La scomparsa di Diego Armando Maradona ha fatto subito tornare alla mente molti ricordi extracalcistici e legati al suo grande cuore. Negli anni, Maradona ha sempre voluto essere quel "ragazzino" che proveniva dalla periferia di Buenos Aires, e non ha mai fatto nulla per nasconderlo. Anzi: era lui stesso a ricordarlo, e lo ebbe chiaro fin dall'inizio, da quando arrivò a Napoli nel 1984 spiegando di voler diventare "l'idolo dei ragazzini poveri di Napoli", come già aveva fatto in Argentina. Tante le iniziative di beneficenza, e tante le occasioni davanti alle quali il campione argentino aveva dato prova della sua grandezza. Partendo dalla più nota, quella avvenuta in un freddo giorno d'inverno, ad Acerra.

Quando rischiò le gambe per un piccolo tifoso

Era il gennaio del 1985, appena sei mesi dopo il suo arrivo al Napoli. Non aveva vinto nulla, anzi: il Napoli era anche partito male ed era già tagliato fuori dalla corsa scudetto. Ma Diego stava iniziando a carburare: in quel gennaio, freddo mese invernale, segnò due reti nella vittoria all'Udinese al San Paolo ed il gol partita a Firenze contro la Fiorentina. Un amico di Pietro Puzone, suo compagno di squadra, racconta al calciatore napoletano di un problema di salute del figlio piccolo, che deve operarsi in Francia. Ma soldi non ce ne sono. E allora Puzone, acerrano doc, ne parla con il compagno di squadra Diego: l'idea è un'amichevole allo Stadio San Paolo, che però non si può fare. Diego però prende a cuore le sorti del bambino, e accetta di giocare un'amichevole ad Acerra, comune dove vive il bimbo, trascinandosi dietro anche mezza squadra titolare.

 

Il campetto è sgangherato, il terreno è fangoso per la pioggia: c'è il rischio, insomma, che qualcuno si faccia male. Diego però sfida tutto e tutti (leggenda vuole che abbia pagato di tasca sua i 12 milioni di lire della sua assicurazione per avere il via libera), e scende in campo lo stesso. In poco tempo, arrivano a migliaia. "Ci sta Maradona", il passaparola è immediato. C'è chi neanche ci crede. Finché in diecimila (la tribuna poteva contenerne solo 5mila) lo vedono palleggiare, nel parcheggio di quel campetto, tra il fango, pronto a scendere in campo. Ed è subito delirio: foto di rito, abbracci, poi tutti in campo. E in un lampo viene raccolta così la cifra necessaria a far operare in Francia il suo piccolo tifoso: 20 milioni di lire, operazione riuscita e il piccolo torna a Napoli in perfetta salute.

La beneficenza anche in piena pandemia da Covid

Quello di Acerra non è il solo episodio che testimonia la generosità di Diego, sebbene sia quello più conosciuto. Sono state tantissime le sue iniziative per fare beneficenza: una delle ultima avvenne pochi mesi fa, in piena pandemia di coronavirus. Per gli aiutare gli abitanti del barrio Renè Favaloro di Buenos Aires, comprando loro dispositivi di protezione e cibo, mise all'asta la sua storica maglia dell'Argentina, quella indossata al Mondiale 1986, con tanto di autografo "Andremo Avanti". Ceduta in pochi giorni, era stato in grado di raccogliere cento chili di cibo e valanghe di dispositivi di protezione per gli abitanti del quartiere.

Qualche anno prima, dopo aver vinto una causa contro la Konami per aver utilizzato il suo nome in un videogioco di calcio, utilizzò la cifra ottenuta per costruire campi di calcio per i bambini a Tandil, vicino Buenos Aires. Ma l'elenco di tutte le opere di beneficenza di Diego sarebbe lunghissimo. E molte di esse rimarranno nell'ombra o svelate solo da chi ne ha potuto usufruirne: perché Diego come tutti i grandi campioni non amava pubblicizzarle di persona.