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Dai taglierini alle pistole, il pm sulla banda della rapina a Sant’Antimo: “Escalation di violenza incontenibile”

Nel decreto di fermo vengono descritte le modalità operative della banda che avrebbe messo a segno varie rapine tra Napoli e Caserta; il gruppo avrebbe mostrato atteggiamenti sempre più violenti.
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A cura di Nico Falco
Il centro commerciale Il Molino a Sant’Antimo
Il centro commerciale Il Molino a Sant’Antimo

Dieci episodi contestati nel giro di 4 mesi, rapine messe a segno con modalità sempre più feroci: prima minacciavano le vittime coi taglierini, poi sono passati alle pistole e sono arrivati a sparare alle gambe di una delle vittime, rischiando di ucciderla perché hanno sfiorato l'arteria femorale. Una "escalation di violenza incontenibile", così la definisce il pm nel decreto di fermo nei confronti dei cinque indagati, ritenuti responsabili dell'assalto alla gioielleria del centro commerciale "Il Molino" di Sant'Antimo (Napoli); il più grande ha 37 anni, gli altri tra i 19 e i 24 anni.

La rapina nel centro commerciale risale al 26 giugno, quando i criminali, in pieno giorno, fanno irruzione nell'attività commerciale, volto coperto e arma in pugno. Puntano la pistola contro il padre del titolare e urlano: "Spariamo, spariamo"; lo prendono a schiaffi, rompono le vetrine, spintonano anche gli altri presenti. Il gioielliere reagisce e viene ferito alle gambe; una pallottola manca di pochi centimetri l'arteria femorale. Poi, durante la fuga, incrociano un uomo che sta aiutando l'autista di un tir a fare una manovra stradale; si accorgono che ha al polso un Rolex, si fermano e rapinano anche lui.

Il provvedimento, emesso dalla Procura di Napoli Nord (guidata dal procuratore Domenico Airoma) al termine di una rapida indagine, è stato eseguito ieri, 2 luglio, dai carabinieri di Giugliano in Campania (Napoli). I cinque sono indiziati, a vario titolo, di tentato omicidio, detenzione e porto abusivo d'arma da fuoco, rapina aggravata e ricettazione. L'episodio per cui sono stati identificati è quello della gioielleria, ma gli inquirenti ritengono si tratti della stessa band che, in quattro mesi, ha assaltato uffici postali tra le province di Napoli e Caserta.

A colpire, soprattutto, sono le modalità con cui agiva il gruppo. La "batteria" non era composta sempre dalle stesse persone: secondo gli investigatori erano in particolare due degli indagati, entrambi di 19 anni, ad "arruolare" di volta in volta i complici da coinvolgere nelle azioni criminali; un sistema che serviva anche a ostacolare l'identificazione da parte delle forze dell'ordine. Anche gli scooter utilizzati venivano cambiati, per evitare che venissero associati a più rapine. E l'altro elemento che emerge è quello legato prettamente alla violenza: nelle rapine di cui si sarebbe resa responsabile, la banda sarebbe diventata sempre più violenta, avrebbe trovato il modo di recuperare armi da fuoco clandestine da usare al posto dei taglierini e non si sarebbe fatta scrupolo di usarle. Come nel caso della gioielleria: due proiettili alle gambe, uno si è conficcato nella coscia a pochi centimetri dall'arteria femorale.

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