La catena di abbigliamento Piazza Italia in amministrazione giudiziaria. L’accusa: si affidava a ditte cinesi indagate per sfruttamento

"Piazza Italia" finisce in amministrazione giudiziaria per un anno. La famosa catena di abbigliamento con sede a Nola, in provincia di Napoli, tra i leader italiani del fast fashion, si sarebbe affidata a ditte esterne cinesi indagate per lo sfruttamento dei lavoratori. Questa l'ipotesi della Procura della Repubblica di Prato, che ha chiesto e ottenuto dal Tribunale di Misure di Prevenzione di Firenze il provvedimento di applicazione della misura di prevenzione della amministrazione giudiziaria nei confronti della Piazza Italia Spa, società per azioni con punti vendita in tutto il Paese. È stata nominata amministratore giudiziario, l'avvocata Marcella Vulcano, che porterà avanti l'attività produttiva, senza impatti sui lavoratori e consumatori, e relazionerà della sua attività al giudice delegato. Si tratta del primo provvedimento di questo tipo in Toscana. Nessun rappresentante di Piazza Italia risulta indagato. L'azienda potrà fare ricorso. Al momento, si tratta solo di ipotesi investigative, è bene precisare e tutte le parti potranno spiegare le loro ragioni nel corso del prosieguo della vicenda.
Il comunicato di Piazza Italia: "Siamo contro lo sfruttamento del lavoro"
Piazza Italia spa, in un comunicato stampa pubblicato sul suo sito il 2 febbraio, scrive: "Piazza Italia S.p.A., con riferimento al provvedimento di amministrazione giudiziaria adottato dal Tribunale di Firenze, dichiara il proprio impegno nel contrasto a qualsiasi forma di sfruttamento del lavoro, fenomeni che la Società non tollera e che sono radicalmente incompatibili con i propri valori e principi. La Società conferma la propria piena fiducia nell'operato delle Autorità competenti e assicura la massima collaborazione. Piazza Italia S.p.A. prosegue con gli attuali organi sociali l'attività nel rispetto della legalità e dei principi di responsabilità e trasparenza e nel rafforzamento dei presìdi di controllo e monitoraggio lungo la filiera produttiva".
L'ipotesi della Procura: lavoratori sfruttati dalle ditte cinesi esterne
Secondo l'ipotesi degli investigatori, la società si sarebbe avvantaggiata rispetto ai concorrenti, affidando la produzione di capi di abbigliamento, fin dal 2022, a due ditte cinesi, l'Infinity Design e la Chic Girl srl – attive nel distretto del pronto moda pratese – i cui titolari, quattro imprenditori asiatici, oggi sarebbero indagati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Il condizionale è d'obbligo, perché durante i controlli non sarebbero stati trovati i contratti con le due ditte. Le indagini si sono avvalse di perquisizioni e intercettazioni per ricostruire la filiera.
Il sistema avrebbe previsto l'impiego di manodopera anche con turni di 12 ore, sette giorni su sette, con paghe inferiori a quelle previste dal contratto nazionale di lavoro. In questo modo, si sarebbe potuto raggiungere un margine di profitto del 300 per cento, rispetto ai costi di produzione. In questo sistema, secondo i magistrati, la responsabilità di Piazza Italia sarebbe stata quella di non controllare le ditte esterne. Il committente, in pratica, non avrebbe vigilato.
Le indagini degli investigatori partite nel 2023
Le indagini avrebbero fatto le prime mosse nel giugno 2023, con diversi controlli ispettivi eseguiti dall'Ispettorato del Lavoro presso le ditte cinesi ed ulteriori controlli di Polizia Locale e Guardia di Finanza. Nel corso delle perquisizioni non sarebbero stati trovati i contratti per le commesse affidate alle due aziende cinesi. Mentre sarebbe emerso che alcuni lavoratori avrebbero lavorato senza contratto. Un operaio avrebbe riferito agli investigatori di lavorare per 35 euro per 12 ore al giorno, tutti i giorni, con pause ridotte.