“Il Palazzo Reale di Napoli può diventare il biglietto da visita della città. Nell'immagine collettiva è legato alla vista della facciata che dà su piazza del Plebiscito. Ma l'edificio è molto di più. Ha degli affacci unici sui giardini romantici e pensili che guardano al mare. Il progetto che ho presentato al ministero vuole valorizzare questo aspetto, creare un nuovo percorso di accesso che dal Maschio Angioino arriva a Palazzo Reale. I visitatori che sbarcano al Porto e arrivano dalla piazza devono avere la percezione di avvicinarsi a una residenza Reale”. Non ha dubbi Mario Epifani, nuovo direttore del Palazzo Reale di Napoli – sostituirà l'uscente Paolo Mascilli Migliorini che a Fanpage.it dice: “Voglio riportare il Palazzo Reale di Napoli alla dimensione europea che gli appartiene in quanto sede di una corte che ha sempre avuto un respiro europeo”.

Mario Epifani, romano, storico dell'arte. Ha studiato alla Scuola di Specializzazione in Storia dell'Arte dell'Università La Sapienza. Epifani è specializzato nei disegni napoletani del ‘6-‘700, per i quali ha conseguito il dottorato alla Federico II di Napoli. Prima di arrivare a Napoli ha lavorato per 10 anni a Torino, prima all'Armeria Reale presso il ministero dei Beni Culturali, poi in Soprintendenza, come Direttore di Palazzo Chiablese. Dallo scorso luglio è a Capodimonte, in qualità di storico dell'arte, incarico però che a breve lascerà per dedicarsi interamente a Palazzo Reale, dove si insedierà probabilmente tra circa un mese. “Con il direttore Bellenger – dice – abbiamo cominciato a fare un bel lavoro, purtroppo i due incarichi sono incompatibili. Una collaborazione che potrebbe però proseguire in altre forme”. il suo incariuco rientra tra le 13 nomine di direttori di musei firmate dal ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. 

In che modo?

“Mi piacerebbe sviluppare il dialogo con il Museo di Capodimonte e la Reggia di Caserta in quanto residenze borboniche”.

Potrebbe esserci un giorno un unico ticket?

“È prematuro dirlo, ma in interviste recenti, sia il direttore del Museo di Capodimonte che la direttrice della Reggia di Caserta hanno espresso il desiderio di lavorare insieme per favorire la creazione di un circuito storico. I tre complessi hanno una osmosi di opere d'arte, dipinti, arredi che hanno circolato da un palazzo all'altro nel corso del tempo e quindi è necessario dialogare costantemente”.

Qual è il suo progetto per il Palazzo Reale di Napoli?

“Il progetto che ho presentato insiste molto sulla internazionalizzazione e sul reinserimento del Palazzo Reale di Napoli in una rete europea che gli appartiene storicamente in quanto sede di una corte che ha sempre avuto un respiro europeo. L'altro aspetto che voglio curare è un migliore inserimento del Palazzo nei circuiti turistici che potrebbero diventare un biglietto da visita della città. Progetti che in parte sono già stati avviati per migliorare l'accoglienza. Trovandosi proprio nel cuore della città, vicino al Porto, in pieno centro storico, voglio favorire un percorso di visita della città”.

Quali soluzioni propone?

“Anche se il palazzo è vicino al Porto, l'accesso da lì non è molto felice. Si è già pensato alla possibilità di ricostruire un accesso che parta da Castel Nuovo, residenza degli Angioini e degli Aragonesi, e arrivi fino al Palazzo Reale, dimora dei Vicerè e poi dei Borbone e dei Savoia. Un percorso che racconti meglio la storia di Napoli. Insomma, va valorizzata la connessione che va da piazza Municipio e dal Porto a Palazzo Reale. Non c'è solo piazza del Plebiscito. L'idea è sfruttare questi vari affacci bellissimi del Palazzo, con la parte del giardino romantico e del giardino pensile. Tenendo conto ovviamente dei vicini di casa: il Teatro San Carlo, la Biblioteca Nazionale e la Soprintendenza. È una porta sul mare, per chi arriva via mare da Napoli. Bisogna insistere su questa posizione cardine della città”.

Ci saranno nuovi lavori?

“Palazzo Reale è stato recentemente restaurato. È stata rimessa a nuovo la facciata. Adesso si tratta di gestire il percorso, di decidere come usare gli spazi e creare percorsi anche per i visitatori che arrivano dal Porto e dalla piazza e devono avere la percezione di entrare in una residenza Reale”.

Curerete di più il giardino?

“Il giardino del Palazzo Reale condivide lo spazio di accesso alla Biblioteca Nazionale. Era stato restaurato tempo fa, io l'ho trovato un po' trascurato, come manutenzione. Va valorizzato assieme agli altri spazi aperti: dai cortili ai giardini, i collegamenti con il Teatro San Carlo e la Biblioteca”.

Cosa altro prevede il suo progetto?

“Si può migliorare la narrazione della storia del Palazzo Reale, come residenza, dalle origini ai giorni nostri, cercando di raccontare di più e meglio le vite che vi si sono svolte, le varie dinastie che l'hanno abitato, di dare un'idea di un luogo vissuto che forse ora nella visita non si percepisce pienamente”.

Ci sarà spazio per gli eventi?

“Ci sono il Teatrino di Corte e spazi ampi che in modo adeguato si possono sfruttare sia per spettacoli che per l'installazione di arte contemporanea. Così come il cortile e lo scalone, studiando di volta in volta gli eventi”.