Ha ottenuto il via libera per il suicidio assistito, ma è in attesa da un anno: la storia di Irene, malata di Sla

Ha ottenuto il via libera per il suicidio assistito ma, ciononostante, è in attesa da quasi un anno di poter andare fino alla fina. La storia di Irene – nome di fantasia – una donna di 72 anni della provincia di Napoli, malata di Sla (Sclerosi laterale amiotrofica) dal 2020. Irene è completamente paralizzata, non parla, respira attraverso la ventilazione meccanica ed è alimentata artificialmente, come ha reso noto l'Associazione Luca Coscioni, che ha diffuso la sua storia.
Nel 2025, la donna ha chiesto alla propria Asl di appartenenza che valutasse i requisiti per poter accedere al suicidio assistito, secondo quanto dalla nota sentenza della Corte Costituzionale "Cappato-Dj Fabo". Nell'ottobre 2025, l'Asl Napoli 3 Sud ha dato il via libera al suicidio assistito per Irene ma, nonostante questo, la donna è ancora in attesa di poter procedere: dal momento che Irene è paralizzata dal collo in giù, non può autosomministrarsi il farmaco letale; pertanto, l'Asl napoletana è in attesa che l'Ausl Toscana Nord Ovest invii il programma e la strumentazione utilizzati da Libera, una donna toscana che, nella stessa condizione di Irene, ha già messo in pratica il suicidio assistito.
Vista l'impossibilità della donna di muoversi, l'unica soluzione per somministrarsi il farmaco è quella del puntatore laser – che Irene già utilizza per comunicare – collegato a un programma messo a punto dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), che consente l'attivazione della pompa infusionale con la quale Irene si somministrerà il farmaco per il suicidio assistito. Nonostante, come detto, il parere favorevole dell'Asl, la procedura è attualmente bloccata: secondo quanto rende noto l'Associazione Luca Coscioni, il ritardo sarebbe dovuto a ulteriori verifiche da effettuarsi sul programma.
"Non posso parlare, non posso mangiare, non posso muovermi, non posso abbracciare chi amo. Per me questa non è assolutamente una vita degna di essere vissuta. Attendo che arrivi dalla Toscana la strumentazione usata da ‘Libera' che è stata richiesta qui da Napoli. Io sto peggiorando e anche gli occhi mi stanno abbandonando, rendendomi difficile l'uso del puntatore oculare. Ci sono ostacoli burocratici che non hanno senso. Desidero con tutte le mie forze di poter accedere al suicidio medicalmente assistito e trovare la mia pace. Voglio andarmene serenamente, nella mia casa, nel mio letto, e guardare mio marito e mia figlia con l'amore di sempre, perché so che sarò finalmente libera" ha raccontato Irene.
La storia di Irene mette di nuovo sotto i riflettori il dibattito sul suicidio assistito. Per dare attuazione a quanto deciso dalla Corte Costituzionale nell'ambito della sopracitata sentenza "Cappato-Dj Fabo", in Consiglio regionale della Campania, alla fine dello scorso mese di maggio, Marco Villano del PD e Luca Trapanese del M5S hanno presentato due proposte di legge quasi identiche sul suicido assistito, per giungere a un testo unico che regolarizzi le procedure di richiesta e di attuazione del Fine Vita.