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22 Settembre 2021
13:43

Giancarlo Siani, non solo simbolo anticamorra: ha dato voce alla disperazione degli operai

È un Giancarlo Siani poco ricordato quello che emerge dal libro “Il lavoro – Cronache del Novecento industriale (1980-1985)”, nato da un’idea di Pasquale Testa, fondatore della casa editrice IOD. Il volume raccogliere gli articoli che il giornalista napoletano dedicò al mondo del lavoro al Sud, tra fabbriche in crisi, uno Stato assente e la disperazione degli operai.
Intervista a Pasquale Testa
Fondatore di Iod edizioni
A cura di Federica Grieco
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Le fabbriche in crisi, la voglia di riscatto degli operai e i sindacati: Giancarlo Siani ha dedicato gran parte della sua carriera giornalistica a raccontare il mondo del lavoro al Sud e il pericolo dell'ingerenza della criminalità organizzata. Un Siani inedito per i più, che vedono nel giornalista napoletano, ucciso il 23 settembre 1985 a soli 26 anni, esclusivamente un simbolo dell'anticamorra.

È così che, studiando gli articoli del cronista, Pasquale Testa, fondatore della casa editrice Iod, ha raccolto in un libro alcuni delle pubblicazioni attraverso le quali il giornalista napoletano ha dato voce agli operai napoletani, raccontando condizioni e dinamiche delle fabbriche del tempo.

Da questa ricerca è nato "Il lavoro – Cronache del Novecento industriale (1980-1985)", a cura di Isaia Sales e edito appunto da Iod edizioni, che sarà presentato domani, 23 settembre, alla Camera dei Deputati con la Fondazione Giancarlo Siani onlus e gli organizzatori Premio Siani.

Com'è nata l'idea di pubblicare questa raccolta di articoli sul mondo del lavoro scritti da Giancarlo Siani?

Mi occupo degli articoli di Giancarlo sin dal 2005 e leggendoli – sono 601 e li ha pubblicati a partire dal giugno del 1979 fino al 22 settembre del 1985 – ho notato una cosa abbastanza paradossale: la morte di Giancarlo ha influito notevolmente anche nel costruire la sua immagine. Giancarlo è rimasto ancorato al giornalista contro la camorra, perché è stato ucciso dalla camorra: fatto importantissimo e decisivo, ma ha oscurato e anche rimosso un lavoro straordinario che aveva fatto. Leggendo i suoi articoli, ho notato che i 2/3 sono dedicati al mondo del lavoro.

La sua formazione iniziale lo avvantaggia: i primi anni della sua attività giornalistica (’79-’83) è membro della redazione de Il lavoro nel Sud, una rivista della Cisl napoletana e addetto stampa della Filca Cisl. Quindi un giovane brillante della borghesia napoletana del Vomero va a via Medina dove c’è la sede della Cisl e poi a Torre Annunziata come corrispondente e inizia a raccontare tutto quello che succede. Ma questo non gli basta, perché mentre con Il Mattino è costretto a raccontare la cronaca, con la rivista, che è mensile, ha l’opportunità di scrivere di vere e proprie strategie industriali.

Dopo anni dove l’elemento della morte di Giancarlo è stato così forte da costringere tutti a ritenerlo un simbolo dell’anticamorra, io ho pensato che era giusto ricordare e soprattutto dare omaggio a questo straordinario lavoro di cronaca che lui ha fatto nei confronti del mondo del lavoro. Ma soprattutto per aprire un grande dibattito nazionale, sia per quanto riguarda il deserto industriale che ormai si sta portando a compimento nel Sud e, soprattutto, per dare una immagine e un senso alla storia rispetto ai giovani: l’impossibilità di trovare un lavoro qui al sud non è un destino, ma è soprattuto una scelta che hanno fatto uomini della politica rispetto alle nostre città e al nostro mondo.

Oggi si parla tanto del dramma che stanno vivendo i lavoratori della Whirlpool e delle tante morti sul lavoro in Campania frutto della volontà di fare profitto anche a discapito della sicurezza dei lavoratori. Quanto gli articoli di Siani sul lavoro possono essere uno strumento per comprendere la situazione attuale?

Giancarlo si trova a vivere una congiuntura terribile, ad affrontare due questioni cruciali in quel periodo che va dal 1979 al 1985 e cioè la questione della deindustrializzazione e dell’espansione della camorra. Cosa si intende per deindustrializzazione? Che tutto l’apparato industriale di Napoli, di Caserta, di Salerno, di tutta la Campania subiscono un attacco terribile di chiusura delle fabbriche, sia perché la maggior parte delle fabbriche erano a partecipazione statale o di multinazionali.

In quel periodo lo Stato si ritira da questo impegno delle aziende del Sud e quindi ci sono le prime lotte, che iniziano a fine anni '70 e che continuano fino al 1985, dove gli operai di decine di aziende lottano per mantenere il posto di lavoro. Questo periodo è assimilabile a quello che gli operai della Wirhlpool stanno vivendo. Leggendo gli articoli, troverai veramente le stesse parole, la stessa disperazione, la stessa forza di mantenere il posto di lavoro, l’occupazione delle fabbriche.

IOD è una casa editrice che si occupa di tutti gli aspetti della produzione di un libro: dalla scelta del testo alla grafica. Come scegliete quali testi pubblicare?

La nostra tendenza è quella proprio per la formazione che abbiamo rispetto a tutto il mondo del sociale. Noi riteniamo che sia la letteratura, sia il giornalismo, sia anche le questioni sociali sono intrecciate perché i nostri autori, anche di letteratura, vivono in un contesto e quindi assorbono informazioni e spunti per la loro creatività letteraria dal mondo delle nostre città.

Quindi noi abbiamo un’idea abbastanza completa della dinamica dei nostri territori e riusciamo a fare una programmazione dove le cose si possono intersecare, dove non ci siano dei campi a sé come degli spaccati. Quindi da tutte le dinamiche che accadono in città noi riusciamo a ricavarne l’aspetto editoriale sia dal punto di vista letterario sia saggistico.

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