Il Consiglio regionale della Campania non riesce ancora a decidere 8 presidenti di commissione: la maggioranza continua a litigare

«Abbiamo chiuso» e «Stiamo per chiudere» sono le frasi più usate nel corridoio che porta al Consiglio regionale della Campania, in queste prime sedute affollato di curiosi e di tutte quelle persone legate alla politica o direttamente interessate a ciò che accadrà a breve. Cosa occorra «chiudere» lo sanno tutti, è la partita delle otto commissioni consiliari permanenti del Consiglio campano, fondamentale cinghia di trasmissione della macchina politica regionale. Senza commissioni niente leggi ma, soprattutto, niente bilancio. Niente bilancio uguale niente soldi e un ente in esercizio provvisorio che va avanti col contagocce dei dodicesimi non è in grado di pianificare niente.
La storia delle commissioni è diventata più complicata e più difficile di ciò che sembrava all'inizio e in questa difficoltà si vede tutta la differenza tra la precedente giunta di Vincenzo De Luca e quella guidata oggi da Roberto Fico. De Luca era un uomo solo al comando, solitario nelle decisioni. Il pro in questo caso è quello di decisioni immediatamente operative. Con Fico c'è anche una squadra a decidere e le forze politiche hanno il loro peso, si concerta. Il contro, nel Paese delle eterne discussioni, è il rischio della lite continua.
«Quoad vides?» si domanda un'installazione artistica collocata dinanzi ad uno dei varchi d'accesso dell'Aula consiliare. Al momento l'orizzonte ottico della neonata giunta è nebbioso. Stamane gli assessori si sono presentati ai consiglieri; qualcuno come Mario Casillo del Pd, in quei banchi ha passato anni e ora è al fianco di Fico da vicepresidente con delega ampia e licenza di trattare politicamente su fatti delicati. Alla destra dell'ex presidente della Camera, invece, c'è Claudia Pecoraro, M5s, assessora all'Ambiente.
Roberto Fico: "Non sarò capo di una giunta in campagna elettorale permanente"
In Consiglio risuonano le tensioni delle trattative per le commissioni, ma non solo. In quel posto da governatore per un decennio si è seduto De Luca che da giorni lancia da Salerno missili su tutto il mondo politico campano che non sia se stesso. Fico non replica mai direttamente, ma nel suo discorso ci sono risposte chiare a ciò che non sarà la sua gestione: «La mia non sarà una giunta in propaganda elettorale permanente e non forzerò gli atti solo per mettere una bandierina».
Ad ascoltare ci sono tutti, tranne Giovanni Zannini, recentemente rieletto con Forza Italia ma nelle passate legislature deluchiano di ferro, martedì raggiunto da una richiesta d'arresto da parte della Procura di Santa Maria Capua Vetere per ipotesi di reati di corruzione, falso e truffa, richiesta che dovrà essere valutata dal gip a seguito di interrogatorio.
Fico fa un passaggio sui trasporti: «Sono un problema, lo sappiamo tutti. Non servono spot ma interventi strutturali». Di fianco Casillo, assessore al ramo e dunque (anche) al guaio Circumvesuviana ascolta, silenzioso. La chiusura è da Cinque Stelle old school: «Vogliamo un Consiglio che controlli il nostro lavoro, risponderemo sempre con atti, in piena trasparenza». Ascoltano anche gli altri assessori, diligentemente: Enzo Cuomo, Andrea Morniroli, Claudia Pecoraro, Enzo Maraio, Angelica Saggese, Fiorella Zabatta e Maria Carmela Serluca. Ascolta senza far trapelare mezza smorfia Fulvio Bonavitacola: per dieci anni è stato alla destra di De Luca ed era lui l'anello tra giunta e Consiglio, ora è un assessore in una giunta molto diversa dalle precedenti ed è l'anello di congiunzione sì, ma tra Palazzo Santa Lucia e lo "sceriffo" arroccato a Salerno.
Si fa cenno anche alla questione sanità, ovviamente, ma sulla Regione aleggia un altro guaio: nell'inchiesta su Zannini risultò indagato con l'accusa di concussione anche Antonio Postiglione, Direttore Generale per la Tutela della Salute e il Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale, altro fedelissimo di De Luca. Fico non vuol commentare la notizia delle indagini ma è chiaro che anche lì dovrà metter mano.
L'unico a parlare di un provvedimento concreto da approvare rapidamente è il più giovane consigliere di maggioranza: Davide D'Errico, di Lista Fico. Ha di recente messo nero su bianco e annunciato a mezzo stampa una mozione sul salario minimo regionale, affinché nessun lavoratore degli appalti regionali possa guadagnare meno di 10 euro l'ora ed è stato però cazziato dalla sua maggioranza per averlo fatto senza una preventiva discussione interna.
Il vero problema sono ancora i posti nelle 8 commissioni consiliari
Mentre Massimiliano Manfredi, presidente del Consiglio, spiega che la soluzione al rebus commissioni consiliari «potrebbe arrivare nel giro di qualche ora», l'ira funesta degli esclusi dalla partita delle presidenze si manifesta con un nome e cognome: Nino Simeone, capogruppo della lista che porta il nome del governatore, cioè Fico Presidente. Tre consiglieri ma è la compagine che non ha espresso un assessore e rischia di non avere commissioni o posti nell'Ufficio di presidenza.
Dice Simeone in Aula: «Coi colleghi dell'opposizione lavoreremo, c'è un minimo di dialogo. Cosa che non posso dire accade con tutti quelli della maggioranza». Quando lo dice, tutti posano i telefonini e lo ascoltano. «Sono un uomo libero, dico quello che penso. Qui dentro uno vale uno. Avrò un atteggiamento collaborativo, ma le cose bisogna dirle in faccia. Fateci lavorare».
E veniamo dunque al bubbone. La suddivisione delle presidenze in commissione, al momento è questa: 3 al Partito Democratico, 2 al Movimento Cinque Stelle, una a testa per "Casa riformista" (renziani); "A testa alta" (deluchiani) e Socialisti. Resterebbe fuori, un "sacrificio" chiesto per far quadrare il cerchio, la lista Fico Presidente. A meno che M5s non "ceda" una casella a loro, definiti da un esponente della maggioranza «i figli di nessuno».
Di sicuro restano fuori i gruppi che hanno solo 2 consiglieri, ovvero Alleanza Verdi e Sinistra e "Noi di centro" (mastelliani). Questi ultimi se la fanno andar bene così. Chi protesta è Avs, terza gamba del campo largo. Potrebbe avere un posto in ufficio di presidenza. Ma è un potrebbe, non una certezza. Rosario Andreozzi, il capogruppo fa capire chiaramente da giorni che la mortificazione del patto nazionale subìta in Regione avrà ricaschi.
È un sabba di nomi, ipotesi, strategie. Raffaele Aveta, M5s, Questore alle Finanze, si potrebbe dimettere per avere una commissione. Idem Lucia Fortini, (A testa alta) segretaria dell'ufficio di presidenza, ex assessora con De Luca. E si libererebbero due posizioni. Il Partito Democratico briga per ottenere le commissioni strategiche, come Bilancio, Sanità e Agricoltura. Lì dovrebbero andare Bruna Fiola, che chiede di guidare quella sulla Sanità, poi Loredana Raia all'Agricoltura e Corrado Matera o Franco Picarone al Bilancio. Potrebbe esserci un cambio, con Raia che diventa capogruppo Pd al posto dell'attuale, Maurizio Petracca che invece andrebbe a guidare una commissione. Nel M5S stallo su un nome, quello di Elena Vignati (all'ufficio di presidenza o a guidare una commissione) per questioni di equilibri interni al Movimento.
La commissione Trasporti e Urbanistica, strategica e contesa
E poi, l'altro grande problema: la commissione consiliare Trasporti e Urbanistica. La vuole "A testa alta" per dar continuità a progetti come il "Faro" ovvero la nuova sede della Regione Campania immaginata da De Luca in piazza Garibaldi a Napoli, progetto che vede contrario il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e non fa impazzire di entusiasmo il governatore Fico.
Poi i deluchiani vorrebbero tenere in Consiglio briglie strette su Casillo su temi come il management di Ente Autonomo Volturno, Eav, la società di trasporti che gestisce (anche) la Circumvesuviana. "A testa alta" propone dall'inizio Luca Cascone, ex assessore ombra di De Luca. Fico e Casillo non lo vogliono lì. Fra i deluchiani è pronta anche Lucia Fortini.
Perché Nino Simeone di Lista Fico, un papabile presidente della Trasporti (lo è stato a lungo al Consiglio comunale di Napoli) è stato bocciato? «La partita – riflette un consigliere di lungo corso, esponente di maggioranza – non è su Simeone in quanto tale ma è tra Casillo e il potente assessore comunale alle Infrastrutture Edoardo Cosenza, che con Simeone ha ottimi rapporti». Ai socialisti invece la commissione andrà a Giovanni Mensorio; "Casa Riformista", ambiva alla Sanità e non l'avrà, potrebbe avere la Protezione Civile.
Le 4 commissioni di garanzia al centrodestra
«Non appena avrò notizia della costituzione delle commissioni – assicura Manfredi – attiverò le procedure di urgenza per il loro insediamento». A seguire saranno insediate anche le commissioni di garanzia. Queste ultime sono 4 (le cosiddette "speciali") e sono presiedute dall'opposizione. Da martedì il nome di Zannini, papabile presidente della Trasparenza, non è più possibile. Forza Italia ha già avuto un questore in ufficio di presidenza, Livio Petitto, e dovrà fornire un altro nome, a meno che non ci vada Francesco Iovino della Lista Cirielli presidente. Fratelli d'Italia vuole la presidenza della commissione Anticamorra e Beni Confiscati.
La Lega vuole una commissione speciale guidata da Massimo Grimaldi su Mare ed evento America's cup 2027; Forza Italia invece chiede una commissione speciale d'inchiesta sul fenomeno dei femminicidi in Campania, Fratelli d'Italia con l'ex ministro Gennaro Sangiuliano che ne propone una sui problemi nel trasporto pubblico locale regionale.