Fanpage Rumore Festival 2026

Alessandro Siani al Rumore Festival: “Napoli non è un algoritmo, ma una città che va scoperta senza pregiudizi”

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In occasione del panel con Ciro Pellegrino al festival di Fanpage, Alessandro Siani riflette sulla sua città e i cambiamenti che l’hanno caratterizzata negli anni.

Tra la spinta gentrificatrice del turismo di massa, l'invasione dei social network e un racconto mediatico sempre a metà tra la narrazione del degrado e il folklore, esiste una Napoli che resiste e si trasforma. Una città che prova a rimanere autentica, perfino nell'era dei feed di Instagram e degli itinerari suggeriti dalle intelligenze artificiali. È attorno a questo nucleo che si è sviluppato "Città a prova di algoritmo", il panel del Rumore Festival di Fanpage che ha visto protagonisti Alessandro Siani e Ciro Pellegrino, responsabile della redazione napoletana di Fanpage e autore della newsletter Tufo.

Un dialogo che ripercorre una carriera come quella di Siani, che ha viaggiato in parallelo con l'evoluzione della città dagli anni Duemila a oggi. Quando Napoli affondava nella crisi dei rifiuti, l'attore trovava nella comicità e nell'ironia uno strumento per difendere la dignità della città, senza mai nasconderne le crepe e le ombre, come ricorda Pellegrino. Siani sottolinea quale sia stata, per lui, l'importanza di restare: "C'era un periodo in cui molti artisti, da Pino Daniele a Luciano De Crescenzo, da Massimo Troisi a Massimo Ranieri, lasciavano la città per andare a Roma. Da lontano provavano a raccogliere il meglio di Napoli attraverso una visione distaccata, una maggiore lucidità per capire le cose belle e quelle da evitare. Io non sono riuscito ad andare via da Napoli per ragioni di traffico, ma anche per la possibilità di ascoltare quei guizzi che a Napoli non mancano mai. Sono rimasto per una questione anche un po' egoistica: riesco a innamorarmi nuovamente della città quando ci cammino, pur restando attento alle sue ombre."

Dal mito del "riscatto" alla frecciatina a Milano

Oggi Napoli vive una stagione d'oro dal punto di vista dell'attrattività, ma per Siani le narrazioni consolidate e le etichette affibbiate alla città continuano a mostrare limiti e contraddizioni. A partire dall'abuso della parola riscatto: "Il riscatto è una parola che mi ha sempre infastidito: si vince uno Scudetto per riscatto, ci sono i turisti per riscatto. È sempre una questione di pregiudizi, ma io ho sempre preferito i giudizi. Sono passati 17 anni da Benvenuti al Sud e sono cambiate molte cose, non ci sono più gli stessi stereotipi. Con chi ve la pigliate?"

Siani si concentra poi sul ribaltamento degli stereotipi geografici e sulla percezione della sicurezza, con una stoccata condita dalla sua solita ironia: "La verità è che in 17 anni è cambiato tutto, già pensare che la città più pericolosa d'Italia è diventata Milano. Voglio ringraziare il loro sindaco, non sa quanto ha valorizzato Napoli! Quando stavo uscendo dall'albergo a Milano e una persona mi ha consigliato di togliere l'orologio ho detto: ‘Vafammocc', non vedo l'ora che me lo rubino". Cosa si nasconde dietro questi cambiamenti? Che tra il reddito medio di Nord e Sud la differenza è ancora altissima, soprattutto per quel che riguarda le donne. Anche la qualità della vita è diversa…"

Il discorso tocca anche la disillusione politica e sociale che attraversa il Paese: "Siamo un popolo che non può fare nulla: aumenta la benzina e non possiamo fare niente, siamo in guerra senza deciderlo… Si deve andare a votare perché è un dovere, ma in cabina elettorale Dio vede e fuori dalla cabina elettorale il ministro non provvede."

Il cuore del confronto con Ciro Pellegrino tocca il rapporto con la tecnologia e l'onnipresenza dello smartphone nelle nostre vite quotidiane: "Sui social tutti scrivono quel che pensano, ma non pensano a quello che scrivono. Sull'ultimo film di Nolan, Odissea, io penso che il nostro si è rivelato un Paese di sceneggiatori. Vorrei far parte di un partito del ‘non lo so'. Avere un po' di incertezza secondo me ci può aiutare a ragionare meglio su quello che dobbiamo fare e che abbiamo intorno. È quella pausa da riflessione da vasca da bagno per ragionare meglio, in una società che è cambiata molto: prima se perdevi un telefono perdevi venti numeri, oggi perdi tutta la vita."

E sul tema della privacy e del controllo digitale, riferendosi anche alle inchieste e alle vicende che hanno coinvolto Pellegrino nel caso Paragon, come accaduto anche a Francesco Cancellato: "Quando ti hanno spiato mi ha colpito molto, ho pensato fossi una sorta di Fabrizio Corona con chissà quale vita. E poi c'è la consapevolezza che non stiano spiando solo te, ma che in fondo i telefoni ascoltino tutti."

Tale e Quale Show, Sanremo e l'augurìo a Stefano De Martino

L'intervista ha ripercorso anche le tappe della carriera televisiva di Siani, dalla partecipazione a Tale e Quale Show fino ai ricordi legati al Festival di Sanremo e al retroscena su un progetto mai realizzato: "A Tale e Quale Show ci sono andato per l'amicizia con Carlo Conti. È semplicemente un modo per intrattenere le tante persone che guardano la televisione per compagnia, con programmi leggeri che ti staccano dal telefono, ormai più abusato del telecomando. Carlo mi aveva chiamato a Sanremo anche quest'anno, per la quarta volta: ho fatto più volte Sanremo che La Vita in Diretta! La prima volta fu nel 2012, feci un monologo su Nord e Sud che scatenò una dichiarazione di Bossi (‘SPQR, Sono porci questi romani') che riaprì la questione e ci fece gioco. All'epoca Lucio Presta voleva creare un trio comico con me, Checco Zalone e Rocco Papaleo da chiamare ‘I tre terrones'. Poi non si realizzò." Poi c'è stato un grande elogio a Stefano De Martino in vista del suo Sanremo.

In conclusione, il ritorno sulla città, con le preoccupazioni per la situazione dei Campi Flegrei: "Mi preoccupa il fatto che la gente continui a tremare anche senza terremoto, altrimenti questa America's Cup diventerà una ‘America Scapp'". E Siani aggiunge un passaggio sul rifiuto dei soliti accanimenti mediatici: "C'era un periodo in cui ogni volta che si parlava di Napoli si inquadravano cinque persone in motorino che passavano sotto ai panni stesi, mentre due di loro mangiavano la pizza a portafogli. Oggi si parla di targhe polacche, ma a me non piace quando si fa questo tipo di gioco al massacro per cui si guarda a una cosa del genere dimenticando la grandezza di una città. Giocare sulle difficoltà mi fa male. Napoli è tutto e niente, il giusto compromesso tra gioia e dolore. È una città che va scoperta, ma per scoprirla non devi andare con gli occhi bendati dal pregiudizio."

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