Arresti in Polonia per la truffa delle targhe: centinaia di revisioni fantasma e indagini su 5.500 veicoli

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A cura di Nico Falco
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In pochi mesi in Polonia sono state arrestate 5 persone, ritenute collegate alle truffe delle targhe estere a veicoli che, per lo più, circolano in Italia.

Uno avrebbe registrato 307 revisioni con esito positivo, l'altro ne avrebbe certificate 373, senza che i veicoli venissero realmente controllati: sono le accuse con cui sono finiti agli arresti due tecnici polacchi, che ora rischiano fino a 8 anni di carcere. E non è l'unica novità sul versante della truffa delle targhe estere: qualche mese fa erano state arrestate altre tre persone, tra cui due periti, anche loro accusati di avere certificato revisioni fantasma, e un 48enne, che secondo gli inquirenti sarebbe coinvolto nell'immatricolazione di 5.500 veicoli che, però, in Polonia non ci erano mai stati.

Le due operazioni, separate tra loro, si collocano nel quadro di controlli approntato dalle autorità polacche contro la truffa delle auto immatricolate in loco ma stabilmente utilizzate altrove. È il sistema che c'è dietro anche all'invasione di scooter e auto con targa polacca in Italia, soprattutto tra Napoli e provincia: non a caso i media locali usano il termine "przekręt neapolski", un gioco di parole traducibile come "truffa napoletano-polacca". Il meccanismo è ben noto: il cliente vende formalmente il proprio veicolo a una società polacca, che lo immatricola in Polonia e lo noleggia all'ormai ex proprietario; in questo modo si aggira il pagamento del bollo e, invece dell'assicurazione Rca, che a Napoli può costare facilmente anche oltre duemila euro, il cliente paga soltanto il canone, pari a circa 400 euro all'anno.

Sistema formalmente legittimo, ma che nel pratico presenta diversi profili illeciti; il più importante riguarda la stessa immatricolazione e le successive revisioni, da fare obbligatoriamente in Polonia: in realtà i veicoli non lasciano mai l'Italia, vengono trasferiti soltanto i documenti, le verifiche vengono falsificate e il risultato, di conseguenza, è che auto e moto continuano a circolare senza essere state sottoposte ai controlli previsti.

La prima operazione è coordinata dalla Procura di Radom, città a 100 km da Varsavia, e scaturisce da una indagine avviata a fine dicembre 2025 sulla base di indagini interne della Polizia provinciale. Le false certificazioni, per un totale di 680, sarebbero state rilasciate in appena un mese, tra il primo e il 31 dicembre 2024. E, secondo quanto accertato, i veicoli non sarebbero mai stati portati al controllo: i proprietari avrebbero soltanto consegnato il certificato di immatricolazione. I due sono stati arrestati nel settembre 2026 e successivamente rilasciati su cauzione col divieto di lasciare il Paese e di esercitare la professione; la Procura ha inoltre disposto un sequestro di beni nei loro confronti.

L'altro caso è invece più datato, risale all'aprile 2026 e riguarda una organizzazione più strutturata. In quel mese è stato arrestato un 48enne polacco, accusato di essere coinvolto nell'immatricolazione di 5.500 veicoli, che sarebbero stati registrati presso la Motorizzazione polacca a partire dal 2019; nei giorni successivi erano stati arrestati due periti, accusati di avere intascato tangenti in cambio di false certificazioni in cui si attestava l'esito positivo per ispezioni tecniche in realtà inesistenti. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati 430 certificati di immatricolazione. I tre rischiano fino a 10 anni di carcere.

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