Castello delle Cerimonie da abbattere: l’ultimo appiglio per La Sonrisa è il Tar

Nei prossimi giorni il sindaco di Sant'Antonio Abate, Ilaria Abagnale, incontrerà di nuovo il prefetto di Napoli, Michele di Bari: la vicenda è sempre quella del Grand Hotel la Sonrisa, la mega struttura da cerimonie che per anni è stata simbolo del kitsch estremo e il cui destino è ora in bilico, attaccato alla decisione del Tar.
Da pochi giorni, infatti, il Comune è proprietario del "Castello delle Cerimonie", confiscato per lottizzazione abusiva con sentenza definitiva. Ma il Tribunale Amministrativo della Campania dovrà esprimersi sulla sospensiva delle attività di albergo e ristorante che era stata concessa ai gestori. L'orientamento del Comune resta quello della demolizione, il che comporterebbe dei costi molti alti per l'amministrazione locale ma sicuramente più bassi rispetto a quelli che richiederebbe una riqualificazione per un suo riutilizzo.
Nei giorni scorsi l'amministrazione comunale ha emesso l'ordinanza di sgombero, che riguarda le aree non commerciali, ovvero non quelle utilizzate per le cerimonie e le attività dell'albergo-ristorante; si tratta, in sostanza, di un terreno e di tre appartamenti residenziali, occupati dagli stessi nuclei familiari dei gestori. Il provvedimento è partito a seguito della trascrizione, negli uffici della Conservatoria dei Registri Immobiliari di Napoli, dell'atto che sancisce il passaggio al patrimonio del Comune di Sant'Antonio Abate; documento datato 29 aprile, ma che era atteso da due anni.
La sentenza di confisca sembrava avere segnato la fine di tutte le attività per la struttura che è stata anche teatro del popolare show "Il Boss delle Cerimonie", ai tempi dello storico proprietario, don Antonio Polese. Poi, però, sono arrivate le proroghe, finalizzate a garantire il lavoro al microcosmo economico che si muove intorno al Grand Hotel la Sonrisa: non soltanto i dipendenti diretti, ma tutto il circuito dell'indotto.