Demoni, Santi e leggende del sud Italia, cosa c’è nel “Presepe Favoloso” del Rione Sanità a Napoli

Il presepe, una vera e propria opera monumentale, nasce nel periodo della pandemia, nel 2021. Un modo per far incontrare sacro e profano in cui nulla è lasciato al caso.
A cura di Gaia Martignetti
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"Vi racconto una storia, una storia accaduta 2000 anni fa ma che si ripete ogni anno. È nato un bambino che viene dall'altra parte del mondo, che nasce anche ora, nel Rione Sanità a Napoli".

Quando si entra nella Basilica di Santa Maria della Sanità, quello che ci si trova davanti è un labirinto di storie e leggende. Il "Presepe Favoloso", nato dalle mani dei fratelli e delle sorelle Scuotto, artigiani de "La Scarabattola", e che è possibile visitare, guidati dai ragazzi della cooperativa "La Paranza", non è un'opera come le altre. Nasce nel periodo della pandemia, racconta Salvatore Scuotto. Un modo per far incontrare sacro e profano. Nulla in questo presepe è lasciato al caso, neanche gli omaggi a Eduardo De Filippo, Totò e Maradona.

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Tutto di queste favole costruite a mano è frutto di un incontro, "una sinergia, anche se – precisa Salvatore Scuotto – non è un termine che ci piace usare". Il pavimento della Basilica è stato donato, così come la teca che custodisce il presepe e la scenografia di Biagio Roscigno. Il presepe è incardinato sul concetto di "favola", di leggende del sud Italia e non solo.  Le storie sono diverse, a raccontarle a Fanpage.it è Fabrizio Monsellato, il Responsabile dei servizi educativi della cooperativa "La Paranza"/Catacombe di Napoli.

Il pozzo di Maria Manilonga e Maria ‘a purpettara

Quella di Maria Manilonga è una favola che arriva dall'Irpinia. "È una storia che raccontavano le mamme oppure le nonne ai bambini, per non avvicinarsi troppo al pozzo. Dicendo “stai attendo che là c’è Maria Manilonga che prende e ti porta giù”.

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Tra le storie e leggende che si incontrano nel Presepe Favoloso, incardinata nella scena dell'osteria c'è "Maria ‘a purpettara.  "Fa queste polpette per i mariti che si sono comportati male e va in sogno ai mariti per fargli mangiare queste polpette avvelenate e fargli sentire i dolori del parto". Una femminista ante litteram se vogliamo, spiega sorridendo Salvatore Scuotto.

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Nel resto del presepe c'è tutta "un'umanità distratta", fatta di quotidianità e metafore. Come quella del ‘o sazio nun crére a ‘o diùno, un detto che nasconde una disparità sociale che diventa plastica e figurata e si posiziona accanto alla cardalana, ai giocatori di carte e precede una rivisitazione proprio del Rione Sanità.

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Eduardo, Totò e Maradona

Nascosti e calati nelle tradizioni e leggende che racconta il "Presepe Favoloso" ci sono anche tre personaggi della storia recente.  "Eduardo De Filippo lo vedi vestito da Pulcinella e quello lo confonde felicemente nell’ambito settecentesco. La nota poetica di Eduardo sul "Presepe Favoloso", spiega Scuotto, è il fatto che lui dona la maschera di Pulcinella a una bambina. Quella bambina è Luisella, la figlia che lui perse prematuramente. Lo stesso vale per Totò, che è un nobile settecentesco".

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Nel presepe, senza maglie azzurre o ali faticosamente dipinte c'è quello che a Napoli è considerato un Dio, ma bambino. Palleggia con un'arancia, "questo bambino viene dall'Argentina", spiega Monsellato. Le presentazioni, per Diego Armando Maradona, non servono.

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Le favole che sono raccontate in quest'opera sono tantissime. Non mancano il Diavolo incatenato, la zingara o i Mori che si dirigono verso il Messia. Leggende di caduta e rinascita che nascono tutte, come tradizione vuole, da un sogno: quello di Benino.

Benino, il presepe e la meraviglia

Nel presepe napoletano e quindi anche in quello favoloso, non può mancare la classica scena del bambino che sta dormendo. "Il presepe nasce dal sogno di questo bambino, di Benino, che poi si sveglia e con Armenzio, il papà, si raccontano questo sogno fantastico. Questo sogno è proprio il percorso verso Gesù e la sua nascita", spiega Fabrizio Monsellato.

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Benino però, in questo sogno cresce e si trasforma in un altro pastore, quella della meraviglia. "Benino è anche collegato come storia a colui che poi percorre tutto il presepe. Lui diventa anche il “Pastore della Meraviglia”, il pastore che arriva davanti alla natività senza nulla, perché non ha doni". E lo rimproverano, spiega Salvatore Scuotto, perché non ha portato nulla per la Madonna. La Madonna stessa però ferma tutti e dice “guardate che finché ci sarà la meraviglia questo mondo avrà un senso”.

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Quella del "Presepe Favoloso" è una storia in divenire, dove ogni anno viene aggiunto un personaggio. Nel 2023 è toccato a San Francesco inserirsi in una storia in cui il bene e il male si fondono. "Anche nel bene può nascondersi l'ombra così come nel maligno c'è qualcosa di buono". Ne è convinto Salvatore Scuotto, che quando gli si chiede come sia stato possibile costruire un'opera del genere in un anno, risponde sorridendo: "Con le mani".

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È proprio in un'epoca in cui sembra non esserci più spazio per l'artigianato, questo presepe racconta anche un'altra storia: quella di chi custodisce, gelosamente, il saper fare con le mani, il ricreare mondi e storie senza l'utilizzo della tecnologia. Queste storie, sono anche diventate un libro, curato da Chiara Nocchetti, per spiegare ai più piccoli l'importanza di queste storie e la tradizione del presepe. Ma anche e soprattutto che durante il periodo più buio della nostra storia recente, la pandemia Covid, può nascere la bellezza. E forse nessun altro posto come il Rione Sanità poteva raccontare questo piccolo miracolo.

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