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La convivente lo narcotizza e lo evira nel sonno, il Tribunale dispone il giudizio immediato: a processo 35enne

La donna accusata di aver narcotizzato il compagno a pranzo e di averlo evirato nel sonno. Si costituiranno parte civile la moglie e i figli della vittima.
Immagine di repertorio
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Un pranzo a tavola, i farmaci sciolti nel piatto, il sonno indotto e poi la mutilazione. È la ricostruzione su cui ruota l'accusa nei confronti di Muna Sunjida Afrine, la 35enne che il Tribunale di Nocera Inferiore ha appena rinviato a processo per il caso che a inizio maggio ha riportato l'attenzione su Angri, in provincia di Salerno. I giudici hanno disposto il giudizio immediato: significa che per la donna si va direttamente in aula, saltando l'udienza preliminare, perché la prova a carico è ritenuta evidente. La vittima è Mizanur Rahman, all'epoca dei fatti 41enne, di origine bengalese come l'imputata.

L'aggressione risale al 1° maggio 2026. Secondo l'imputazione, la donna avrebbe somministrato farmaci a Rahman durante il pranzo per provocarne la sonnolenza, approfittando poi del suo stato di incapacità per colpirlo e cagionargli l'evirazione. L'organo, portato in ospedale conservato nel ghiaccio, non è stato possibile riattaccarlo. Lo aveva spiegato già a maggio l'avvocato Angelo Pisani, difensore della persona offesa: l'uomo è stato operato, le condizioni si erano stabilizzate, ma la mutilazione è risultata irreversibile e la vittima dovrà essere seguita in urologia. Pisani assiste Rahman a titolo gratuito e chiede ora una pena severa. «Non è stata colpita soltanto una parte del corpo di un uomo, ma è stata devastata la sua identità, la sua dignità, la sua serenità, il suo futuro – afferma il legale -. Mizanur è una vittima che porterà per sempre sul proprio corpo e nella propria anima le conseguenze di una violenza che non può e non deve essere minimizzata». Il difensore insiste sul tema che porta avanti da settimane: la parità di trattamento tra vittime di sesso diverso. «Da anni ripetiamo una verità semplice che qualcuno continua a ignorare: la violenza non ha sesso. Lo stesso rispetto, la stessa attenzione e la stessa solidarietà devono essere garantiti quando la vittima è un uomo».

Nel procedimento si costituiranno parte civile la stessa vittima, la moglie e i figli di Rahman – assistiti dall'avvocato Francesco Laudisio – e l'associazione Potere ai Diritti con il Team Antiviolenza 1523.it, rappresentata dall'avvocato Sergio Pisani. C'è anche un risvolto concreto e immediato per l'uomo: secondo quanto riferito dalla difesa, al momento Rahman non è in grado di lavorare né di pagare l'affitto di casa, e per questo i legali rivolgono un appello a istituzioni e opinione pubblica perché la vittima non venga lasciata sola. La data del processo davanti al Tribunale di Nocera Inferiore stabilirà il calendario delle udienze.

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