A Napoli 100mila avvisi per ticket sanitari non pagati, i sindacati: “Sospendere le multe, c’era il Covid”
Sono oltre 100mila gli avvisi per i ticket sanitari non pagati che l'Asl Napoli 1 Centro sta inviando ai cittadini napoletani. Di questi, 85mila sono lettere dell'Agenzia delle Entrate che riguardano le visite mediche prenotate, non eseguite e mai disdette nel termine di 48 ore a partire dall'anno 2016 e fino ad oggi. Altre 22mila invece, come anticipato da Fanpage.it, sono in corso di accertamento e notifica. Nel bilancio anche i mancati pagamenti dei codici bianchi in ospedale. Le richieste dell'Asl sono partite a seguito della legge 107 del 2024 per la riduzione dei tempi delle liste di attesa delle prestazioni sanitarie nel Servizio Sanitario Nazionale. Chi non si presenta ad una visita prenotata e non la disdice in tempo, infatti, toglie il posto ad un altro paziente che quella visita avrebbe potuto farla e allunga le liste d'attesa. Ma sulla vicenda c'è anche una indagine della Corte dei Conti. Da qui, il tempo così lungo dei 10 anni, che corrisponde a quello della interruzione dei termini di prescrizione. C'è un buco di circa 5 milioni di euro, come anticipato da Fanpage.it, da recuperare. Provvedimenti analoghi, a quanto si apprende, sono in corso anche nelle altre Asl della Campania.
Le lettere stanno fioccando a decine di migliaia nelle cassette postali dei napoletani. Ma in alcuni casi riguardano periodi complessi, come quello della pandemia del Covid, tra il 2020 e il 2023, quando c'erano le restrizioni per gli spostamenti, a causa di lockdown e zone rosse e anche per le visite in ambulatorio le norme si erano fatte più stringenti. Adesso, alle proteste di cittadini e associazioni dei consumatori, si aggiungono anche quelle dei sindacati, come il Nursing Up, il sindacato degli infermieri che ha lanciato un appello al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e al direttore generale dell'Asl Napoli 1 Centro, per fermare il recupero crediti, nell'attesa di un chiarimento che possa tenere conto anche del periodo Covid e degli anni molto risalenti nel tempo, quando il rischio di una multa in caso di mancata disdetta non era ben chiaro a moltissime persone.
Il sindacato Infermieri Nursing Up: "Sospendere le multe"
Nella lettera del Nursing Up, firmata dal segretario provinciale di Napoli, Lello Pavone, e indirizzata a Fico, alla V Commissione Consiliare “Sanità” Regione Campania, presieduta da Loredana Raia, con Carlo Ceparano vice, alla Direzione Generale Per la Tutela della Salute Regione Campania e al Direttore Generale ASL Napoli 1 Centro, il sindacato lancia un "appello per fermare il recupero crediti sulle visite non disdette del 2017: tutelare il Patto di Fiducia tra Cittadini, Istituzioni e Professioni Sanitarie".
"In qualità di sindacato delle Professioni Infermieristiche – si legge – da sempre al fianco di chi lavora nei reparti e di chi vive la sanità dal lato dei bisogni di cura, sentiamo il dovere di intervenire sull'ondata di avvisi di pagamento che l'ASL Napoli 1 Centro sta notificando a migliaia di cittadini, in gran parte anziani e persone fragili, per visite non disdette risalenti al 2017. Vogliamo rivolgere un appello costruttivo e accorato al Presidente della Regione Campania e a tutte le forze politiche affinché questo procedimento venga fermato, aprendo a una riflessione più ampia sulla vicinanza delle istituzioni ai bisogni reali della comunità".
"Si fanno pagare ai cittadini inefficienze storiche e Covid"
Tra le varie argomentazioni avanzate dal sindacato, quelle del "peso delle inefficienze storiche e del Covid-19″. "È impossibile – scrive il sindacato – ignorare il contesto in cui queste prenotazioni si sono accumulate. Per anni i cittadini hanno dovuto fare i conti con liste d'attesa lunghissime e difficoltà organizzative che spesso spingevano a rinunciare o a rivolgersi altrove. A ciò si sono sommati i due difficilissimi anni della pandemia da Covid-19, un periodo in cui la vita di tutti, e in particolare degli anziani, è stata stravolta da isolamenti, paure e blocchi totali dei servizi. Chiedere oggi di giustificare o pagare a distanza di quasi un decennio, ignorando i limiti organizzativi del passato e la straordinarietà del periodo pandemico, appare profondamente lontano dalla realtà".
Le richieste di esborsi, che possono andare da poche decine di euro ad alcune centinaia, arrivano, peraltro, sottolinea il Nursing Up, in una fase storica caratterizzata da un forte carovita e dall'inflazione galoppante "che pesano soprattutto sui pensionati e sui bilanci familiari, un'azione di recupero così retroattiva rischia di rappresentare un peso insostenibile e ingiusto per le fasce più deboli della nostra popolazione". "Guardiamo con grande preoccupazione agli effetti sociali di questa misura – conclude il sindacato – Chi si trova ogni giorno negli ospedali, nei distretti e agli sportelli, come infermieri, medici e operatori sanitari, rischia di dover gestire l'esasperazione e lo sconcerto dei cittadini, pur non avendo alcuna responsabilità sulle decisioni amministrative assunte".
Oltre alla sospensione del "procedimento di recupero crediti relativo alle mancate disdette degli anni passati", il sindacato chiede l'apertura di "un tavolo di confronto con le parti sociali per valutare l'annullamento in autotutela dei provvedimenti, tenendo conto delle difficoltà vissute dai cittadini nel corso degli anni e durante l'emergenza pandemica". Infine, di "investire su sistemi moderni di recall e promemoria digitali, accompagnando i cittadini con la comunicazione e la prevenzione, anziché con sanzioni tardive che allontanano la comunità dalla sanità pubblica.
Ceparano e Borrelli: "No a penalizzare i cittadini"
Sulla vicenda intervengono anche il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli e il consigliere regionale della Campania, Carlo Ceparano, vicepresidente della Commissione Sanità: "Ridurre le liste d'attesa e contrastare il fenomeno delle prestazioni prenotate e mai disdette è un obiettivo fondamentale per garantire un servizio sanitario più efficiente e accessibile. Ma questo non può tradursi in un'ulteriore penalizzazione per i cittadini, soprattutto quando vengono chiamati a pagare importi relativi a prenotazioni risalenti a molti anni fa e in un contesto in cui i disservizi e le difficoltà organizzative delle aziende sanitarie continuano a pesare sugli utenti".
Borrelli e Ceparano hanno chiesto "che la Commissione regionale Sanità affronti la questione e convochi i vertici dell'Asl Napoli 1 per acquisire chiarimenti sulle modalità e sui criteri adottati per il recupero dei ticket, sui tempi di notifica e sulle procedure di verifica delle singole posizioni. È necessario accertare che ogni richiesta sia corretta e adeguatamente documentata, soprattutto quando riguarda prestazioni prenotate quasi dieci anni fa. Non si può chiedere a un cittadino di pagare senza garantirgli la possibilità di verificare la legittimità della pretesa e di contestare eventuali errori. Siamo convinti che chi non si presenta a una visita senza disdirla debba assumersi le proprie responsabilità. Ma il principio della responsabilità deve valere anche per le istituzioni. Non è accettabile che le conseguenze di inefficienze organizzative, difficoltà nei sistemi di prenotazione o carenze nelle comunicazioni ricadano esclusivamente sui cittadini".