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L’attore di “Ciribiribì Kodak” fa ricorso. Marotta: “La mia casa non va abbattuta”

“Demolizione sproporzionata rispetto alla sanzione. Mi appello alla Convenzione Europea”. Nappi (Lega): “Dov’è l’urgenza di abbattere la casa ad una persona affetta da nanismo e a sua mamma quasi 90enne e invalida a 23 anni dalla sentenza?”
A cura di Pierluigi Frattasi
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Davide Marotta, attore napoletano famoso per lo spot Ciribirbì Kodak degli anni ’80, ha presentato un nuovo ricorso contro l’abbattimento della casa dove vive a Poggioreale, quartiere della periferia di Napoli, e si appella alla Convenzione Europea per il diritto all’inviolabilità del domicilio. In quell’ex rudere ottocentesco Davide, che è affetto da una forma di nanismo e di invecchiamento precoce, ci è nato e la sua famiglia ci vive da oltre 100 anni, compresa la mamma, quasi 90enne e invalida al 100%.

Ma sull’immobile pende una sentenza di abbattimento emanata dalla Procura della Repubblica per presunti abusi edilizi. Mentre il Tar Campania, invece, ha sospeso il diniego di condono Dopo il rinvio dell’abbattimento arrivato martedì – ma solo per alcuni giorni – Marotta ha presentato un nuovo ricorso. Al fianco di Davide Marotta si è schierato anche Severino Nappi, consigliere regionale e capogruppo della Lega in Campania: “Quella sentenza di abbattimento è di 23 anni fa, dov’è l’urgenza di abbattere adesso, privando una persona disabile e sua mamma anziana di un tetto sotto cui vivere?”.

L’abbattimento rinviato di qualche giorno

Martedì 15 novembre sono arrivate le ruspe. Tanti cittadini del quartiere e amici di Davide si sono riuniti in presidio per protestare contro l’abbattimento della casa di un professionista che è benvoluto nel quartiere, affetto purtroppo anche da disabilità. In quella casa Marotta vive assieme alla mamma quasi 90enne e al fratello. L’abbattimento è stato rinviato di qualche giorno. Mercoledì 16 novembre, Davide, assistito dall’avvocato Lorenzo Bruno Molinaro, ha presentato un nuovo ricorso, tecnicamente un “incidente di esecuzione”.

Il presidio di protesta a Poggioreale martedì 15 novembre
Il presidio di protesta a Poggioreale martedì 15 novembre

Marotta presenta nuovo ricorso

Secondo i legali di Marotta, l’ingiunzione di demolizione sarebbe, tra le altre cose, “sproporzionata rispetto alla sanzione” e contrasterebbe anche con il “diritto alla inviolabilità del domicilio” tutelato dalla Convenzione Europea. Secondo la Corte Europea, infatti, “un conto è proteggere il diritto meramente economico di chi costruisce violando la normativa edilizia ed un altro conto è assicurare che la prima ed unica casa di una persona in difficoltà economica non venga demolita con leggerezza”.

"Nel caso di Davide Marotta – argomenta il legale – la casa che la Procura Generale intende demolire costituisce l’unica abitazione" e lui ha "fondato motivo di rivendicare il proprio diritto alla inviolabilità del domicilio per sé e per il proprio nucleo familiare, e tanto soprattutto alla luce del fatto che l’ordinamento interno non assicura alcun preventivo esame giudiziale della complessiva proporzionalità della sanzione da applicare, oltremodo invasiva e perciò gravemente lesiva, tenuto conto, altresì, del particolare stato di salute in cui versa l’istante stesso, affetto – tra l’altro – da una grave invalidità (NANISMO associato ad INVECCHIAMENTO PRECOCE) che richiede una costante e quotidiana assistenza)".

Non solo. Secondo il ricorso, bisogna considerare anche che “del nucleo familiare dell’istante fa parte anche la madre, persona quasi novantenne, anch’ella invalida al 100% per essere affetta da “depressione bipolare e demenza senile, con disturbi dell’equilibrio, osteoporosi e crolli vertebrali (con recente frattura dell’osso zigomatico)”.

“Una demolizione che arriva a 23 anni dalla sentenza”

Sotto i riflettori anche i tempi biblici della giustizia. La sentenza di demolizione infatti risale al 1999. “L'ordine di demolizione" – scrive l’avvocato Molinaro, arriva "a distanza di circa 23 anni a fronte di una inerzia conclamata anche da parte dell’amministrazione preposta alla vigilanza in materia urbanistico-edilizia, tale da ingenerare, comunque, una posizione di legittimo affidamento nell’istante”.

Nel ricorso vengono poi contestate tra le altre cose anche la “procedura esecutiva di demolizione” e “l’estinzione della sanzione della demolizione per decorso tempo”. Marotta peraltro aveva anche pagato l’oblazione assieme alla domanda di condono e chiesto al Comune di nominare un commissario ad acta per il condono, dopo la sentenza del Tar che aveva sospeso il diniego di condono. Per tutti questi motivi, nel nuovo ricorso, Marotta ha chiesto di sospendere l’esecuzione dell’ordine di demolizione e di revocare l’ordine di abbattimento.

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Nappi (Lega): “Serve una nuova legge”

Sulla vicenda interviene il consigliere regionale e capogruppo della Lega, Severino Nappi:

“Mi chiedo perché abbattere con tanta urgenza, dopo 23 anni dalla sentenza, una casa dell’Ottocento, che si trova in un quartiere periferico, dove vivono una persona anziana e suo figlio disabile. Non stiamo parlando di una villa sul mare abusiva. In una città preda della criminalità organizzata si mandano poliziotti e carabinieri a fare demolizioni di povere persone che vivono in case da decine di anni”.

Per Nappi, quindi, serve una nuova legge sugli abbattimenti, alla quale la Lega di Salvini sta lavorando a livello nazionale:

Come Lega – aggiunge Nappi – stiamo lavorando a portare avanti una norma che metta definitivamente un punto ad una vicenda davvero incredibile. Mentre nel resto del Paese si è raccontata la favola di una Campania fatta da pericolosi speculatori, in realtà è una vicenda che nell'80% dei casi riguarda povere persone che per un groviglio amministrativo o per l'assenza di una attività che i Comuni per decenni non hanno fatto, rilasciando licenze e lasciando inevase le pratiche di condono, si trovano a incappare nel rigore di una legge disumana che non ha alcun senso.

E conclude:

Poi – dice Nappi – c'è un tema di fondo che è anche un atto di buon senso: non puoi abbattere 100mila case, perché non si sa dove mettere i materiali di risulta. E siccome la legge non può decidere di abbattere uno e salvare un altro, perché è uguale per tutti, non si può abbattere una casa sì e una no”.

Davide Marotta nella Passione di Cristo di Mel Gibson
Davide Marotta nella Passione di Cristo di Mel Gibson
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