"Italat – vera mozzarella italiana", dice il cartello. Sotto, lo slogan: freschezza in tavola. Siamo a Zimbor, comune da 1.135 abitanti nel distretto di Salaj, in Romania. Area a vocazione profondamente agricola, un paio di strade di campagna circondate da campi, capannoni e villette rurali che si affacciano sulla lingue di asfalto malridotto. Tutt'altro che una zona ricca. È qui, a a 2mila chilometri da Capaccio – Paestum, che si trova una delle aziende casearie più importanti della Transilvania, la Italat – Paestum Srl, leader nel settore.

Secondo gli inquirenti fa parte delle società riconducibili all'imprenditore Roberto Squecco, arrestato oggi dalla Polizia e indicato come dominus occulto dietro il sistema ambulanze e onoranze funebri tra Agropoli, Acerno e Capaccio (Salerno). Le indagini hanno portato al sequestro di beni per complessivi 16 milioni di ieri; una galassia di proprietà e assetti societari intestati a prestanome, tra familiari e collaboratori di Squecco, a cui gli inquirenti sono arrivati risalendo controcorrente un fiume di fatture false e società cartiera. Il provvedimento era stato richiesto anche per il caseificio (ma rigettato), mentre sotto chiave è finito un terreno di 4.600 metri quadrati, anche quello destinato ad attività del settore caseario, che si trova a Zimbor e poco distante dall'azienda. Le indagini erano partite nel 2019, quando, dopo l'elezione del sindaco Franco Alfieri (non coinvolto nell'inchiesta) per festeggiare un carosello di ambulanze sfilò tra le strade di Capaccio.

Mozarelle e camorra

Per gli inquirenti Squecco è vicino al clan camorristico Marandino, attivo a Capaccio – Paestum e in altri comuni della Piana del Sele: nel 2014 è stato arrestato con l'accusa di estorsione aggravata e di essere legato al clan che faceva capo a Giovanni Marandino; per quei fatti è stato condannato in via definitiva, con parziale riforma nella forma tentata del delitto estorsivo aggravato dal metodo mafioso. Nonostante il precedente penale l'imprenditore, rilevano gli inquirenti, continuava ad avere rapporti con comuni, enti e associazioni, rivestendo nei fatti un ruolo che non era compatibile con quello con cui figurava, ovvero semplice dipendente di una ditta di onoranze funebri.

La Italat – Paestum si era imposta sul mercato non solo a Zimbor, ma era una realtà nota in tutta la Transilvania. Un esempio di come si poteva valorizzare una zona isolata e una risorsa, di una occasione che non era stata colta dalle autorità locali ma da quegli italiani arrivati da lontano che avevano messo su un'azienda in grado di diventare punto di riferimento del mercato.

Da Google Maps
in foto: Da Google Maps

"Gli italiani hanno una fabbrica di mozzarelle a Zimbor"

Dell'allevamento si parla in un articolo a firma di Nora Dumitrescu sul Transilvania Business Magazine, la rivista dedicata all'economia in Transilvania, datato 24 novembre 2019 e intitolato "Bivolii, comoara neexploatată de sălăjeni", ovvero "Bufali, il tesoro inutilizzato della gente di Sălaj". Parla del progetto nazionale presentato ad Adrian Oros, ministro dell'Agricoltura di fresca nomina, dallo studente universitario Avram Fițiu: un piano per il rilancio della zootecnia e della gastronomia.

Lo studente cita come esempio le politiche degli altri stati europei, tra cui Germania e Gran Bretagna, che negli anni hanno aumentato le mandrie di bufali per lo più acquistando animali in Romania, dove, di contro, il numero era diminuito. "Gli italiani – si legge – ci hanno dato una lezione ancora più dura, installando a Zimbor, nella contea di Sălaj, una fabbrica che produce mozzarelle per l'esportazione in Italia".

Tracce precedenti dell'azienda si trovano in un articolo del 2011, pubblicato sul giornale online Adevarul ("Verità"): parla del lavoro nero, citando tra i settori più a rischio quelli dell'industria alimentare, del commercio, dell'edilizia e dei panifici, e cita la Italat tra le aziende dove gli ispettori della cooperativa agricola Transilvania Ovicarn hanno scoperto sette persone non in regola.