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Epatite A a Napoli

Epatite A, 60 ricoverati al Cotugno. Controlli sul sushi: “L’abbattitore non uccide il virus”

Sono 60 i ricoverati al Cotugno con Epatite A, 89 i contagiati. Il CSI Gaiola Onlus: “Attenzione per le esondazioni delle fognature, allevamenti di mitili a rischio”
A cura di Pierluigi Frattasi
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Immagine di repertorio
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Sono 60 i ricoverati per Epatite A all'ospedale Cotugno di Napoli, mentre i casi nel mese di marzo sono arrivati ad 89. Tre pazienti sono al momento al Pronto Soccorso. Questi i dati aggiornati al 25 marzo sul focolaio che ha colpito la Campania. L'ospedale napoletano, specializzato nel curare le malattie infettive, ad una domanda dei giornalisti sul consumo di sushi, il famoso pesce crudo giapponese, ha risposto: "L'abbattitore non serve a distruggere il virus dell'epatite A", ha spiegato l'infettivologa Novella Carannante. Il Cotugno ha poi precisato nella giornata del 26 marzo che "in merito ai casi di epatite A e al consumo di sushi non è stato lanciato alcun allarme. Rispetto ad una domanda posta da un giornalista è stato solo tecnicamente riferito che il virus dell’epatite A può essere eliminato unicamente con la cottura dei cibi".

Il sushi, è bene precisare, non rientra tra i prodotti dei quali è vietato il consumo inseriti nell'ordinanza del Comune di Napoli – che riguarda solo il consumo nei pubblici esercizi dei frutti di mare crudi. Il sushi può essere, invece, tranquillamente consumato previa corretta procedura di abbattimento come previsto dalla normativa sanitaria. Sia sul sushi che sulle alghe nori sono stati, ad ogni modo, eseguiti dei controlli da parte di Asl e Nas negli scorsi giorni e i campionamenti sono stati inviati all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno per le analisi. I risultati sono stati tutti negativi, a quanto apprende Fanpage.it da fonti IZSM, cioè in nessuno dei campioni di sushi è stata trovata traccia di contaminazione, segno che si può consumare senza problemi. La Regione Campania e le Asl hanno raccomandato con note ufficiali di "evitare contaminazioni tra cibi crudi e cotti" e prestare attenzione anche a lavare bene la verdura.

"Abbiamo avuto – dice l'esperta – diverse dimissioni nelle ultime 48 ore e un calo degli arrivi, ma oggi sette nuovi ricoverati con l'epatite. Quindi non si è fermato il contagio e dobbiamo affrontare il periodo di Pasqua, bisogna capire come andrà in quel periodo". Sotto i riflettori la famosa "zuppa di cozze", prelibata pietanza tipica del menù del Giovedì Santo nella cucina napoletana. "I frutti di mare – spiega Carannante – vanno mangiati ben cotti, frutta e verdura vanno lavate bene e per molti minuti. Al momento non ci risultano contagiati da frutta e verdura, mirtilli e frutta, tutti i ricoverati hanno mangiato mitili".

Contagiato un turista di Padova, aveva mangiato frutti di mare a Napoli

Intanto, è emerso un caso di contagio da Epatite A anche di un turista di Padova, che, secondo l'azienda Ulss 6 Euganea, sarebbe rientrato da un viaggio a Napoli, dove aveva consumato frutti di mare. Sono 38 negli ultimi sei anni i casi di epatite A nel territorio di Padova e provincia.

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Il problema delle esondazioni fognarie

Tra i problemi attenzionati dalle istituzioni, c'è quello delle esondazioni fognarie legate alle forti piogge invernali, che potrebbero aver contaminato gli allevamenti di mitili nelle zone del Golfo di Pozzuoli. A segnalare la problematica anche il Centro Studi Interdisciplinari Gaiola Onlus: "Per quanto sta accadendo rispetto alla problematica dei Contagi da Epatite A, vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà ai mitilicoltori Campani, vittime di problematiche ataviche mai risolte rispetto alla gestione delle acque reflue.Come tristemente noto, in caso di pioggia la rete fognaria cittadina, ancora a carattere misto (le acque di dilavamento urbano si mischiano alle acque nere) prevede lo scarico diretto in mare delle acque reflue attraverso gli scarichi di Bypass presenti a Coroglio a Cala badessa, convogliando in mare portate che attualmente possono arrivare vino a 100m3/sec. Un quantitativo enorme che poi si espande lungo la costa cittadina e flegrea verso est o verso ovest a seconda dei venti e delle correnti superficiali presenti al momento dell'immissione in mare.

"Come si vede dal trend registrato negli ultimi 4 anni – prosegue il CSI – questa problematica, già estremamente grave, si sta acuendo a causa del cambiamento climatico e aumento della frequenza ed intensità delle piogge che si traduce in sfioramenti in mare sempre più frequenti. Naturalmente le stagioni più piovose sono quelle che fanno registrare il maggior numero di sversamenti in mare. Solo quest'inverno, da novembre ad oggi siamo a quota 75.Sono anni che denunciamo questa problematica sottolineando che non è solo un problema ambientale legato alla tutela degli habitat e della biodiversità marina presente nell'area marina protetta e nel resto della nostra splendida costa, ma è anche un problema sanitario, perché da quel mare provengono le risorse ittiche portate nei nostri mercati dagli allevamenti e dalla piccola pesca costiera".

E conclude: "Nella mitilicoltura poi in particolare, si alleva una specie, il Mytilus galloprovincialis, definita "filtratore" per la sua tecnica di alimentazione che consiste proprio nel filtrare l'acqua di mare trattenendo le sostanze nutritive quali: fitoplancton, microplancton, particellato organico in sospensione, oltre a batteri e virus presenti nell'acqua.Napoli, il mare di Napoli e la gente che vive di questo mare ha già pagato abbastanza, sono necessari quegli interventi strutturali e risolutivi al sistema fognario cittadino che si attendono da anni.La soluzione non può essere continuare a scaricare le acque reflue in mare.Oggi ancor più di prima appare quanto mai anacronistico e irresponsabile il progetto approvato nel PRARU di Bagnoli che prevede il raddoppio degli scarichi in mare all'interno della Zona speciale di Conservazione Gaiola-Nisida.La tutela della Natura e dell'Ambiente non è qualcosa di avulso dalla tutela della salute di chi in quell'ambiente ci vive".

(aggiornato il 26 marzo 2026 alle ore 13,50)

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