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Le domande al concorso maestri e istruttore informatico a Napoli: da Microsoft Paint all’Intelligenza artificiale

Per gli insegnanti spazio alle teorie didattiche, per i tecnici informatici tanto sull’IA. I quesiti comuni ai due profili sui reati dei pubblici ufficiali.
Immagine di repertorio
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Si sono concluse oggi, martedì 23 giugno, alla Mostra d'Oltremare le prove scritte del concorso del Comune di Napoli per 43 posti a tempo indeterminato nell'Area dei Funzionari e dell'Elevata Qualificazione: 41 per il profilo di Maestra/o (codice MAE_D2026) e 2 per Istruttore Direttivo Informatico (codice INF_D2026). I candidati, oltre 2.300 solo per le maestre, sono stati convocati in tre sessioni su base alfabetica tra ieri e oggi, in un'area di Fuorigrotta congestionata dal traffico per tutta la durata delle operazioni.

Davanti a loro, 60 quesiti a risposta multipla in 60 minuti, estratti a sorte dal sistema informatico da una banca dati pubblicata appena pochi giorni prima, il 18 giugno: 1.188 domande per il profilo maestra/o, 1.103 per gli informatici. Per essere idonei sono necessari almeno 42 punti su 60. La risposta esatta valeva +1, quella errata -0,30, quella omessa zero. Chi voleva arrivare preparato ha avuto, di fatto, una settimana per mandare a memoria oltre mille quesiti per profilo.

Scorrendo le due banche dati diffuse dal Comune di Napoli riga per riga,  cioè l'intero universo da cui potevano uscire le domande della prova, al di là della normativa prevedibile (codice di comportamento, trasparenza, privacy, sicurezza sul lavoro) emergono alcune ricorrenze che raccontano più del previsto su come viene costruito un concorso pubblico in Italia.

Le maestre: Piaget, Bowlby e il codice penale della corruzione

Tra le 1.188 domande per maestri un quarto abbondante riguardava pedagogia e didattica: non quesiti generici, ma teoria da manuale universitario di Scienze della Formazione. Ai candidati poteva essere chiesto di conoscere la teoria dell'attaccamento di Bowlby, gli stadi cognitivi di Piaget, il pensiero socio-costruttivista di Vygotskij, l'approccio Reggio Emilia, le intelligenze multiple di Gardner, il metodo delle sorelle Agazzi. Materiale serio, coerente con un concorso che richiede la laurea in Scienze della Formazione Primaria.

Meno coerente, almeno a prima vista, lo spazio dedicato al diritto penale: decine di domande ravvicinate sui reati dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, articolo per articolo del Codice penale, peculato (314), concussione (317), corruzione per l'esercizio della funzione (318), corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio (319), induzione indebita (319-quater), rifiuto di atti d'ufficio (328), violazione di sigilli (349). Una futura maestra di scuola dell'infanzia poteva ritrovarsi a dover distinguere a memoria la concussione dall'induzione indebita.

C'era poi un blocco di pura informatica d'ufficio, di livello piuttosto elementare: cos'è Google Chrome, a cosa serve Microsoft Paint, cosa significa formattare un disco, cosa sono i cookies, quale tasto annulla l'ultima azione su Excel. E in una domanda sui sistemi operativi, tra le opzioni, compariva "Units" al posto di "Unix": un refuso rimasto nella versione pubblicata e quindi, in teoria, anche nel pool da cui pescava il sorteggio.

Infine, una particolarità tipica delle banche dati molto ampie: la stessa norma riformulata più volte. Gli articoli 11-bis e 11-ter del D.P.R. 62/2013, sull'uso di PEC e social media da parte del dipendente pubblico, tornavano identici in almeno sei domande diverse, con la formulazione cambiata appena quanto basta per non essere uguali parola per parola. E tra le 25 e le 44 domande, su entrambi i bandi, avevano tra le opzioni «Tutte le alternative proposte sono corrette»,  classico trabocchetto da concorso.

Gli informatici: si cominciava con l'intelligenza artificiale

Nel bando per Istruttore Direttivo Informatico la sorpresa era di posizione, non solo di contenuto: le prime 40 domande dell'intera banca dati – prima ancora del codice di comportamento, prima di qualsiasi norma – erano tutte sull'intelligenza artificiale, a testimonianza dell'importanza della materia. E non si trattava di nozioni generiche. Si andava da overfitting e underfitting, training/validation/test set e cross-validation, fino a terminologia che fino a poco tempo fa restava confinata ai paper di settore: meccanismo di attenzione nei Transformer, hallucination nei sistemi generativi, Retrieval-Augmented Generation, prompt engineering, data drift, MLOps, explainability. Più avanti, due domande riportavano l'intelligenza artificiale dentro la pubblica amministrazione, chiedendo cosa prevedesse il Piano Triennale per l'Informatica nella PA 2024-2026 in materia di principi etici e trasparenza degli algoritmi.

Tutto questo conviveva, qualche centinaio di domande più avanti, con quesiti di un livello completamente diverso: cosa sono i cookies, a cosa serve Microsoft Paint, quale tasto chiude un foglio di lavoro Excel, cosa significa l'estensione ".exe". Lo stesso identico profilo poteva chiedere sia di spiegare il funzionamento di un modello linguistico sia di riconoscere un browser tra tre opzioni. Anche Linux, a differenza di Mac OS e dei vari browser (relegati a «quale di questi NON è un sistema operativo?»), riceveva un trattamento tecnico vero: comandi SSH, demone SSH, systemd, il protocollo usato dal comando ping. Anche qui, come nel bando sui maestri, compariva il blocco sui reati dei pubblici ufficiali – peculato, concussione, corruzione, induzione indebita – pressoché identico a quello dell'altro profilo, segno che le due banche dati condividevano un nucleo comune di nozioni ritenute importanti e quindi "trasversali" e riadattate per entrambi i concorsi.

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