Boscoreale, funerali del boss Pesacane solo in forma privata: la decisione dopo la protesta di Libera
Le porte della parrocchia dell'Immacolata Concezione a Boscoreale restano chiuse alla comunità. Alle 10 di oggi, lunedì 17 agosto si celebrano i funerali di Francesco Pesacane, detto "Franchino", ma non ci sarà nessuna cerimonia pubblica: lo ha deciso, nella serata di domenica, il questore di Napoli. Pesacane, 71 anni, è morto nella sua abitazione alle falde del Vesuvio dopo una lunga malattia. Era considerato dagli inquirenti uno degli uomini di vertice dell'omonimo gruppo criminale attivo nell'area vesuviana, fratello di Giuseppe Pesacane, storico ras del clan. Nell'ottobre 2023 il suo nome era tornato alla ribalta durante il blitz dei carabinieri di Torre Annunziata contro i Pesacane e i Gallo-Limelli-Vangone, che portò all'esecuzione di 21 misure cautelari. Franchino finì inizialmente in carcere, poi ottenne gli arresti domiciliari per le condizioni di salute incompatibili con la detenzione. Nell'ultimo processo a carico del clan era stato condannato a oltre dieci anni di reclusione. A confermare la decisione, il prefetto di Napoli, Michele Di Bari: «La misura risponde a esigenze di ordine e sicurezza pubblica. Tuttavia in casi come questo la valutazione dell'Autorità di pubblica sicurezza deve considerare anche l'eventuale funzione di esposizione, celebrazione o legittimazione sociale che una manifestazione pubblica potrebbe assumere nei confronti di una figura storicamente riconducibile a contesti criminali radicati nel territorio».
Di Bari chiarisce anche il confine tra lutto privato e ordine pubblico: «La scelta di consentire lo svolgimento delle esequie in forma privata garantisce, al contempo, il diritto dei familiari a vivere il lutto e a dare dignitosa sepoltura al proprio congiunto, evitando però che il rito funebre possa trasformarsi in un momento di aggregazione pubblica». E aggiunge: «È un principio chiaro: lo Stato tutela il dolore privato dei familiari, ma non può consentire che la morte diventi occasione di celebrazione pubblica di chi, durante la propria vita, ha scelto di collocarsi al di fuori della legalità e delle regole della convivenza civile».
Sulla vicenda, nella serata di domenica, era intervenuta anche l'associazione contro le mafie Libera Campania, che aveva espresso «grande sgomento nell'apprendere della pubblica celebrazione dei funerali di Franchino Pesacane, uno dei ras di un gruppo criminale del territorio che in questi anni hanno fatto degli affari illeciti e di illegalità il loro marchio di prevaricazione sulla vita delle cittadine e dei cittadini dell'area boscese e vesuviana».
«È del tutto legittimo piangere i propri defunti e tuttavia è un'altra cosa – come spesso ci viene ricordato da don Luigi Ciotti – mettere sull'altare dei santi persone che con la loro vita si sono macchiate di fatti criminosi», osserva l'associazione, sottolineando che i clan del territorio vesuviano «non hanno una semplice storia di piccole illegalità, ma di grandi affari, di atrocità e di violenze che hanno portato anche a vite innocenti spezzate a causa dei loro interessi». Da qui la richiesta rivolta alle istituzioni «di intervenire come già accaduto in passato con le necessarie misure previste dalla legge della nostra Repubblica e della Chiesa».