“Gomorra, non è mai stato plagio”: le parole di Roberto Saviano dopo la sentenza della Cassazione

Si è concluso nei giorni scorsi il lungo iter giudiziario, durato circa 15 anni, relativo alla querela per plagio ricevuta da Roberto Saviano – e dall'editore Mondadori – per l'opera Gomorra, forse la più famosa e rappresentativa dello scrittore partenopeo. A citare in giudizio Saviano e Mondadori era stata Libra Editrice, che pubblica i quotidiani "Corriere di Caserta" e "Cronache di Napoli": a suo dire, Saviano, in Gomorra, avrebbe utilizzato collage di articoli pubblicati precedentemente sui due quotidiani, senza citare la fonte, ma riferendosi ai giornali solo come "quotidiani locali". Al termine di un iter che, come detto, è stato molto lungo e ha visto diversi gradi di giudizio, la I Sezione Civile della Corte di Cassazione ha in definitiva sancito che non vi è mai stato plagio e ha condannato lo scrittore al pagamento di un risarcimento solo per essersi riferito ai giornali come "quotidiani locali" e non averne indicato il nome come fonte.
"Sono felice che la Corte di Cassazione abbia messo la parola fine alla vicenda Gomorra: non si è mai trattato di plagio" ha dichiarato oggi sui social Roberto Saviano, che ha poi anche riassunto brevemente la vicenda. "Nel 2006, scrivendo Gomorra – ha dichiarato ancora Saviano – riportai alcuni virgolettati dicendo chiaramente che erano tratti da giornali locali, tra cui un brano che esaltava le ‘doti da playboy' del mandante dell'omicidio di Don Peppe Diana, lo stesso sacerdote che quelle stesse testate avevano più volte infangato. Non volevo attribuirmi quelle parole, ma farle conoscere ai lettori. Per la mancata citazione sono stato condannato a risarcire".
"Quello che non dicono, però, è che sono stati proprio loro a essere condannati a risarcire me perché hanno plagiato integralmente due miei articoli, quando ancora non ero conosciuto. Pensavano di farla franca, ma gli è andata male" ha concluso lo scrittore.