Inchiesta gettoni Municipalità, nuove lettere ai consiglieri: chiesti fino a 2mila euro

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Una raccomandata inviata dal Comune di Napoli con la richiesta di restituzione
Notificate nuove lettere ai consiglieri con richieste di restituzione dei gettoni per commissioni dubbie. La replica: “Non siamo ladri, pronti a ricorsi”

Notificate decine di nuove lettere di diffida a restituire i gettoni ai consiglieri municipali di Napoli per riunioni delle commissioni considerate illegittime. Chieste cifre fino a quasi 2mila euro per il periodo tra luglio e dicembre 2016. Si tratta della seconda ondata di notifiche partite dal Comune di Napoli ai consiglieri inviate a settembre, come anticipato da Fanpage.it. In estate erano state inviate le lettere solo in quattro Municipalità su dieci (I, VI, IX e X), adesso sono state inviate anche alle altre.

In alcuni casi sono state considerate irregolari addirittura quasi 40 commissioni su 60, in pratica il 60 per cento. Si tratta, come già precisato in passato, non di richieste di rimborso, ma di costituzione in mora e atto interruttivo della prescrizione, ossia comunicazioni stragiudiziali che servono unicamente ad interrompere i termini della prescrizione, visto che c'è una indagine in corso della Corte dei Conti della Campania che potrebbe arrivare a produrre i primi inviti a dedurre.

Analogamente, queste lettere non vanno considerate come avvio di un contenzioso con l'amministrazione, cosa che avrebbe far potuto scattare il rischio dell'incandidabilità per la legge Severino. Il titolo è: "Restituzione delle somme indebitamente percepite a titolo di gettoni di presenza per la partecipazione alle Commissioni Consiliari Permanenti della Municipalità nel periodo luglio-dicembre 2016 – Costituzione in mora e atto interruttivo della prescrizione. Comunicazione di avvio del procedimento". Le missive sono state inviate dai direttori delle Municipalità, al termine di "specifici approfondimenti amministrativo – contabili inerenti alle modalità di svolgimento delle Commissioni Consiliari Permanenti – si legge nel documento – con particolare riferimento alle sedute tenutesi nel periodo da luglio a dicembre dell'annualità 2016".

Viene comunicato poi l'esito dell'istruttoria finalizzata a verificare la conformità delle Commissioni. Per ogni seduta, infatti, ai consiglieri, che non percepiscono indennità, andava un gettone di 46,48 euro. Nelle lettere viene precisato a quante commissioni il consigliere ha partecipato in quei 6 mesi e quante di queste "non sono risultate conformi al disposto dell'articolo 65, comma 1, del Regolamento delle Municipalità, approvato con Deliberazione di consiglio comunale 68 del 21 settembre 2005. Non viene però specificato quali sono le commissioni "incriminate", né quali sarebbero le contestazioni.

L'articolo 65, poi cambiato recentemente dal Comune, prevedeva che alle Commissioni consiliari permanenti, nelle materie attribuite, competesse di esprimere pareri, presentare emendamenti, dopo una istruttoria, su ciascuna proposta di deliberazione da sottoporre all'approvazione del Consiglio. Inoltre, compito delle commissioni era esprimere parere e redigere relazioni anche su altre questioni a richiesta degli organi di governo della Municipalità e della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi Consiliari. Per il Comune, se non sono stati assolti questi requisiti, quindi, la riunione va considerata illegittima. Si parla addirittura di "un'ipotesi di indebito oggettivo ai sensi dell'articolo 2033 del Codice Civile, in quanto priva di idonea causa giustificativa della spesa". Da qui, la richiesta della restituzione dei soldi entro 15 giorni.

Le proteste dei consiglieri e i ricorsi

Ma i consiglieri municipali non ci stanno. Nessuna appropriazione indebita, secondo gli esponenti dei parlamentini, che rifiutano di essere trattati come "ladri". Molti consiglieri si sono già rivolti agli avvocati ed hanno inviato le lettere di controdeduzione al Comune. Le riunioni, a loro giudizio, sarebbero legittime, perché avallate da personale amministrativo e dirigenziale. Le commissioni all'epoca furono verbalizzate. Le richieste di pagamento autorizzate da ragioneria e amministrazione. All'epoca nessuno sollevò dubbi. La sensazione, sostengono, è che questa azione in autotutela serva a tutelare il personale amministrativo, scaricando sui consiglieri.

Peraltro, obiettano alcuni consiglieri, chi ha fatto accesso agli atti non avrebbe ricevuto risposta entro i 15 giorni concessi dal Comune per regolarizzare. Il sistema, come si diceva, adesso è cambiato. Quando una commissione non rispetta il regolamento, la dirigenza non autorizza il pagamento del gettone. Altro problema riguarda anche i rimborsi e i permessi per i datori di lavoro. Perché se quelle riunioni di commissione dovessero risultare non valide, verrebbero meno anche i permessi concessi all'epoca. Sotto i riflettori anche una delibera approvata l'anno scorso in Comune con la quale i dirigenti che sbagliano sono stati chiamati a responsabilità e a pagare. Uno spartiacque che avrebbe cambiato radicalmente i rapporti.

Tra i destinatari della diffida anche Giuliana De Lorenzo, ex presidente della III Municipalità e oggi consigliera locale del Pd, che in questi anni si è battuta attivamente e quotidianamente per tante problematiche del territorio: "Anche a me, come a tanti consiglieri – scrive – è arrivata la messa in mora del Comune di Napoli, una situazione assurda e paradossale. Ho semplicemente svolto per quasi dieci anni, il mio ruolo seguendo prassi adottate da anni, anche prima del mio mandato. E ora dovremmo rimetterci per errori che non dipendono da noi, ma dai soliti dirigenti burocrati, al contrario di noi, lautamente retribuiti, che quando c’è da assumersi le proprie responsabilità finiscono sempre per scaricarle sugli altri. È davvero paradossale che chi lavora sul territorio e si assume ogni giorno il peso del rapporto con i cittadini, senza mai esimersi anche da aspre critiche, debba pagare per errori altrui, mentre chi avrebbe dovuto assumersi le proprie responsabilità finisce per scaricarle su altri".

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