Epatite A in Campania e Lazio, c’è l’inchiesta della Procura. L’ipotesi: “Messi in vendita frutti di mare contaminati”

La Procura della Repubblica e i carabinieri del Nas di Napoli indagano sul focolaio di Epatite A tra la Campania e il Lazio scoppiato tra i mesi di febbraio e marzo 2026. Sotto i riflettori degli investigatori la vendita dei frutti di mare contaminati il cui consumo ha causato un esponenziale aumento dei casi di epatite A tra Campania e basso Lazio, con centinaia di casi di persone contagiate, tra le quali anche bambini, trattati al Santobono di Napoli e al Bambin Gesù di Roma.
L'inchiesta della Procura sul focolaio di Epatite A
Indagine coordinata dalla VI sezione, pm Valentina Rametta, con procuratore aggiunto Antonio Ricci. Un fascicolo al momento contro ignoti. L'ipotesi è il reato di commercio e detenzione, per vendita o distribuzione, di alimenti pericolosi per la salute. Secondo i carabinieri del Nucleo Antisofisticazione di Napoli, guidati dal Comandante Alessandro Cisternino, non si escluse l'ipotesi che possano essere state messe in vendita cozze italiane mischiate con partite dello stesso prodotto, ma contaminato, acquistate all'estero.
I controlli sui prodotti alimentari dell'Istituto Zooprofilattico
I Nas, assieme agli ispettori dell'Asl, stanno eseguendo controlli serrati nelle pescherie e nei ristoranti nelle ultime settimane. I prodotti prelevati sono stati inviati all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno per i campionamenti. Da quando sono emersi i primi contagi, su 142 analisi effettuate dall'IZSM sono risultati positivi solo 7 casi di cozze e ostriche, riscontrate nella zona di Bacoli, Nisida e Varcaturo. Gli allevamenti di mitili sono stati bloccati. Da allora, su altre centinaia di campionamenti eseguiti su vari prodotti alimentari, compresi frutti di bosco e verdura, oltre ai frutti di mare, i risultati sono stati tutti negativi.