Enzo Cuomo secondo un parere del ministero dell’Interno era ineleggibile e ora rischia di decadere da assessore in Regione Campania
La storia va avanti fin dalla fine dell'anno scorso, da quando cioè Enzo Cuomo, esponente del Partito Democratico, oggi nell'area del "correntone" Schlein, si dimette da sindaco di Portici. Lo stesso giorno giura come assessore al Governo del territorio e al Patrimonio della Regione Campania nella neonata giunta di Roberto Fico. Esplode subito la polemica: centrodestra ma non solo (anche nel Movimento Cinque Stelle c'è chi lo sostiene) dice sarebbero stati necessari venti giorni perché le dimissioni dall'ente locale fossero effettive. Un dettaglio tecnico che oggi rischia di costare la poltrona in giunta, visto che questa stessa logica è messa nero su bianco dal ministero dell'Interno in un parere.
Il Viminale, infatti, ha risposto a un'interrogazione parlamentare del senatore di Fratelli d'Italia Sergio Rastrelli, segretario della commissione Giustizia e della bicamerale Antimafia, stabilendo che la nomina di Cuomo da parte del governatore Fico è stata «effettuata in violazione della disciplina vigente». Il parere, firmato dalla sottosegretaria Wanda Ferro, esponente di Fratelli d'Italia, spiega che al momento della nomina Cuomo aveva ancora la titolarità dell'ufficio di sindaco, non essendo trascorsi i venti giorni dalla presentazione delle dimissioni previsti dall'articolo 53, comma 3, del Testo unico enti locali.
A questo si aggiungerebbe una seconda causa di incompatibilità: l'articolo 50 dello Statuto della Regione Campania prevede che gli assessori regionali siano scelti tra soggetti eleggibili a consigliere regionale, ma la legge regionale 16/2014 esclude dall'eleggibilità i sindaci le cui funzioni non siano cessate almeno sessanta giorni prima del voto. Cuomo, quindi, alla data del 31 dicembre 2025 non sarebbe stato eleggibile nemmeno a consigliere regionale.
Il caso di Cuomo deve essere dibattuto in Consiglio regionale
Rastrelli ha inviato una diffida al presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi, a Fico e al prefetto di Napoli Michele Di Bari, chiedendo l'avvio immediato delle procedure per la decadenza dell'assessore. «Nell'arco dei suoi primi mesi di attività la giunta regionale ha operato scelte politiche, varato delibere, emesso provvedimenti e deliberato impegni di spesa in presenza e di concerto con un membro di giunta nominato in palese violazione di legge», scrive l'esponente del partito di Giorgia Meloni. Rastrelli ha chiesto anche di sottoporre a controllo di legalità tutti gli atti amministrativi firmati da Cuomo e di «verificare la veridicità dell'autocertificazione» con cui l'assessore aveva escluso, all'atto dell'incarico, ogni causa di incompatibilità.
Parallelamente, davanti al Tar è già in corso un giudizio nel merito. Carmela Rescigno, ex consigliera regionale ed ex esponente di Fratelli d'Italia oggi in Futuro Nazionale con Roberto Vannacci, ha depositato agli atti del ricorso proprio il parere del Viminale come integrazione. «Il ministero dell'Interno conferma la fondatezza del mio ricorso circa l'incompatibilità dell'assessore Cuomo al momento dell'assunzione della carica», dichiara Rescigno.
Il prefetto di Napoli aveva trasmesso le dimissioni di Cuomo il 2 gennaio 2026, dandone comunicazione al segretario generale del Comune di Portici, la cui amministrazione è stata poi sciolta il 24 febbraio. Resta però un nodo procedurale: come chiarisce lo stesso parere del Viminale, a decidere sulla decadenza non è il governo ma il Consiglio regionale della Campania, unico organo competente ai sensi dell'articolo 26 dello Statuto. La palla passa ora a Manfredi. Il Consiglio regionale dovrà decidere se e quando mettere in agenda la questione, mentre il Tar prosegue il proprio giudizio sul ricorso di Rescigno.
I temi non sono pochi e preoccupano anche l'area del Pd di riferimento: Cuomo potrebbe semplicemente dimettersi e farsi rinominare seduta stante (con tanto di figuraccia plateale)? E ancora: se davvero fosse a rischio decadenza gli atti firmati in giunta, le determine e tutto il lavoro da assessore in questi mesi, per la teoria del «frutto dell'albero avvelenato» sarebbero da considerarsi non validi?