Da Castel Volturno la sfida dei vescovi al governo Meloni sui Cpr: “Il problema non sono gli immigrati”

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La testa della manifestazione a Castel Volturno del 24 ottobre contro i Cpr
Con il cardinale Battaglia c’erano 20mila persone. Ma il fronte è più largo: contro i Cpr si sono schierati anche i vescovi di Palermo, Massa, Firenze e Trento.

«Se ci sono tanti disoccupati, la colpa è dei padroni, e non degli immigrati». Suonava più o meno così un vecchio slogan del movimento antirazzista in Italia verso la fine degli anni novanta, ed in parte sembra essere molto vicino alle dichiarazioni di vescovi e cardinali rilasciate negli ultimi giorni. Sabato 24 ottobre a Castel Volturno, quel movimento antirazzista, solidale, arricchito dalla partecipazione e autorganizzazione dei migranti, che sembrava essersi spento sotto i colpi di un decennio abbondante di propaganda razzista e xenofoba, ha ritrovato vigore. Oltre 20 mila persone sono scese in piazza contro i Cpr, i centri per il rimpatrio dei migranti, provenienti da tutta Italia, unendo l'intero paese con un'alleanza larghissima, che va dai centri sociali ai vescovi, passando per i sindacati, le ong e gli scout. E poi loro, tantissimi migranti scesi in piazza. Quelli che si autorganizzano per accedere ai servizi di cittadinanza, che lottano contro i caporali e la schiavitù nelle campagne, che chiedono tempi "umani" per ricevere l'agognato permesso di soggiorno.

Sono proprio loro i testimoni dei luoghi di detenzione amministrativa, dove ci finisce non chi ha commesso un reato, ma semplicemente chi non è a posto con i documenti. E lì si viene imbottiti di psicofarmaci, lasciati nell'abbandono, senza poter vedere nessuno e senza poter far nulla tutto il giorno, per un tempo massimo di 1 anno e mezzo.

Chi esce da lì è per sempre segnato, nella salute fisica e in quella mentale. Ma c'è anche chi non ne esce, come le 19 morti negli ultimi 8 anni nei centri italiani. E suonava più o meno come quello slogan di fine anni novanta l'intervento di don Mimmo Battaglia, vescovo di Napoli, cardinale, punto di riferimento per associazioni e movimenti sociali. Circondato dagli altri vescovi della Campania, nel suo intervento all'inizio della manifestazione, ha usato parole durissime rivolgendosi direttamente al governo.

Nello stesso giorno, il vescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, presidente della commissione migrazioni della Cei, la Conferenza Episcopale italiana, ha usato lo stesso tono, accusando direttamente il governo proprio su questo tema. Da Castel Volturno il mondo della Chiesa sembra aver lanciato un vero e proprio monito a Giorgia Meloni ed alle destre, i Cpr sono l'emblema della società del controllo e della repressione, ed i cristiani non resteranno in silenzio.

L'intervento di Battaglia: "Il governo si fermi, bisogna superare i Cpr"

L'appello che ha convocato la manifestazione di Castel Volturno ha visto tra i firmatari anche il vescovo di Capua e Caserta, monsignor Pietro Lagnese, a cui sono seguite le adesioni dei vescovi campani a cominciare proprio da quello di Napoli, don Mimmo Battaglia. Arrivato alla testa del corteo ad inizio manifestazione, il cardinale si è intrattenuto a lungo con gli organizzatori della manifestazione ed è intervenuto dall'amplificazione posta alla testa del corteo. «A chi governa chiedo di fermarsi, di ascoltare questa terra, di rinunciare al progetto di Castel Volturno e di assumersi la responsabilità di superare il sistema dei Cpr. Lo chiedo da prete, con il Vangelo aperto» ha detto Battaglia. Quel "lo chiedo da prete" non è un dettaglio.

È la mobilitazione di un mondo contro le politiche del governo fatte di decreti sicurezza, desolidarizzazione, caccia ai migranti, repressione. «Nei Cpr il trattenimento comporta una privazione della libertà legata alle procedure di rimpatrio. Non è l’esecuzione di una condanna penale. È una distinzione importante, che riguarda la libertà di una persona e il modo in cui uno Stato decide di esercitare il proprio potere. Per questo dobbiamo domandarci: quale idea di convivenza stiamo costruendo, se affidiamo a una porta chiusa la risposta a una questione umana tanto complessa?» prosegue Battaglia nel suo intervento.

Il vescovo di Napoli pone proprio l'accento sull'emblema del Cpr in una visione di società, quell'idea di convivenza che nei provvedimenti del governo Meloni sembra essere tutta improntata alla diffusione della paura e alla dispensazione della repressione e del contenimento, che diventa praticamente l'unica ricetta delle destre ad ogni problema. I migranti? Si reprimono e si abbandonano nei Centri di detenzione. I giovani? Si incarcerano e si perseguono anche se minorenni. Gli autotrasportatori? Si identificano e si denunciano. «Il problema non sono gli immigrati» lo dice sei volte Battaglia nel suo intervento davanti alle oltre 20 mila persone che affollavano la manifestazione arrivate da tutta Italia. È la caduta della foglia di fico, la destrutturazione di una propaganda razzista fatta con il supporto di una fetta importante del mondo dell'informazione in cui i migranti, divenuti "clandestini", "maranza", "fondamentalisti islamici" (senza alcuna prova), diventano il male assoluto e i responsabili di ogni problema sociale.

«Il problema non sono gli immigrati. Il problema è una società che trova le risorse per investire in armi e guerre, ma fatica a investire nella pace, nell’educazione, nell’integrazione e nel futuro delle persone. Il problema non sono gli immigrati. Sono i giovani senza lavoro, quelli che si sentono abbandonati, quelli che crescono senza opportunità e senza qualcuno disposto a credere in loro. Il problema non sono gli immigrati. È la camorra, sono le mafie che continuano a divorare i territori, a rubare speranze, a reclutare i più fragili e a imporre la violenza dove le istituzioni e la comunità non riescono a essere presenti» ha detto Battaglia al microfono. Ed ancora: «La giustizia comincia quando smettiamo di chiederci chi dobbiamo tenere fuori e iniziamo a domandarci che cosa possiamo fare perché nessuno sia costretto a vivere senza dignità. La porta dalla quale siamo partiti si chiude da fuori. Significa che da fuori si può aprire. E noi siamo qui per fare questo». Anche in questo caso, il "siamo qui per fare questo" non è un dettaglio. È un mettersi in cammino, mobilitarsi, è un annuncio di impegno che ha un valore tutto politico nell'anno in cui Giorgia Meloni sarà chiamata al giudizio del voto.

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Don Mimmo Battaglia

Il rilancio del vescovo Lorefice: "La sicurezza non si misura sulla capacità di controllo"

Prima della manifestazione di Castel Volturno, il vescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, presidente della commissione migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana, aveva diffuso una lettera pubblica. «La sicurezza di una comunità non può essere misurata soltanto dalla sua capacità di controllo, ma anche dalla capacità di contrastare le ingiustizie, rimuovere le condizioni di sfruttamento e restituire dignità e prospettive a quanti vivono ai margini. Non ultimo, dal riconoscere ad ogni essere umano il diritto alla mobilità» ha scritto. Il vescovo di Palermo ha posto anch'egli l'accento sulle condizioni di detenzione nelle strutture, sottolineando le continue denunce che arrivano dalla società civile sulle condizioni in cui le persone sono private della libertà in questi luoghi: «Le ripetute denunce di degrado materiale, carenze nell’assistenza sanitaria e situazioni di grave sofferenza psicologica all'interno dei Cpr, restituiscono un quadro difficilmente conciliabile con il rispetto della dignità umana, il cui riconoscimento non può essere subordinato ad alcuna valutazione di efficacia amministrativa». Come dimenticare storie come quella di Moussa Balde, un ragazzo poco più che ventenne, vittima di una violentissima aggressione razzista a Ventimiglia, trovato successivamente dalla polizia, che era intervenuta dopo il suo pestaggio, senza documenti. Fu spedito diritto nella struttura di Torino, dove fu posto in isolamento, senza poter avvisare i familiari e senza poter parlare con un avvocato. Un ragazzo che era vittima di violenza razzista, trasformato dal sistema dei Cpr in un soggetto da punire, privato della propria libertà. Moussa Balde non riuscì a reggere quell'ingiustizia e si tolse la vita. Per la sua morte il Tribunale di Torino ha condannato in primo grado ad 1 anno e 4 mesi la ex direttrice del centro. Nella sentenza i giudici hanno scritto che Moussa fu sottoposto ad un trattamento disumano ed a pratiche che configurano la tortura.

Ma la lista di esponenti del mondo della Chiesa che stanno dando battaglia sulla questione non si ferma qui. C'è monsignor Mario Vaccari, vescovo di Massa, impegnato contro la costruzione di un nuovo Cpr in Toscana, nel Comune di Aulla in località Pallerone. «Siamo di fronte a una detenzione amministrativa, che quindi spesso riguarda persone che non hanno commesso alcun reato. Una realtà più dura del carcere, perché priva di molte tutele» ha detto Vaccari. Sulla stessa linea anche l'arcivescovo di Firenze, monsignor Gherardo Gambelli, ed anche l'arcivescovo di Trento, Lauro Tisi. Anche in Trentino-Alto Adige il nuovo piano del ministro Piantedosi prevede la costruzione di un nuovo centro. «Va cambiato completamente l'approccio che è disumano perché la persona esiste, ha un valore e un diritto solo in base al passaporto e al colore della pelle. Una società che si muove su queste coordinate non è umana e non può avere uno sviluppo futuro» ha detto monsignor Tisi.

In seno alla Cei circola la possibilità che tutti i vescovi impegnati su questo fronte possano coordinarsi tra di loro ed animare i movimenti di protesta sui territori. Dopo la grande manifestazione di Castel Volturno questa ipotesi potrebbe prendere corpo, e magari vedere proprio il cardinale Battaglia come un punto di riferimento nazionale. Il governo è avvisato, sui Cpr ha un avversario in più.

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