Nel Comitato Ordine e sicurezza dell'altroieri in prefettura a Napoli non si è fatta chiarezza sulla situazione sanitaria della Campania. Ma un elemento chiaro è emerso: se decidere cosa sarà la regione, se ancora zona gialla o arancione o zona rossa Covid con conseguente mini-lockdown sarà il ministero della Salute, ma Napoli dovrà fare la propria parte. E come? Si parte da un dato incontrovertibile: il caos di venerdì, sabato e domenica scorsi sul Lungomare di Napoli è stata una figuraccia internazionale, finita anche sui giornali stranieri con tanto di foto.

Alla riunione in cui è stato spiegato quest'aspetto c'erano tutti: il prefetto Marco Valentini, il vice presidente della Regione, Fulvio Bonavitacola, l'assessore regionale alla Sicurezza Mario Morcone, il sindaco Luigi de Magistris, gli assessori comunale alla Polizia Municipale Alessandra Clemente e alla Salute Francesca Menna, i vertici provinciali delle forze dell'ordine, il direttore generale Tutela Salute della Regione Campania e i direttori delle tre Asl di Napoli e provincia.  Sulla graticola ci è finito ovviamente Palazzo San Giacomo. Il sindaco ha tentato di spiegare: «non è solo il Lungomare. E se lo chiudo si rischia un effetto opposto con la gente che si riversa sulle altre  zone», così si è giustificato.

De Magistris sta tentando di difendere in queste ore la sua posizione da attendista polemico che spera in un lockdown totale.  Ma non è facile: c'è una circolare del Viminale del 20 ottobre che prevede che in apposite riunioni di comitato si valuti, con l'ausilio delle forze dell'ordine di individuare aree interessate dall'intervento delle forze dell'ordine. E c'è il Dpcm del governo coi poteri concessi ai sindaci di chiusura delle piazze e delle strade a rischio assembramento.

Napoli è messa male sul fronte dei contagi da Coronavirus e ora tutti si aspettano dal sindaco entro le prossime 48 ore un provvedimento, anzi un pacchetto di iniziative: via Caracciolo e Mergellina (Chiaia); via Toledo, piazza Dante, Tribunali, Mezzocannone, piazza San Domenico Maggiore piazzetta Giusso (centro storico); via Scarlatti, via Luca Giordano (Vomero) sono le direttrici a maggior traffico pedonale in questi fine settimana autunnali poco piovosi.

Oggi De Luca ha scritto nuovamente al prefetto. Sintesi della missiva: se De Magistris non prende iniziative lo faccia la Prefettura.

Al Prefetto di Napoli
Facendo seguito alla precorsa corrispondenza, in relazione agli obiettivi di prevenzione della diffusione del Covid, e tenendo conto delle raccomandazioni della Cabina di Regia Nazionale sulla opportunità di “considerare di anticipare rapidamente le misure previste per il livello di rischio alto”; tenuto conto di episodi clamorosi di assembramenti fuori controllo verificatisi in particolare sul Lungomare di Napoli e in alcuni luoghi del centro storico; sollecito, con riferimento al Dpcm 3/11/2020 e alle recenti direttive del Ministro dell'Interno, la rapida definizione di un piano generale di interventi articolati per precise realtà territoriali e garantito nella sua attuazione, già dai prossimi giorni, da controlli efficaci delle Forze di Polizia nazionali e locali, e volto a impedire assembramenti ed attività che incentivano una mobilità non legata alle esigenze essenziali".

Dice De Magistris «In questo momento abbiamo un elenco di 80 strade in cui nel fine settimana c'erano migliaia di persone», sostenendo che non vi sono i presupposti per chiudere. Ma obtorto collo dovrà fare qualcosa:  in tv ha annunciato «i provvedimenti clamorosi» ed è possibile che entro la giornata di venerdì 13 novembre la giunta De Magistris debba decidere la direzione politica dei prossimi mesi: o in sintonia col governo e la prefettura, quindi con provvedimenti di chiusure mirate o di scontro, con iniziative di protesta. Intanto oggi nuovo vertice in prefettura proprio per capire come muoversi e decidere anche senza il sindaco, se è il caso, un piano d'azione.