Quando finisce la zona rossa in Campania? Iniziata lo scorso 15 novembre, dopo tre giorni di altalena (inizialmente la Campania era stata contrassegnata a rischio moderato, zona gialla), la fascia di gravità più alta in termini di contagio da Covid in Italia, secondo i criteri stabiliti dall'ultimo Dpcm in materia, formalmente si conclude domenica 29 novembre. E, possiamo dirlo, non abbandonerà rapidamente la nostra regione.

Ci sono come sempre due livelli da considerare: quello scientifico (che comprende sia l'analisi epidemiologica sia il livello di stress delle strutture ospedaliere) e quello politico (che riguarda anche i meccanismi di tutela delle attività economiche oggi chiuse o a scartamento ridotto). Ovviamente prevarrà il responso scientifico: non possiamo permetterci una nuova impennata di contagi come nel dopo estate. Dunque già oggi un fatto è chiaro: il Coronavirus farà parte della notte di Natale e del Cenone di Capodanno. Non ci sarà un «liberi tutti» né il 25 dicembre 2020 né il 1 gennaio 2021.

I contagi stanno lentamente ma inesorabilmente scendendo, da questo punto di vista i dati della Campania restituiscono un quadro di progressivo allentamento della morsa del virus. Progressivo, lento ma non irreversibile: in caso di riaperture immediate e totali la situazione potrebbe capovolgersi in un periodo – gennaio e febbraio 2021 – in cui già solitamente l'influenza tradizionale fa aumentare l'afflusso agli ospedali delle fasce più a rischio, anziani, bambini, immunodepressi.

L'analisi dei dati dei contagi in Campania effettuata qualche giorno fa dal team di fisici composto da Clementina Sasso (Inaf, Istituto Nazionale Astrofisica), Maria Rosaria Santovito (Co.Ri.S.T.A., Consorzio di Ricerca su Sistemi di Telesensori Avanzati), Raffaele Liuzzi e Giorgio Punzo (CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche) ipotizza per metà dicembre una percentuale di positivi su tamponi che inizia ad avvicinarsi al 2%.

Il "grosso ma" rispetto a questo traguardo è rappresentato dai comportamenti sociali. Come sappiamo, il virus viaggia negli assembramenti, nel mancato utilizzo delle mascherine, nei focolai ospedalieri, nelle residenze per anziani e sui luoghi di lavoro. La zona rossa con il "lockdown soft" imposto (coprifuoco, divieto di spostamenti, chiusura di molte attività) serve a rallentare sicuramente la furia del contagio. I dati Gimbe di questa settimana in tal senso sono molto chiari.

La scuola chiusa è servita? Vexata quaestio: il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca dice di sì, gran parte del mondo dei genitori e il ministro dell'Istruzione dice di no. Qualche settimana fa sul periodico scientifico Lancet un lavoro ha analizzato l’impatto dei diversi provvedimenti sulla diminuzione (o aumento, quando terminano) dei contagi dopo avere studiato quanto accaduto in 131 Paesi. L'infettivologo Massimo Galli dell'ospedale Sacco di Milano ha affermato su twitter:

Secondo uno studio pubblicato in Lancet Infectious Diseases sui dati di Covid-19 di 131 nazioni, riaprire le scuole incrementerebbe il numero riproduttivo dell’infezione del 18% in 14 giorni e del 24% in 28 giorni. Non sono stati calcolati i rischi per grado di scuola.

C'è poi la questione degli ospedali e dei medici. Con l'accordo tra la Regione Campania e le cliniche private ha sicuramente allentato la pressione sulle terapie intensive e sub-intensive e sui posti letto di degenza ordinaria, ma non è ancora conclusa la fase critica. La Campania è ancora sotto enorme stress dal punto di vista ospedaliero e sarà questo il vero discrimine rispetto alle misure di allentamento della zona rossa, solo in seconda fase il numero "secco" dei contagi.

Nei prossimi giorni dovrebbero arrivare parte dei medici – anestesisti  di pronto soccorso e medicina Interna – che hanno risposto al bando della Protezione Civile (se ne chiedevano 450 ne sono arrivati 165). Anche quello dovrebbe essere un passo decisivo per dare una boccata d'ossigeno,  è proprio il caso di usare questa immagine, ad un sistema sanitario in enorme difficoltà.