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La vera storia della brigantessa Filomena Pennacchio, “la regina delle selve”

La vera storia della brigantessa irpina Filomena Pennacchio, compagna di Giuseppe Schiavone lo Sparviero: dalla nascita a San Sossio Baronia alla morte a Torino.
A cura di Giuseppe Cozzolino
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Filomena Pennacchio
Filomena Pennacchio

Filomena Pennacchio fu una delle briganti più note nel periodo post-unitario: la sua figura è tornata in auge dopo l'uscita della serie "Briganti" prodotta da Netflix, nella quale il personaggio protagonista, Filomena De Marco (interpretata da Michela De Rossi), è ispirata in parte alla sua vera storia. Fu anche una delle poche a salvarsi dopo la cattura: la pena di morte venne commutata in carcere, e dopo vent'anni rivide la libertà, sposandosi poi con un notabile di Torino: prima dell'arresto, aveva dato alla luce il figlio di Giuseppe Schiavone, detto lo Sparviero, che venne poi registrato come "trovatello" a Melfi. Morì a Torino il 17 febbraio 1915, all'età di 73 anni e, per uno strano scherzo del destino, proprio nel 54° anniversario della resa dell'esercito delle Due Sicilie alle truppe del Regno d'Italia.

Filomena Pennacchio, la "regina delle selve"

Filomena Pennacchio nacque il 6 novembre 1841 a San Sossio Baronia, in Irpinia. La madre Vincenza Bucci morì quando aveva 4 anni, il padre Giuseppe che lavorava come macellaio in paese, quando ne aveva 12: nel 1853, Filomena si ritrova così ad essere una contadina analfabeta in una terra poverissima ed infestata da banditi, tagliata fuori dalle città dove invece si diffondevano a macchia d'olio le spinte unitarie verso il Regno di Sardegna, che in quegli anni aveva iniziato la sua politica volta ad arrivare all'Unità d'Italia. Si sa poco della sua vita in quegli anni: sarebbe andata in sposa ad un notabile foggiano, che poi, narra la leggenda, avrebbe ella stesso ucciso. Quel che è certo è che nel 1862 lavorasse nella Masseria di Nicola Misso dove conobbe Giuseppe Schiavone, detto lo Sparviero, diventandone subito la compagna.

L'atto di nascita di Filomena Pennacchio
L'atto di nascita di Filomena Pennacchio

Gli anni "d'oro" del brigantaggio"

Fu chiamata "la regina delle selve" già negli anni successivi al post-brigantaggio: "bella, occhi scintillanti, chioma nera e cresputa, profilo greco", scriveva già nel 1884 un ex comandante in congedo Angiolo De Witt, nel suo libro "Storia Politico-Militare del Brigantaggio nelle Provincie Meridionali d'Italia", uscito quando la Pennacchio aveva 39 anni.

Ma quello che tutti temevano di questa donna irpina era il carattere, che univa il fascino alla freddezza: sempre tra le prime a lanciarsi in vere e proprie battaglie, era la perfetta compagna dello Sparviero, ritenuto quasi un "bandito gentiluomo" rispetto agli altri briganti: in un'occasione, Filomena Pennacchio sgozzò gli animali di proprietà di una vittima, Lucia Cataldo, "colpevole" di non averle ceduto denaro e oggetti d'oro. Il 4 luglio 1863 prese parte alla violenta "battaglia" contro il 45° Fanteria del Regio Esercito, nel quale morirono dieci soldati italiani. Non risparmiò neanche i monumenti di San Sossio Baronia, la città che le aveva dato i natali: in una incursione in città, recise a colpi di spada le teste di quattro angeli scolpiti in altorilievo agli angoli del basamento di una croce di pietra che risaliva al 1611.

La gravidanza e la resa

Rimasta incinta dello Sparviero, si nascondeva a Melfi in casa della levatrice Angela Battista Prato, mentre questi veniva catturato dopo che Rosa Giuliani, amante dello Sparviero che non accettò la relazione dei due, rivelò ai soldati dove si nascondesse l'uomo e la sua banda. Leggenda vuole che prima di essere giustiziato, chiese ed ottenne di poter vedere Filomena un'ultima volta, chiedendole perdono in ginocchio per poi essere fucilato: era il 28 novembre 1864 e Filomena, da poco 23enne e prossima al parto, distrutta dal dolore, depose le armi e accettò di collaborare con le autorità. Fu proprio lei a far arrestare Agostino Sacchitiello e tutta la sua banda, che agiva a Bisaccia, nonché le sue amiche briganti Giuseppina Vitale e soprattutto Maria Giovanna Tito, compagna di Carmine Crocco (che scappò a Roma dove rimase fino alla presa della città da parte dei bersaglieri, e consegnato quindi alle autorità italiane).

La condanna e il carcere

Nel giugno del 1865, Filomena Pennacchio fu portata davanti al tribunale di guerra di Avellino, dopo che aveva dato alla nascita il figlio (registrato come Prigioniero a Melfi, e ufficialmente "trovatello"). Venne condannata a venti anni di lavori forzati presso il carcere di Fenestrelle, ma per buona condotta vennero ridotti a 9 anni prima e successivamente a sette. Venne quindi accolta dalle suore dell'Opera Pia Barolo di Torino dove, finalmente, impara a leggere e scrivere. Scontata la condanna, restò in Piemonte: il 10 aprile 1883, a 41 anni, sposò Antonio Maria Valperga, un facoltoso uomo di Torino e più giovane di lei. Si dedicherà quindi all'accoglienza ed all'aiuto di orfani, carcerati e poveri, ricevendo perfino la benedizione papale da Benedetto XV poco prima di morire, il 17 febbraio 1915, a Torino.

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