Gli operai sono a lavoro, le serrande sono state già cambiate, restano da aggiustare i buchi all'ingresso, le vetrate e tutto il resto, nel negozio di assistenza per caldaie di Bianca Pinelli, l'imprenditrice napoletana che ha visto i suoi locali ai Colli Aminei distrutti da una bomba della camorra la notte tra il 20 e il 21 aprile. Bianca porta avanti l'attività di famiglia, abita proprio nella zona collinare della città e non ha mai ricevuto alcuna richiesta di estorsione da parte dei clan. La solidarietà che si è prodotta intorno a lei dopo la bomba le ha dato la forza per continuare. "Siamo tutti Bianca" lo striscione è ancora appeso difronte al suo esercizio commerciale al civico 173 di Viale Colli Aminei. Associazioni di categoria, colleghi, istituzioni, partiti politici, ma soprattutto tanta gente comune che ha voluto portare la solidarietà a Bianca e dare un segnale chiaro ai clan.

Nessuna minaccia: "E' grave non capire cosa succede nel crimine organizzato"

"Ho sentito l'esplosione, ma onestamente credevo si trattasse di una bombola di gas – spiega Bianca Pinelli a Fanpage.it – poi quando siamo arrivati qui lo sconcerto e le domande senza risposta hanno preso il sopravvento". In 25 anni mai nessuna richiesta estorsiva: "La camorra non mi ha mai minacciato e paradossalmente me lo sarei augurato, ricevere una intimidazione o una richiesta estorsiva ti mette in allerta, ed invece nulla". Il negozio non era videosorvegliato, l'imprenditrice non aveva un'assicurazione contro il danneggiamento, nessuna avvisaglia che un attentato dinamitardo potesse capitare proprio a lei.

"Sono consapevole che questi attentati li fa la camorra perché è roba che si vedeva negli anni ottanta – spiega – sono anni che non ci sono episodi simili e questo è ancora più grave, non avere la conoscenza degli scontri e delle dinamiche che riguardano la criminalità organizzata è grave, qualcosa è cambiato oltre ogni ragionevole dubbio". I danni sono tanti: "Le serrande, i macchinari in esposizione, i vetri, i marmi, tutto distrutto", l'imprenditrice ci mostra anche i grandi pezzi di metallo che si sono conficcati nelle pareti e che insieme ai suoi collaboratori ha dovuto rimuovere uno ad uno. Dopo l'ondata di arresti che ha coinvolto i clan di Miano e le operazioni che hanno visto in manette quelli del Vomero, i Colli Aminei, zona cuscinetto tra due quartieri con una presenza della camorra più organizzata e radicata, non si aspettavano un episodio simile. "

Grande solidarietà: "Devono capire che ci si può affidare allo Stato"

Il sabato successivo alla bomba centinaia di persone si sono mobilitate per sostenere Bianca e i suoi collaboratori. In prima fila il presidente della Municipalità 3, Ivo Poggiani, il segretario del Partito Democratico napoletano Marco Sarracino, il senatore Sandro Ruotolo, la Camera di Commercio, ma soprattutto tanti cittadini comuni. E' questo l'elemento di reazione più importante dopo la bomba che ha colpito il negozio di Bianca, un quartiere che non rimane in silenzio. "La mia attività era ed è il nostro sogno, l'abbiamo costruita insieme ai nostri collaboratori, quindi resto qui, continuiamo a lavorare – sottolinea Bianca – attendo fiduciosa risposte e soddisfazione, lo devono a me ed a tutti i lavoratori onesti, devono capire che ci si può affidare alle forze dell'ordine, che qualsiasi lavoratore onesto con un problema può ottenere giustizia". La Polizia sta indagando a fondo e sta provando a stingere il cerchio sugli autori dell'attentato. Lo striscione "Siamo tutti Bianca" resta a monito di un quartiere che non vuole abbassare la testa davanti alla violenza della camorra.