La latitanza di Antonio Aloia, Tonino ‘o Cinese: l’omicidio, le estorsioni, il filo tra Acerra e l’Irpinia

Che avesse approfittato della latitanza per tornare "in affari", gli investigatori lo avevano capito subito: quando, il giorno di Natale, hanno fatto irruzione nell'abitazione di Gricignano d'Aversa dove si nascondeva, Antonio Aloia, 47 anni, stava dormendo con una pistola sul comodino, carica e col colpo in canna. Ma le successive indagini hanno permesso di ricostruire anche quello che "Tonino ‘o Cinese" avrebbe fatto durante quell'anno e mezzo di latitanza, tra estorsioni, omicidi e vecchie alleanze.
Lo spessore criminale di Tonino ‘o Cinese
Nel decreto di fermo emesso nei confronti di 8 persone per l'omicidio di Ottavio Colalongo ed eseguito ieri dai carabinieri viene rievocata anche la "storia criminale" di Aloia e i suoi contatti con altri malavitosi, in particolare con Nicola Luongo ed Antonio Covone, entrambi già detenuti e anche loro tra i destinatari del decreto, così come Andrea Aloia, fratello di Antonio (arrestato nel 2023 da latitante).
Covone e Luongo, ricostruisce il pm, risultano legati al clan Nino-Pianese, mentre Aloia, già nel 2003, era ritenuto affiliato al clan di Antonio Di Buono, alias "‘o Marcianisano", a sua volta alleato del gruppo di Domenico La Montagna, quest'ultimo attivo a Caivano e alleato dei Nino-Pianese.
Aloia è stato condannato per aver preso parte a uno dei delitti cruciali della faida che in quegli anni ci fu tra i gruppi di camorra attivi tra Acerra e Caivano, avvenuto nel settembre 2023 in un bar di Caivano: l'agguato in cui venne ucciso Pasquale Castaldo, alias "Pasquale ‘o Farano, e vennero feriti Luigi Zampella, uomo di fiducia della vittima, e Michele Petraglia, pensionato che si trovava nelle vicinanze.
Inoltre è stata documentata la vicinanza tra Aloia ed esponenti del clan Cava, in particolare con Bernardo Cava, detto "Alduccio" (tra i destinatari del fermo), fratello del capoclan Antonio Cava "Ndò Ndò"): nel 2006, anche all'epoca latitante, il 47enne era stato arrestato a Candida (Avellino) e le indagini avevano svelato che proprio la provincia irpina era stata la base di partenza di Aloia per la gestione dei traffici illeciti nell'agro nolano.
"Ad Acerra pagano tutti a me"
Di Aloia si erano perse le tracce nell'agosto 2024, quando non era rientrato in carcere dopo un permesso premio dal carcere dove stava scontando 27 anni e 3 mesi di reclusione (per associazione mafiosa, detenzione illegale di armi, estorsione continuata e aggravata dal metodo mafioso), pena che sarebbe terminata nel 2030. La sua fuga è finita il 25 dicembre, quando i carabinieri lo hanno scovato in un appartamento di Gricignano d'Aversa, con la pistola carica sul comodino.
Durante la latitanza, però, sarebbe rientrato a pieno titolo nel giro. Almeno, è quello che avrebbe lui stesso detto in una videochiamata ad un imprenditore: "Ad Acerra pagano tutti a me". Fatti avvenuti tra il luglio e l'ottobre 2025, periodo in cui, in diverse occasioni, avrebbe imposto il racket al titolare di una scuola d'infanzia; la vicenda è quella per cui, oggi, i carabinieri gli hanno notificato una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere; tra i destinatari di questo provvedimento c'è anche Giovanni Tarantino (sottoposto anche a fermo per l'omicidio di Colalongo, insieme a Pasquale Di Norcia e Salvatore Giordano Pacilio.
Di Norcia e Tarantino sarebbero andati a casa dell'imprenditore e gli avrebbero passato un telefono col quale effettuare una videochiamata. "Mi riconosci? Sono Tonino ‘o Cinese" – gli avrebbe detto Aloia, aggiungendo che ad Acerra "stanno pagando tutti a me" e che anche lui avrebbe dovuto fargli "un regalo". La richiesta sarebbe stata reiterata altre volte da Pacilio, sempre per conto di Aloia.
L'omicidio di Ottavio Colalongo a Scisciano
E sarebbe stato, ancora, "Tonino ‘o Cinese" l'esecutore materiale dell'omicidio di Ottavio Colalongo, ucciso a Scisciano (Napoli) il 17 dicembre 2025, pochi giorni prima dell'arresto a Gricignano d'Aversa. Aloia sarebbe stato prelevato da un complice nell'Avellinese, che lo avrebbe portato fino al luogo dell'omicidio. Lì avrebbe sparato a Colalongo facendolo cadere dallo scooter per poi premere il grilletto altre cinque volte mentre era a terra, puntando alla testa. La scena è stata ripresa da alcune telecamere di videosorveglianza.
Poi, la fuga, in sella a un Transalp guidato da un complice. Mentre i killer si stavano allontanando, però, avevano perso il controllo della moto ed erano finiti a terra. E, mentre risalivano sul mezzo, avevano visto dei lampeggianti in avvicinamento: era un'ambulanza ma, credendo che fosse una pattuglia, erano scappati a piedi, lasciando a terra il Transalp, il borsello e la pistola, tutto recuperato poco dopo dai carabinieri.