Revocato il braccialetto elettronico ai genitori di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa dall’ex ad Afragola
Il Tribunale del Riesame ha disposto la revoca del divieto di avvicinamento emesso dal gip di Napoli nei confronti di Marcello Carbonaro e Fiorenza Cossentino, genitori di Martina Carbonaro, la 14enne di Afragola (Napoli) uccisa a colpi di pietra dall'ex, Alessio Tucci; il provvedimento, con applicazione del braccialetto elettronico, era stato emesso a seguito di episodi considerati minacciosi nei confronti dei familiari del giovane reo confesso. L'udienza si è tenuta questa mattina, 14 settembre.
"Ci sentiamo come se fossimo stati uccisi due volte", aveva spiegato Enza Cossentino, "prima ci hanno portato via nostra figlia e ora ci ritroviamo anche accusati". E, nel difendere il marito, aveva aggiunto: "È stato uno sfogo, quello di un padre che ha perso una figlia. Non ha minacciato nessuno". L'avvocato Sergio Pisani, che difende la coppia, nell'udienza di oggi ha contestato i presupposti su cui era stato fondato il provvedimento, evidenziando come gli episodi alla base della misura cautelare fossero da ricondurre "a meri sfoghi di dolore e disperazione, più che a vere e proprie minacce, peraltro contestate nella forma aggravata". Il legale ha anche puntato il dito contro i limiti edittali del reato contestato per quel tipo di provvedimento cautelare.
Prosegue intanto il processo ad Alessio Tucci, a cui gli inquirenti contestano l'omicidio volontario pluriaggravato. Martina Carbonaro è stata uccisa nel maggio scorso nella ex casa del custode del campo sportivo Moccia di Afragola; l'aggressione mortale sarebbe scattata perché la ragazza si sarebbe rifiutata di riallacciare la relazione sentimentale con Tucci. Il giovane aveva nascosto il corpo nell'edificio e aveva anche partecipato alle ricerche, fingendo di non sapere dove si trovasse la 14enne, salvo poi crollare quando il cadavere era stato rinvenuto.