Acer Campania, il nuovo direttore generale erediterà una morosità al 57% nelle case popolari
ACER Campania cerca un nuovo direttore generale. L'Agenzia regionale che gestisce le case popolari ha chiuso il 4 novembre i termini per partecipare alla selezione del nuovo vertice amministrativo. Il bando, pubblicato il 5 ottobre, prevede un incarico triennale regolato da un contratto di diritto privato. Il dg uscente è l'avvocato Giuliano Palagi, nominato nel gennaio 2021 con un compenso di 168mila euro lordi annui. Nel rendiconto 2025, tuttavia, la voce relativa alla retribuzione del direttore generale registra una spesa di 176mila euro, a fronte di uno stanziamento di 192mila euro. Il trattamento economico del successore dovrà essere definito con il nuovo incarico.
A scegliere sarà il Consiglio di amministrazione presieduto da David Lebro, voluto in Acer dall'allora governatore Vincenzo De Luca. Del board fanno parte l'ex parlamentare del Pd Leonardo Impegno, poi Giuseppe Pagnotta, Luigi Cimmino e Dario Abbate. La selezione prevede una valutazione dei titoli e un colloquio, ma non una graduatoria vincolante: il CdA individuerà il nuovo direttore tra i candidati giudicati idonei attraverso una scelta fiduciaria motivata.
Le criticità dell'ultimo bilancio di Acer Campania
Il nuovo dg erediterà alcune questioni finanziarie e gestionali emerse dall'ultimo rendiconto disponibile, quello relativo al 2025, approvato il 30 aprile scorso. Il bilancio chiude con un avanzo libero di 11,25 milioni di euro, ma il Collegio dei revisori, pur esprimendo parere favorevole, ha segnalato diverse criticità. La principale riguarda la morosità degli inquilini delle case popolari, salita dal 30 al 57 per cento dopo l'applicazione dei nuovi canoni di locazione. Gli importi fatturati sono aumentati, ma gli incassi non hanno seguito lo stesso andamento. I revisori hanno quindi chiesto di rafforzare il Fondo crediti di dubbia esigibilità, destinato a coprire il rischio dei mancati pagamenti.
Infine, ci sono i debiti fuori bilancio e il contenzioso. Al momento dell'approvazione del rendiconto, la ricognizione delle passività non era ancora completa: mancavano le relazioni di alcuni dipartimenti territoriali. L'ente guidato da Lebro ha stimato debiti fuori bilancio per 1,2 milioni e passività potenziali da contenzioso per circa 13,58 milioni, considerate comunque coperte dagli accantonamenti disponibili. I revisori hanno inoltre richiamato la necessità di intervenire sull'organizzazione interna, sulle assunzioni e sulla gestione del patrimonio immobiliare.