L'intercettazione, in ambientale, risale al 27 giugno 2025 e cattura la "spiegazione" di Salvatore Nocerino, detto "Zazà", figlio di Maria d'Amico, alias Maria ‘e Fraulella, imparentata con il clan D'Amico del rione Conocal di Ponticelli. Il ragazzo, che non è coinvolto nella sparatoria, sembra avere avuto un ruolo di mediatore tra le due paranze; parla con Ignazio Casolla, 19 anni, detto "Sacchilotto", che fa parte del gruppo partito da piazza Carolina, e gli dà la sua opinione su quello che è successo: hanno sbagliato, gli dice, perché se uno cerca un chiarimento va anche armato, ma da solo; se invece ha una intenzione diversa, "se te lo vuoi fare", ovvero, se vuoi ucciderlo, "vai direttamente là in mezzo mirato, tutto nero e spari, punto e basta". Senza fermarsi, perché altrimenti "andate in galera voi e loro, per senza niente", senza motivo.
Due giorni dopo, il 28 giugno, Nocerino ripete lo stesso concetto, questa volta parlando proprio con Forte. L'intercettazione è in ambientale, nella sua automobile. Non avrebbe dovuto inseguirli, gli dice, ma "non si fa come ha fatto lui", perché "se tieni qualche problema venivi e sparavi, o venivi tutto nero e dici oh fratello tieni qualche problema con me". Nocerino cerca di convincerlo ad evitare ritorsioni verso l'altro gruppo, perché ha "tante responsabilità" e potrebbe "passare un guaio", lasciando però intendere che avrà poi occasione per vendicarsi.