La Regione Campania vuole comprarsi un pezzo di internet: il progetto “.campania”
La Regione Campania ha presentato lo scorso 3 agosto la propria candidatura a Icann, la società americana con sede in California che gestisce il sistema dei nomi di dominio, per ottenere un proprio "alloggio" internet: non un semplice indirizzo web, ma un'intera "estensione" tutta sua, come oggi sono .it, .com o .org. Periodicamente ICANN apre una finestra in cui chiunque, enti pubblici, aziende, città, regioni, può chiedere di creare un nuovo dominio di primo livello. Nel 2026 si è aperta solo la seconda finestra nella storia di internet, con domande accettate fino al 12 agosto, e la Regione Campania ha presentato la propria candidatura il 3 agosto. Per farlo, ha sborsato 210mila euro.
Qui è facile fraintendere, quindi meglio essere chiari subito: non stiamo parlando di un sito web come www.campania.it. Quello sarebbe un indirizzo come tanti, registrato sotto l'estensione italiana ".it" e con le stesse regole valide per chiunque altro. Quello che la Regione sta chiedendo è tutta un'altra cosa: diventare proprietaria di un'estensione nuova e indipendente, che si chiama semplicemente ".campania", senza nessun ".it" attaccato.
Un paragone aiuta a capire. Oggi la Regione, come tutte le amministrazioni italiane, vive in un appartamento dentro il palazzo ".it", che ha un unico portiere per tutta Italia (il Registro.it di Pisa) e le stesse regole per tutti gli inquilini. Con questa richiesta la Regione non vuole un appartamento più grande nello stesso palazzo: vuole costruirsi un palazzo tutto suo, di cui lei stessa fa da portiere, decidendo chi entra e con quali regole. Se Icann approverà la richiesta, gli indirizzi web della Regione sarebbero tipo: www.sanita.campania o www.turismo.campania.
Ma non sarà un dominio che chiunque potrà comprare. Nella domanda depositata presso Icann, consultabile online, la Regione scrive che .campania sarà usato esclusivamente da lei e dagli enti collegati: servizi digitali istituzionali, promozione del turismo e dei prodotti del territorio, siti dei comuni. E precisa che non sarà venduto commercialmente: Palazzo Santa Lucia non può certo svolgere attività a scopo di lucro. Un negozio o un privato cittadino, quindi, non potranno registrare un indirizzo che finisce in .campania.
L'idea non è nuova: nel 2012, unico precedente giro di assegnazioni, alcune delle principali città europee sono riuscite a ottenere il proprio dominio di primo livello, come Amsterdam, Berlino, Barcellona, Parigi e Londra. Con una differenza importante: quei domini sono aperti, nel senso che aziende e privati possono registrare un proprio indirizzo, mentre quello campano sarebbe riservato all'Ente campano. Nessuna città o regione italiana possiede oggi un dominio di questo tipo: se la Campania dovesse farcela, sarebbe la prima in Italia. Un discorso diverso vale per alcuni marchi italiani come Ferrari e Ferrero, che il proprio dominio esclusivo ce l'hanno già, ma lì serve solo per i siti ufficiali dell'azienda, non per un intero territorio.
Nelle motivazioni del decreto a firma di Massimo Bisogno, direttore dell'Ufficio per l'Amministrazione Digitale, gli obiettivi indicati sono due: da un lato la riconoscibilità, cioè avere tutti i siti istituzionali riconducibili a un'unica estensione ufficiale così che cittadini e imprese possano distinguere subito i servizi pubblici autentici da eventuali siti-truffa; dall'altro la sicurezza informatica, perché gestire direttamente il dominio permetterebbe alla Regione di controllare meglio chi lo usa, prevenendo fenomeni come l'appropriazione indebita di nomi a dominio o il phishing. Il provvedimento si inserisce in un percorso che la Regione dice di aver già avviato con la creazione del Csirt Campania, alcune certificazioni internazionali di sicurezza e l'adesione a reti tecniche internazionali per la gestione autonoma delle infrastrutture di rete.