La storia della lotta degli abitanti delle Vele di Scampia: “Così abbiamo costruito il futuro”

Dall’occupazione post terremoto fino all’epilogo con gli abbattimenti recenti. La storia del popolo delle Vele è fatta di lotta e determinazione. Così sono riusciti nell’impresa di riqualificare una “discarica sociale”.
A cura di Antonio Musella
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Con l'avvio della demolizione della Vela rossa, partita poco prima della fine del 2025, a Scampia resterà solo una Vela, quella celeste. Lì, dove per 40 anni hanno ospitato decine di migliaia di persone, procedono i lavori di riqualificazione che la trasformeranno in uffici pubblici. Per gli abitanti delle Vele invece, per quelli non ancora entrati nelle case nuove e che oggi vivono dispersi nella provincia di Napoli grazie al contributo fornito dal Comune di Napoli, nel 2026 dovrebbero arrivare i primi alloggi nuovi. I cantieri procedono e la storia delle Vele di Scampia sta per giungere ormai all'epilogo. Una storia lunga 40 anni, dove tutto quello che oggi è visibile, le case nuove, gli esercizi commerciali, l'università, le aree verdi, e quello che dovrà ancora arrivare come la Piazza della Socialità e i nuovi luoghi di aggregazione, sono stati ottenuti con la lotta degli abitanti e la capacità delle istituzioni di dialogare con loro. Una vicenda che è un modello di riqualificazione, che ha visto trasformare quello che era il simbolo del degrado, della malavita, dell'abbandono delle istituzioni, in un percorso di riscatto e rigenerazione di un quartiere. Proviamo a raccontarvi la storia delle Vele di Scampia, una storia iniziata alla fine degli anni '70 e che solo oggi guarda il traguardo finale come ormai prossimo.

La genesi: dalle occupazione post terremoto alla lotta

L'architetto delle Vele fu Franz Di Salvo, che elaborò il progetto dei 7 palazzoni originari su modello di altre costruzioni, come quelle di Nizza, ancora oggi lussuose e fiorenti. L'idea era la riproduzione della socialità del vicolo, e lo sviluppo in verticale per aumentare gli spazi, per generare l'opposto delle misure anguste dei vicoli di Napoli. Furono realizzate con la legge 167 del 1969, e solo alla fine degli anni '70 se ne completò la costruzione. Le Vele compaiono per la prima volta su una pellicola all'inizio del film di Salvatore Piscicelli, "Le occasioni di Rosa", nel 1981. Ma mentre alla fine degli anni '70 i primi assegnatari delle Vele iniziarono ad entrare nei primi palazzoni completati, ci fu il devastante terremoto del 1980. Ne conseguì un numero enorme di sfollati, i "terremotati", che dovettero abbandonare tra Napoli e provincia le loro abitazioni lesionate ed inagibili. Fu l'esplosione dell'emergenza casa che caratterizzò il post terremoto del 1980. I terremotati si organizzarono anche in comitati di lotta, con la partecipazione della sinistra extraparlamentare di quegli anni. Intere famiglie si organizzavano per andare ad occupare i palazzi in costruzione, stanchi di ritardi e di assenza di risposte all'emergenza abitativa. E' così che viene occupata la Vela gialla, ed è proprio da lì che inizia la storia della lotta del popolo delle Vele. "Quando ci fu l'occupazione della Vela gialla c'era anche la mia famiglia – ci spiega Omero Benfenati, portavoce oggi del Comitato Vele – c'era soprattutto Vittorio Passeggio, che fu il leader prima della lotta per l'occupazione e poi della lotta successiva". Già perché dopo i primi anni, il disastro strutturale delle Vele, ed il fallimento del progetto urbanistico e sociale, mostra tutta la sua evidenza. "Gli ascensori non entrarono mai in funzione alle Vele – racconta Omero – quindi chi viveva al 14esimo piano scendeva una volta al giorno, non si raccoglievano i rifiuti, c'erano infiltrazioni d'acqua ovunque, le case erano freddissime in inverno e caldissime in estate, stabili fatti di enormi colate di cemento armato. E poi c'era l'amianto, noi da bambini credevamo che fossero dei gessetti e ci scrivevamo sui muri. Non sapevamo che quello era amianto e potevamo beccarci un tumore". La fatiscenza degli ambienti interni alle Vele è subito evidente. Le enormi passerelle di ferro e acciaio sospese nel vuoto, le scale singole per accedere ad ogni appartamento, diventano ben presto la cornice cupa di un luogo inospitale ed inadatto alla vita delle persone. La luce non entra mai, il buio regna nelle Vele, dove i seminterrati, dove dovevano esserci i garage, diventano da subito una immensa discarica, allagata costantemente dalle perdite d'acqua che piovono dai 14 piani su cui sono sviluppati gli edifici. "Prima nasce la lotta per l'assegnazione delle case ai terremotati, ma subito dopo parte la lotte per la riqualificazione – spiega Benfenati – e tutto intorno non c'era nulla, non c'erano scuole, che arriveranno solo molto tempo dopo, non c'erano negozi, non c'erano collegamenti con la città, non c'erano luoghi di incontro e socialità, le Vele erano una discarica sociale". E proprio con lo slogan "Vele carceri speciali" che  Vittorio Passeggio ed il Comitato di Lotta delle Vele di Scampia iniziano la battaglia per l'abbattimento e la costruzione di nuove case, tutto di pari passo con una vertenza che chiede la riqualificazione del quartiere, una riprogettazione per fare di una discarica sociale un quartiere a misura d'uomo. "Dalle Vela gialla partiva tutto, partivano le assemblee, ogni Vela aveva i suoi delegati che partecipavano alle riunioni, ed in ogni Vela si tenevano le assemblee. Era un luogo di lotta organizzato, e dalla sede del Comitato nella Vela Gialla partivano tutte le iniziative, le manifestazioni, si davano le informazioni". Chi viveva alle Vele sin da subito è stato abituato a riunioni, picchetti, cortei. All'inizio degli anni '90 l'allora Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, in visita a Napoli, va a Scampia. Il Comitato non perde l'occasione e riesce ad ottenere un incontro con Scalfaro ed a mostrargli come si vive nelle Vele. Subito dopo arriveranno i primi 187 miliardi di vecchie lire per l'inizio dell'abbattimento delle prime Vele e la costruzione dei nuovi alloggi.

Gli anni '90: l'abbattimento delle prime 3 Vele

"La prima volta che sono entrata nelle Vele ricordo dei bambini che giocavano a pallone sotto la pioggia – ci racconta Angelica De Vito, oggi consigliera diplomatica dell'ONU e per anni volontaria nelle Vele – io ho insegnato arte ai bambini delle Vele, quindi andavo a casa loro a prenderli e riaccompagnarli. In quelle case spoglie, spesso senza porte, quello che ricordo era il piacere di offrire qualsiasi cosa ci fosse in casa. Dalla mia esperienza ho imparato che la vera casa è data dalle persone che la abitano, le persone hanno vissuto sin dal primo momento una situazione comunitaria, non solo nel condividere problematiche comuni, ma anche nel comprendere che nel nulla, c'era un grande senso di condivisione". Nasce così il popolo delle Vele, che dà battaglia per arrivare ai primi abbattimenti. La prima Vela verrà buttata giù nel 1997, con l'allora Sindaco Antonio Bassolino. Nel 2000 si abbatte la seconda, che fa fatica a crollare con l'esplosivo. Ci vorranno diversi tentativi prima di riuscire ad abbatterla, tra gli applausi degli ex abitanti già sistemati nelle prime nuove abitazioni che sorgono nel quartiere. Caseggiati di massimo 4 piani, con gli ascensori, con le aree verdi, con i posti auto. Case normali, per persone che avevano vissuto fino ad allora in mostri di cemento. Nel 2003 viene abbattuta la terza Vela, con l'amministrazione di Rosa Russo Iervolino. Ma il processo di riqualificazione si ferma. Mancano i fondi, ma soprattutto la continua emergenza abitativa che affligge la città porta a una nuova ondata di occupazioni. Le case lasciate libere da chi si è trasferito nelle nuove abitazioni, vengono occupate da chi è senza casa, chi non ha lavoro e non riesce a pagare l'affitto. E' un oggettivo atto di disperazione, perché mai nessuno, se potesse permetterselo, sarebbe andato a vivere nelle Vele. "Io dormivo in macchina, non avevo i soldi per l'affitto, ed avevo un bambino piccolo – ci racconta Francesco Vinci, ex abitante delle Vele – se vivi in macchina anche tu ti chiedi, come faccio a lavarmi? Come faccio a cambiarmi? Como posso vivere così? Mia madre mi aveva detto che stavano occupando nelle Vele, e così decisi di farlo anche io con la mia famiglia. Ma già dopo una settimana ricordo che veniva Vittorio Passeggio con il megafono per chiederci di fare l'assemblea, entrammo subito nella dimensione della lotta".

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Gli anni di Gomorra: la lotta subisce uno stop

Quei mostri di cemento, dove la gente lotta per una casa migliore ed un quartiere migliore, diventano inevitabilmente terreno di conquista per la camorra. Le Vele, per la loro conformazione, sono perfette per le piazze di spaccio della droga. L'esercito di zombie, ovvero i tossici in fila per comprare eroina e cobrett, diventano parte del paesaggio di degrado e squallore che contornano le Vele. E' la più grande piazza di spaccio a cielo aperto d'Europa, e quando nel 2004 scoppia la faida di Scampia tra il clan Di Lauro e gli Scissionisti, le Vele vanno in mondovisione. Diventano prima il simbolo di quella guerra di camorra, narrate in "Gomorra" di Roberto Saviano, e dopo qualche anno vengono portate sul grande schermo, prima con il film di Matteo Garrone e poi con la Serie di Sky, tra quelle di maggiore successo ancora oggi. Intanto finiscono i soldi per la riqualificazione, si fermano gli abbattimenti, ma si fermano anche i lavori per le nuove abitazioni, le case vuote vengono rioccupate. E' necessaria una svolta, che deve prevedere una nuova spinta popolare. Finita la guerra di camorra, è alla fine degli anni dieci del nuovo secolo che la lotta delle Vele riprende piede. "Noi abbiamo interrogato le persone, gli abbiamo chiesto i loro sogni, come si immaginavano un quartiere diverso – spiega Omero – e così se i ragazzini ci dicevano che volevano un campo di pallone, noi inserivamo nel piano di riqualificazione il campo di pallone. Ad aiutarci in quegli anni dove dovevamo ripensare un nuovo piano di riqualificazione, c'erano architetti e urbanisti, ma tutto partiva dalle assemblee e dalle esigenze delle persone". Gli abitanti delle Vele si rimboccano le maniche, il Comitato trova nuova linfa e nuova partecipazione. Intanto cambia l'amministrazione comunale ed a Palazzo San Giacomo arriva Luigi De Magistris, che proprio nelle Vele è molto presente nella sua prima campagna elettorale nel 2011. Ma è grazie all'intervento dell'allora Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, che c'è una svolta. Visita le Vele nel 2016 e accoglie la proposta del Comitato di finanziare il piano di riqualificazione creato dal basso con i fondi per le periferie a disposizione della Camera dei Deputati. "E' così che nasce il progetto Re-Start Scampia, da quei bisogni che avevamo raccolto tra gli abitanti e messo sulla scrivania di Laura Boldrini – racconta Benfenati – così si trovano i soldi per l'abbattimento della Vela verde e lo sblocco dei cantieri per la costruzione dei nuovi alloggi".

Re-start Scampia: riprende il cammino della riqualificazione

E' il 2019 quando gli abitanti delle Vele superstiti, iniziano a lasciare i palazzoni per entrare nelle nuove case. Su via Labriola, via Valerio Verbano, via Don Peppe Diana, sorgono le nuove abitazioni, che si affiancano a quelle di via Gobetti e via Ghisleri. Il progetto "Re- start Scampia" cambia il passo per un quartiere che veniva dalla sovraesposizione negativa della guerra di camorra e del filone cinematografico che ne è conseguito. "Quando andavo a scuola, tutti avevano paura di venire a studiare a casa mia – racconta Angelica De Vito – si aspettavano di trovare i personaggi di Gomorra. Così quando ho avuto la macchina, la prima cosa che ho fatto era trascorrere il sabato a portare a Scampia i miei amici di scuola, per fargli conoscere il quartiere e fargli vedere come le associazioni facevano rete tra di loro, e stavano cambiando il quartiere". Sono gli anni in cui viene ristrutturata la stazione della Metro, in cui vengono realizzati i primi murales sulle nuove abitazioni degli ex abitanti delle Vele, i primi quelli di Angela Davis e di Pier Paolo Pasolini. Intanto ancora nuovi occupanti affollano la Vela gialla e quella rossa, ma grazie alla mediazione sociale del Comitato si riesce a svuotare la Vela verde, la meno abitata. Gli occupanti si trasferiranno nella Vela celeste. Una collaborazione fondamentale quella tra Comitato e istituzioni, che sarà decisiva nella storia delle Vele di Scampia, per continuare a riqualificare il quartiere evitando sgomberi e tensioni. A febbraio del 2020 viene abbattuta la Vela verde. E' un giorno di grande festa. Non ci sarà esplosivo come nel passato, ma delle gru che distruggeranno il mostro di cemento a poco a poco. A fare festa sono gli studenti delle scuole del territorio, gli ex abitanti, quelli che già vivono nelle case nuove, è il segno della speranza di portare a termine l'intero progetto di riqualificazione. Prende corpo anche la sede dell'Università Federico II di Scampia, che sarà inaugurata nel 2022, ma che già al momento dell'abbattimento della Vela verde era quasi conclusa. E' sorta sulle macerie della prima Vela abbattuta nel 1997. "E' stata una volontà precisa del Comitato, quella di far edificare la sede dell'Università sulle macerie delle Vele – spiega Omero – dove c'erano i mostri di cemento, sorge un fiore all'occhiello del quartiere e della città di Napoli". Ma poche settimane dopo l'abbattimento della Vele verde, scoppia la pandemia globale di Covid. Tutto si ferma. Si fermano i cantieri delle nuove abitazioni, si ferma il cantiere per la rimozione delle macerie della Vela verde, l'intero progetto "Re-Start Scampia" ha uno stop. Era un progetto che necessitava di un rifinanziamento, perché i fondi non erano comunque sufficienti per arrivare alla conclusione del progetto.

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Dai fondi del Pnrr al tragico crollo nella Vela celeste

"Quando si è inaugurata l'Università è stato un momento decisivo – racconta Angelica De Vito – è stato il momento in cui anche quelli che per anni non hanno voluto vedere cosa stava succedendo a Scampia, hanno dovuto fare i conti con il fatto che il quartiere ce la stava facendo". E' il 2022 quando viene inaugurata la sede della facoltà di Scienze Infermieristiche dell'Università Federico II. C'è una nuova amministrazione comunale, quella di Gaetano Manfredi, che potrà usufruire dei fondi del Pnrr, il piano di ripresa e resilienza varato dalla Commissione Europea. Ed è proprio grazie ai fondi del Pnrr che viene rifinanziato il progetto "Re-Start Scampia", dopo un lungo confronto tra la nuova amministrazione comunale ed il Comitato. Sulla carta resta un processo lungo e complesso. Per prima cosa ci sono da accelerare i cantieri per la costruzione dei nuovi alloggi,quelli che sarebbero dovuti sorgere sulle macerie della Vela verde, in questo modo gli abitanti della Vela celeste sarebbero potuti entrare nelle nuove case e svuotare la Vela. Così come pian piano si sarebbe dovuto procedere con le altre due Vele superstiti, quella gialla e quella rossa. Ma a cambiare la storia arriva un evento tragico: la sera del 22 luglio del 2024 crolla una passerella di ferro nella Vela celeste. Si tratta di un ballatoio al quarto piano, che crollando porta giù con se tutto quello che era sotto. Una persona muore sul colpo, altri saranno trasportati d'urgenza in ospedale. Il bilancio finale sarà di 3 morti e 11 feriti gravi, tra cui diversi bambini piccoli. "Io sentii un boato come qualcosa di pesante che cadeva – ci racconta Francesco Vinci – corsi giù ed entrai nella Vela celeste. Vedevo gente che piangeva, che gridava, che si disperava, acqua che scendeva da tubi rotti, fili della corrente che schizzavano ovunque. Mi affacciai sul ballatoio crollato, e vidi che c'erano dei bambini sotto le macerie. Fermai le persone con le auto e caricai i bambini per portarli all'ospedale. Ancora oggi ricordandolo mi emoziono, io mi sentii male, era qualcosa di terribile". Una vera tragedia che piomba sul popolo delle Vele. "Ci cadde il mondo addosso – racconta Omero – saltarono tutti gli schemi, tutte le previsioni che avevamo si fermarono in un istante, in quel momento poteva davvero saltare tutto". La Vela celeste viene immediatamente sgomberata, 400 persone dormono fuori casa. Comune e Prefettura varano un piano di sistemazione provvisoria in scuole e palestre, ma gli abitanti non ci stanno. Il 23 luglio viene occupata l'università di Scampia dagli sfollati della Vela celeste. "Siamo rimasti nell'università per 45 giorni" racconta Benfenati. Pochi giorni dopo la Vela celeste sarà dichiarata inagibile e inabitabile, lo sgombero delle 400 persone sarà definitivo. I riflettori dei media nazionali e internazionali ritornano a Scampia per la tragedia e le telecamere entrano anche nelle altre Vele, quella gialla e quella rossa. Le condizioni di vita sono estreme. Le passerelle in ferro sono bucate, malmesse, pericolanti. Nelle abitazioni infiltrazioni d'acqua, muffe e umidità dilagano, le condizioni igienico sanitarie sono al limite. Si ordinano le verifiche di agibilità sulle altre due Vele, l'esito sarà scontato: sono inagibili e le persone non ci possono vivere. Ma dove sistemare centinaia di persone che attendono il diritto ad una casa dignitosa da anni, e per i quali le abitazioni saranno pronte chissà quando?

Manifestazione degli abitanti delle Vele
Manifestazione degli abitanti delle Vele

L'ultima fase: fuori dalle Vele e ripresa dei cantieri

Gli abitanti delle Vele guidati dal Comitato scendono di nuovo in piazza. Prima per esprimere il dolore per la morte delle persone decedute a seguito del crollo della Vela celeste, poi contro il piano che li vorrebbe dispersi tra ricoveri di fortuna, scuola e palestre, ma soprattutto per dire che il diritto alla casa lo hanno conquistato con la lotta, e se i cantieri sono fermi la colpa non è la loro. Sono mesi intensi dove l'impresa sembra davvero impossibile. Eppure il metodo resta lo stesso degli ultimi 40 anni: si fanno le assemblee, ci si confronta tra gli abitanti, in maniera anche accesa, poi ci si confronta con le istituzioni, si fanno proposte, si lotta per quello. Alla fine il Comune di Napoli garantirà un sussidio di autonoma sistemazione a tutti gli sfollati, fino ai 1000 euro al mese, gli abitanti aspetteranno in case in affitto pagate con il sussidio del Comune l'ingresso nei nuovi alloggi. Il popolo delle Vele si trova per la prima volta nelle condizioni di poter prendere una casa in affitto, ed è qui che si scopre il dramma. La città in preda all'overtourism è caratterizzata da un mercato delle locazioni completamente impazzito: prezzi folli e richieste di garanzie incompatibili con le condizioni economiche di chi vive nelle Vele. Si chiedono la busta paga a chi lavora in nero, si chiedono cauzioni di 2-3 mensilità a chi vive in condizioni di povertà assoluta. Ci vorranno mesi, e non poche iniziative, per riuscire a permettere a tutti gli abitanti delle Vele di trovare una sistemazione. Oggi vivono per lo più in provincia di Napoli, ma almeno in una casa dignitosa. Le Vele però devono essere abbattute, quella è la priorità di chi lotta ma anche una necessità a fronte della dichiarazione di inagibilità. Intanto nei 45 giorni di occupazione dell'Università un'ondata di solidarietà investe il popolo delle Vele. Arrivano aiuti, cibo, prodotti igienici, arriva il supporto di artisti, attori, da Napoli ma anche da altre parti d'Italia. Quella solidarietà sarà determinante per trovare un nuovo collante nella comunità. Gli ultimi abitanti della Vela gialla e della Vela rossa usciranno dalle loro abitazioni a dicembre 2024, anche per loro, così come per quelli della Vela celeste, ci sarà il sussidio del Comune. Ma intanto arriva l'accelerata decisiva sui cantieri. "Il piano che si sta attuando è quello di aprire tutti i cantieri contemporaneamente – spiega Benfenati – così mentre si procede all'abbattimento della Vela gialla e quella rossa, ed alla riqualificazione di quella celeste, si costruiscono anche i nuovi alloggi. Oggi vediamo le fondamenta delle case nuove, vediamo gente a lavoro, e quindi sappiamo che le nuove case ci saranno".

Abbattimento della Vela gialla
Abbattimento della Vela gialla

Il futuro comincia adesso

"Se devo pensare a qualcosa di materiale che possa indicare la rinascita del quartiere secondo me è il murales di Fabrizio De Andrè – spiega Angelica De Vito – una sua citazione è che dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori. E quel murales è stato disegnato su uno dei palazzi delle case nuove per gli ex abitanti delle Vele". Davanti alla tragedia del luglio 2024 nella Vela celeste, sembrava che una battaglia di 40 anni fosse definitivamente compromessa, ed invece il futuro è più che mai vicino. A marzo del 2025 è iniziato l'abbattimento della Vela gialla, quella più storica, la sede del Comitato, da dove tutto ebbe inizio. L'abbattimento di quella rossa è già in programma. Oggi se si attraversa via Labriola a Scampia, l'area di cantiere è enorme, lunga centinaia di metri. Da un lato si abbatte il vecchio, dall'altro si costruisce il nuovo. "Entro un anno e mezzo avremo la consegna dei primi alloggi" ha assicurato il Sindaco Manfredi. A vigilare ci sarà sempre il Comitato. "Eravamo quelli brutti, sporchi e cattivi, ed oggi gli stessi brutti, sporchi e cattivi sono i protagonisti della riqualificazione del quartiere" sottolinea Benfenati. Con i nuovi alloggi sarà consegnata anche la Piazza della Socialità, nuovi locali per gli esercizi commerciali, mentre è già avviata la battaglia per uno studentato al servizio dei ragazzi che frequentano l'Università. "Il futuro di Napoli comincia qua a Scampia – ci dice Francesco Vinci – noi a Scampia siamo sempre stati discriminati, invece adesso sappiamo che il futuro di Scampia non è che sarà bello, sarà meraviglioso, e tutto questo l'abbiamo raggiunto con la lotta. Questa storia ci insegna che se vuoi un diritto, devi sempre fare la lotta". L'abbattimento della Vela rossa è l'ultimo atto. Il lotto M, quello delle Vele, nel quartiere dove i caseggiati hanno i nomi delle lettere dell'alfabeto, non esiste più. Ora si costruisce, si lavora, si progetta, si prova a dare concretezza ai sogni, a quelle istanze nate dai desideri delle persone che lì hanno vissuto in condizioni disumane. Il simbolo negativo non c'è più, eppure fino a poco tempo fa tutto questo sembrava utopia. Ma nulla sarebbe stato possibile senza la lotta degli abitanti, senza quel pungolo costante che per decenni ha incalzato le istituzioni. Fino a farsi ascoltare. Fino a farsi dare ragione. Fino a raggiungere l'obiettivo. Il futuro non è certo scritto e definito, per completare davvero la riqualificazione bisognerà essere attenti e vigili non solo sulla costruzione delle nuove case, in via di ultimazione, ma anche sugli interventi di riqualificazione, per trasformare definitivamente, il quartiere di Gomorra nel quartiere dove le lotte sociali hanno vinto.

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