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7 Maggio 2022
14:01

De Magistris e il suo libro: “L’empatia non si compra al mercato, Manfredi non va tra i vicoli”

Nel libro dell’ex sindaco 10 anni di guida della città. Ora guarda alle politiche del 2023 e sulla nuova amministrazione in città dice: “Manfredi sembra un commissario”.
A cura di Antonio Musella
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Luigi De Magistris, già sindaco di Napoli per 10 anni, ha pubblicato per Marotta & Cafiero, "Attraverso Napoli" un racconto di due lustri alla guida della città con foto e aneddoti. Non un bilancio, come lui stesso chiarisce, ma degli spaccati che servono anche come metro di paragone rispetto alla città di oggi con la nuova amministrazione. In questa intervista a Fanpage.it, partendo dal libro si è parlato anche delle caratteristiche della Napoli di Gaetano Manfredi e del futuro politico di De Magistris, impegnato in vista delle elezioni politiche del 2023.

Cosa troviamo in questo libro?

Sono 10 anni di vita, quindi di difficoltà, di energia, di passione, di conflitti, di critiche e di abbracci, 10 anni di Napoli. Non è un resoconto dettagliato, altrimenti avremmo dovuto avere un'altra impostazione, ho puntato sulle fotografie, sono 85 foto di bravi fotografi e 51 piccoli aneddoti e racconti, anche un po' di retroscena, di dietro le quinte, 10 anni vissuti pericolosamente in prima linea. I momenti più belli sono stati quelli delle vittorie delle elezioni (2011 e 2016 ndr), e poi il rapporto con la gente, specialmente con i bambini. Il momento più brutto invece è stata quella triste giornata del marzo del 2013 quando la mattina ci fu il crollo alla Riviera di Chiaia e la sera l'incendio a "Città della Scienza", sembrava Napoli sotto attacco. Un momento durissimo. Tra l'altro proprio il rogo di "Città della Scienza" è rimasto sostanzialmente impunito. Ricordo quando arrivai lì quella sera ebbi subito la percezione che era qualcosa di criminale.

E oggi la Napoli di Manfredi come la vede?

Manfredi sembra più un commissario, ma lo noti anche guardandolo, negli occhi, quando cammina, non ti sembra uno che ha quell'emozione e quell'entusiasmo di dire: "Ah sto facendo il sindaco di Napoli!". Si è ritornati alla politica tradizionale, un po' come ai tempi della Iervolino ma con la differenza che i partiti sono meno forti. Usando termini settecenteschi possiamo dire che si è passati dalla rivoluzione alla restaurazione, poi uno sceglie qual è la condizione che gli piace di più. Da cittadino, ma anche da ex Sindaco, da uno che fa politica, che ama Napoli indipendentemente da chi fa il sindaco, quello che critico è che non c'è una visione di città. Solitamente i Sindaci quando si insediano fanno capire cosa vogliono fare. L'ho fatto io, ma anche Bassolino, Valenzi, Raggi, Pisapia, Sala, qui invece io non vedo una visione di città, non capisco qual è l'impostazione. Si è legati a questi soldi che arriveranno da Roma, che sono cosa buona, ma non è che si trasformano automaticamente in opere pubbliche e servizi.

Lei da sindaco, come si evince anche dal libro, ha avuto un rapporto viscerale con la città, sia di amore che di odio, in 10 anni. Invece ora come legge il rapporto umano tra Manfredi e la città?

Manfredi non lo vedo il sindaco va "dinte ‘e viche mmiezo all'ate" (nei vicoli, fra gli altri) come diceva Pino Daniele. Non va a Forcella, nei vicoli, come facevo io, senza programmazione, qualcosa come 7-8 chilometri al giorno a piedi, a volte anche 20. Anche rischiando, perché camminando tra la gente hai anche quelli che non sono contenti. A me c'è stato chi mi metteva i neonati in braccio per fare la foto e chi mi contestava al bar perché non era contento. Manfredi è un sindaco delle istituzioni, di relazioni, di rapporti di potere, si avvicina al modello di Rosa Russo Iervolino e non a quello di Antonio Bassolino. È così, l'empatia non si compra al mercato.

E nel rapporto con Vincenzo De Luca invece?

Si può pensare anche malissimo di quella che è stata la nostra amministrazione, ma noi eravamo liberi e autonomi davvero. Da Manfredi uomo delle istituzioni, Ministro, presidente della Crui, mi sarei aspettato più autonomia, invece noto quasi timore ad contraddire, a marcare differenze, ad avere una visione indipendente. Ecco su questo mi sarei aspettato più coraggio e più peso, invece si vede che ha il guinzaglio.

Dopo le elezioni politiche in Calabria, disse che doveva fare una profonda riflessione personale, l'ha fatta?

Io sono un romantico della politica, e dopo le elezioni in Calabria ho fatto delle dichiarazioni molto amare. Ma perché sotto sotto speravo di vincere, invece era impossibile vincere le regionali in Calabria, per come è la legge elettorale, per come è la Calabria, per come è il controllo del voto. Poi dopo, sedimentando, ho capito che abbiamo ottenuto un risultato straordinario, con una coalizione popolare, solo con lo zainetto in spalla, passeggiando e camminando tra la gente, abbiamo ottenuto il 17%. Sono andato a controllare, non ci sono precedenti in una elezione regionale.

Quindi è sempre in corsa, l'anno prossimo ci sono le elezioni politiche, cosa farà?

Stiamo lavorano ad una coalizione popolare, con collettivi, singoli, movimenti, partiti, c'è un fronte pacifista da unire, una coalizione che sia ambientalista, costituzionalmente orientata, per i diritti e per un nuovo umanesimo. E devo dire che lo spazio c'è. In tempi di draghismo dove regna il pensiero unico c'è tanto spazio. Tutti sono lanciati sul grande centro, invece noi guardiamo alla costruzione di uno spazio nuovo. Se sapremo parlare non il linguaggio novecentesco, se sapremo parlare agli astenuti, ai delusi del Movimento 5 Stelle, se sapremo parlare di bisogni ed esigenze, possiamo fare un ottimo risultato. In Parlamento c'è bisogno di voci diverse.

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