Armi e droga sepolti al Rione Traiano, repertorio
in foto: Armi e droga sepolti al Rione Traiano, repertorio

Un borsone con dentro mezzo chilo di cocaina e due chili di marijuana, valore sul mercato circa 40mila euro. Un piccolo tesoro che si erano ritrovati tra le mani mentre pulivano un giardino e che avevano cercato di monetizzare, probabilmente senza sapere che quel tentativo gli sarebbe costato caro: i due nigeriani obiettivo dell'agguato di settembre a Castel Volturno avevano trovato uno dei nascondigli dove il clan Sorianiello teneva la droga da vendere nella piazza di spaccio "della 99", all'interno del Rione Traiano, nel quartiere napoletano di Soccavo.

Agguato a Castel Volturno, arrestato commando dei Sorianiello

Il retroscena emerge dall'ordinanza che ha portato alle manette per cinque giovani, tutti ritenuti legati al clan Sorianiello: Raffaele Caprio, 39 anni, Simone Cimarelli, 25 anni, Francesco De Pasquale, 21 anni, Antonio Marra, 31 anni, e Carmine Fenderico, 31 anni, quest'ultimo ritenuto il reggente dopo l'arresto di Giuseppe Mazzaccaro. Sono accusati, a vario titolo, di omicidio, tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, nonché detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, reati aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di avvantaggiare il clan Sorianiello del Rione Traiano. L'agguato risale al 10 settembre scorso, quando un commando si presentò a Castel Volturno, in provincia di Caserta, e sparò all'impazzata. Almeno 20 colpi, che lasciarono a terra senza vita Desmond Oviamwonyi e ferirono Morris Joe Iadhosa.

Il furto della droga della camorra sepolta al Rione Traiano

Dalle indagini è emerso che alcuni giorni prima Oviamwonyi e un altro connazionale, Leo Uwadiae, scampato all'agguato, avevano lavorato in un giardino privato all'interno del Rione Traiano. Ripulendo le erbacce avevano però trovato il borsone pieno di droga: era stato seppellito, come è prassi da quelle parti, per aggirare i controlli. E avevano deciso di tenerselo. Quando gli uomini dei Sorianiello erano tornati per recuperare lo stupefacente si erano accorti del furto ed erano risaliti alla coppia. Erano così andati una prima volta a Castel Volturno, ma senza riuscire a trovarli. Erano tornati una seconda volta e in quell'occasione c'era stata la richiesta di denaro: se avessero voluto indietro la droga avrebbero dovuto pagare 2mila euro. I Sorianiello, almeno in apparenza, accettarono. Due giorni dopo, quando ci sarebbe dovuto essere l'incontro per lo scambio tra borsone e soldi, si presentarono armati. Oviamwonyi e Uwadiae si rifiutarono di consegnare la droga se prima non avessero avuto il denaro. E loro aprirono il fuoco.