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Distillerie gestite da prestanome, sequestro da due milioni di euro tra Napoli e Caserta

La Guardia di Finanza ha sequestrato “Liquori Pregiati” e “Distillerie Campane”: le due distillerie sarebbero state gestite da un nucleo familiare già condannato per bancarotta attraverso prestanomi.
A cura di Nico Falco
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Immagine di repertorio
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Le distillerie "Liquori Pregiati" di Mugnano di Napoli e "Distillerie Campane" di Pastorano (Caserta) sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza: sarebbero state gestite da un nucleo familiare che le avrebbe utilizzate, attraverso prestanomi, dopo il fallimento delle proprie società. Il valore complessivo dei compendi aziendali ammonta a circa 2 milioni di euro

Il decreto di sequestro è stato emesso dalla Sezione per l'Applicazione delle Misure di Prevenzione del Tribunale Civile e Penale di Napoli (presidente Teresa Areniello); i destinatari, tre fratelli e il padre, sono stati già condannati in via definitiva per associazione per delinquere, frode fiscale, omessa dichiarazione, contrabbando di prodotti alcolici, bancarotta, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.

Dalle indagini svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria delle Fiamme Gialle è emerso che i componenti del nucleo familiare avevano gestito di fatto due società del settore della commercializzazione di alcol e bevande alcoliche fino al 2014, quando erano state dichiarate fallite.

Successivamente, però, gli indagati avevano proseguito l'attività imprenditoriale attraverso due nuove società, nelle quali avevano trasferito gli asset aziendali di quelle fallite. Sulla base degli elementi raccolti, e ritenuta la pericolosità sociale dei coinvolti, era stato disposto il sequestro della società di Mugnano, eseguito a dicembre (ed oggi arrivato a confisca); successivamente la stessa Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli ha emesso un ulteriore decreto di sequestro nei confronti dell'intero compendio aziendale e delle quote societarie dell'azienda con sede a Pastorano, formalmente intestata a prestanome e nella quale, secondo gli inquirenti, sarebbero state riversate ingenti risorse provenienti dai reati per i quali è arrivata la condanna definitiva.

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