I sette castelli di Napoli

Napoli è l’unica città al mondo ad avere ben sette castelli. Scopriamo insieme quali sono, quali possiamo ancora ammirare e quali, invece, sono ormai distrutti.
A cura di Giuditta Danzi
 

Nell’antichità Napoli contava all’interno delle sue mura perimetrali ben sette castelli, un caso unico al mondo. Queste fortezze, costruite in epoche diverse, servivano a difendere la città dagli attacchi provenienti soprattutto dal mare, ma non solo. Alcuni di questi sono ancora oggi ammirati dalle frotte di turisti che affollano la città partenopea, mentre alcuni sono in avanzato stato di degrado. Ecco l'elenco dei castelli di Napoli.

Castel dell’OvoCastel CapuanoMaschio AngioinoCastel Sant’ElmoCastello del CarmineCastello di Nisida | Fortezza di Vigliena

Castel dell’Ovo

Castel dell'ovo da via Partenope a Napoli (foto di Luca Aless).
Castel dell’ovo da via Partenope a Napoli (foto di Luca Aless).

In latino Castrum Ovi, è il castello più antico della città, risalente a epoca normanna. Sorge sull’isolotto di Megaride, che si collega al resto della città tramite un sottile istmo. Già nel I secolo a.c. vi fu costruita la Villa di Licinio Lucullo, fortificata poi nel V secolo. A costruire il castello su Guglielmo I di Sicilia, detto il Malo, durante la sua reggenza che è durata dal 1131 al 1166. Il nome Castel dell'Ovo deriva da una leggenda, secondo la quale Virgilio ha nascosto un uovo chiuso in una gabbietta alla base di Megaride. Il castello e la città che difendeva, sarebbero rimasti integri fino a quando non sarebbe stato trovato e distrutto quest’uovo.

Castel Capuano

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Castel Capuano

Castel Capuano è il secondo castello più antico di Napoli. Il suo nome deriva dalla vicina Porta Capuana e venne eretto come Castel dell’Ovo da Guglielmo I di Sicilia che lo rese residenza reale. Solo con la costruzione del Maschio Angioino venne sostituito da quest’ultimo, pur continuando ad ospitare familiari dei regnanti, funzionari e personaggi di spicco tra i quali ricordiamo Francesco Petrarca nel 1370. Nel XVI secolo, però, con don Pedro de Toledo si trasformò in palazzo di giustizia e carcere. Oggi si possono ancora ammirare gli affreschi del Salone della Corte d’Appello, la Sala dei Busti, dedicata ai più grandi giuristi partenopei e all’esterno, sul retro, la Fontana del Formiello.

Maschio Angioino

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Il Maschio Angioino o Castel Nuovo

Costruito tra il 1279 e il 1282 da Carlo I d’Angiò quando la capitale del regno fu trasferita da Palermo a Napoli, il Maschio angioino è stato sottoposto ad ampliamenti e ristrutturazioni già nei suoi primi 100 anni di vita. È chiamato anche Castel Nuovo perché nel ‘400 Alfonso d’Aragona lo trasformò in una fortezza più moderna. Non c’era più bisogno di torri alte e merlate per fronteggiare gli assalti, ma di torri che fossero in grado di resistere alle armi da fuoco. Anche sul Maschio Angioino c’è una leggenda: si dice che nei sotterranei ci fosse un coccodrillo che entrava nei sotterranei e trascinava via con sé i prigionieri. Sempre secondo la leggenda sarebbe arrivato lì per volere di Giovanna II (1373-1435) che lo avrebbe usato per liberarsi dei suoi amanti una volta soddisfatte le proprie voglie. Da visitare anche la sala del trono, ribattezzata Sala dei Baroni dopo la congiura del XV secolo, quando Ferrante I d'Aragona accortosi che i nobili ordivano contro di lui, li riunì in questa stanza e li fece arrestare, condannandone poi molti a morte. Nei sotterranei, nella fossa dei baroni, sono state trovate 4 bare senza iscrizioni, presumibilmente contenenti i corpi di alcuni dei nobili condannati.

Castel Sant’Elmo

Castel Sant'Elmo al Vomero
Castel Sant’Elmo

Il suo nome deriva dal fatto che sulla stessa collina del Vomero, prima vi era una chiesa dedicata a Sant'Erasmo. Un tempo chiamato Patricium, Castel Sant’Elmo venne costruito dal 1336 al 1343 per volere di Roberto d'Angiò, detto il Saggio, e negli anni ha subito parecchi assedi. Non sono stati i conflitti, però, le uniche cause di danneggiamento al castello: nel 1587 un fulmine cadde nelle polveriere causando una forte esplosione in cui morirono anche circa 150 persone. Durante i moti del 1799 fu occupato dal popolo e poi dai repubblicani, dei quali divenne in seguito anche la prigione. Il castello ha mantenuto il ruolo di carcere fino agli anni ’70, quando fu restaurato e aperto al pubblico il 15 maggio 1988 nella nuova veste di museo. Piccola curiosità: Castel San’Elmo è il più esteso tra i sette castelli di Napoli.

Castello del Carmine

Fu costruito nel 1382 per volere di Carlo III di Durazzo nel quartiere Mercato. Il castello fu edificato intorno a un torrione chiamato Sperone, da cui deriva un altro nome col quale viene indicato, ma aveva funzioni esclusivamente militari a differenza dei precedenti castelli che abbiamo visto. Nel 1906 il Castello è stato parzialmente distrutto per ragioni di viabilità. Oggi è possibile vedere solo la Torre Spinella e un tratto di mura aragonesi.

Castello di Nisida

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Castello di Nisida

È una fortificazione che sorge sull’omonima isoletta dell’arcipelago flegeo. Costruito per volere del vicerè Don Pedro de Toledo nel XVI come ulteriore fortificazione, è stato poi adibito a lazzaretto durante ‘epidemia di peste del 1626 e successivamente a carcere. Oggi ospita il penitenziario minorile.

Fortezza di Vigliena

 

Situata nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, fu costruita nel 1702 per volere del marchese di Villena, da cui prese il nome. Sostanzialmente usata per l’allenamento dei cadetti, è anche la fortezza più meridionale di Napoli. Il 13 luglio 1799, fu teatro di scontro tra le forze della Repubblica Partenopea e quelle sanfediste. Messi alle strette, il comandante e sacerdote delle forze repubblicane, Antonio Toscano, fece esplodere le polveri da sparo, provocando sia la morte dei nemici che la sua e dei suoi alleati. Al momento resta ben poco della Fortezza Vigliena, proclamata nel 1891 monumento nazionale. L’area versa nell’abbandono e nel degrado, nonostante si sia più volte parlato della possibilità di farne un parco archeologico.

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