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Campi Flegrei

Da stanotte è ancora più chiaro: ai Campi Flegrei non siamo preparati ai terremoti

È arrivato il momento di informare la gente su pratiche d’emergenza, senza allarmismi ma anche senza bugie.
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C'è chi ha fatto la borsa e la tiene davanti alla porta. C'è chi dorme in auto, chi in garage. C'è chi dorme nelle tende, orribile amarcord degli anni Ottanta. Chi esplode di rabbia. E chi cercherà di dormire a casa, almeno tentare. Una cosa è certa: ai Campi Flegrei molte parole negli ultimi mesi ma la verità ce l'hanno detta questi scossoni delle ultime ore (nemmeno tanto forti, dicono i geologi, che hanno altri riferimenti e parlano di scosse forti dal 5 grado Richter in poi). La verità è che non siamo preparati, non sappiano cosa fare. Lo dimostrano i tanti piccoli e grandi fatti visti oggi. Un concerto in corso mentre ci sono le scosse? E dov'è la logica in tutto ciò?

Chi ha figli piccoli sta cercando di non spaventarli: «È come stare sulle giostre, vedi?». Guai a usare parole come crollo, scappiamo, macerie. Pochissimi i bambini che hanno imparato qualcosa a scuola, pochissime le persone che sanno come comportarsi. Tutti sanno come fare video e dirette Tiktok ma non sanno cosa fare in caso di terremoto, dove andare, quando andarci. Tutti attaccati ai cellulari sperando di trovare riferimenti e informazioni. Bisogna accelerare le campagne informative: il rischio è che arrivino fuori tempo massimo. Abbiamo avuto una scossa 4.4, la più pesante dagli ultimi 40 anni. È arrivato il momento di informare la gente su pratiche d'emergenza, senza allarmismi ma anche senza bugie. 

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Giornalista professionista, capo cronaca Napoli a Fanpage.it. Insegna Etica e deontologia del giornalismo alla LUMSA. È autore del libro "Se potessi, ti regalerei Napoli" (Rizzoli). Ha una newsletter dal titolo "Saluti da Napoli". Ha vinto il Premio giornalistico Giancarlo Siani nel 2007 e i premi Paolo Giuntella e Marcello Torre nel 2012.
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